Cosa significa macromimia
Il termine si compone di “macro”, cioè grande, e “mimia”, che rimanda alla mimica, l’insieme dei movimenti del volto e del corpo con cui una persona esprime i propri stati d’animo. La macromimia descrive dunque un’espressività abnorme per intensità: gesti ampi, espressioni del viso marcate, una comunicazione non verbale sopra le righe rispetto alla situazione. Non si tratta di un tratto caratteriale di chi è semplicemente vivace, ma di una manifestazione clinica in cui l’accentuazione della mimica è sproporzionata e persistente, tale da attirare l’attenzione del clinico durante l’osservazione psicopatologica.
La macromimia nella pratica clinica
La macromimia viene osservata soprattutto negli stati di eccitamento dell’umore. Nella fase maniacale del disturbo bipolare, per esempio, l’accelerazione psichica e l’euforia si riflettono anche sul piano espressivo, con una mimica esuberante e teatrale. Per il clinico rappresenta uno dei segni che, insieme ad altri, contribuiscono a delineare il quadro dell’umore elevato. La sua valutazione avviene tramite l’osservazione diretta del comportamento, ed è il contesto complessivo a darle significato: la mimica accentuata acquista valore diagnostico solo se letta all’interno dell’insieme dei sintomi presentati dalla persona.
Termini correlati
Alla macromimia si contrappone l’ipomimia o amimia, ossia la riduzione o l’assenza della mimica, tipica per esempio degli stati depressivi. Concetti vicini sono la fase maniacale, l’eccitamento psicomotorio e più in generale la semeiotica dell’espressione, cioè lo studio dei segni comunicati dal volto e dal corpo.
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