Psicologia Clinica e Psicopatologia

L’uomo, il Suono e la Musica. (di Alessandro Bertirotti)

I suoni possono esistere anche senza l’uomo, ma la loro organizzazione in musica richiede l’attività umana, e la musica non avrebbe senso se non per essere fruita. Da questa relazione circolare suono-uomo-suono parte “L’uomo, il suono e la musica” di Alessandro Bertirotti, un volume che collega acustica, evoluzione e neuroscienze, e che arriva a una […]

Psicolab — L’uomo, il Suono e la Musica. (di Alessandro Bertirotti)
I suoni possono esistere anche senza l’uomo, ma la loro organizzazione in musica richiede l’attività umana, e la musica non avrebbe senso se non per essere fruita. Da questa relazione circolare suono-uomo-suono parte “L’uomo, il suono e la musica” di Alessandro Bertirotti, un volume che collega acustica, evoluzione e neuroscienze, e che arriva a una tesi precisa: musica e linguaggio impegnano lo stesso patrimonio neuronale.

Tre elementi in stretta relazione

Il titolo del volume, L’uomo, il suono e la musica, pone in stretta relazione tre elementi che compaiono poi altrettanto correlati nel testo. È del resto evidente che se i suoni possono esistere anche in assenza dell’operato umano, la loro organizzazione in musica necessita dell’attività umana. E la musica per altro, non avrebbe senso nel suo esistere, se non per essere “fruita” dall’uomo.

In sostanza, la musica è una attività che l’uomo organizza intorno ai suoni e questa attività accompagna l’uomo dagli albori della civiltà ed è presente in tutte le culture. Studi fatti in proposito hanno favorito la comprensione di musiche altre che hanno fornito la certezza che quello musicale è un patrimonio che accomuna tutte le culture. Possono essere diversi i ritmi, le armonie, gli strumenti utilizzati, ma sempre di musica si tratta.

La musica come comunicazione

Ma la musica non è solo composizione, elaborazione e fruizione, è anche comunicazione ed un tipo di comunicazione culturalmente e socialmente accettabile, qualunque sentimento essa possa o voglia esprimere. Tutte le culture praticano la musica, la quale è in grado di suscitare emozioni, ma è anche un mezzo efficace per esprimere emozioni siano esse nate dalla gioia o dal dolore.

In sostanza nella musica sono impliciti i significati emotivi, ma l’emotività a sua volta trova nella musica un canale espressivo che ha la possibilità di essere recepito da un gran numero di persone.

Una specifica architettura cerebrale

Rileva l’autore che l’elaborazione musicale, come la fruizione della musica, sono state indagate da un punto di vista dell’attività neuronale in esse coinvolta e da questi studi emerge la convinzione che la musica, vuoi nella sua composizione, vuoi nella sua fruizione, è associata ad una “specifica architettura cerebrale”.

Certamente non tutti i tipi di musica sono fruibili da tutte le culture indistintamente, tuttavia il comporre musica, eseguire musica e il fruire della musica sono attività presenti nelle diverse culture, per cui il substrato neurobiologico ad esse sotteso appartiene a tutte. Queste attività fanno pensare a strutture biologiche che si sono evolute col tempo.

Musica e linguaggio: lo stesso patrimonio neuronale

La rivisitazione che l’autore compie su testi che riportano studi recentissimi e che prendono in esame queste problematiche lo inducono a dichiarare che il confronto tra i processi elaborativi che caratterizzano la musica e quelli che caratterizzano il linguaggio può consentire notevoli progressi nella ricerca neurocognitiva.

Dati scientifici dimostrano che abilità linguistiche e musicali possono dipendere anche da un training formativo, ma il patrimonio neuronale coinvolto in queste operazioni è lo stesso. Queste sono le riflessioni da cui parte l’autore. Egli si pone ulteriori quesiti: che cosa si intenda per musica; quale posto occupi la musica nella gerarchia dei sistemi comunicativi; quali siano la sua semiologia e la sua semantica. E infine perché la musica sia in grado di soddisfare alcuni bisogni intellettuali ed emozionali in culture diverse.

Il suono, la sopravvivenza e l’evoluzione

Considerati gli aspetti emozionali, l’autore dedica una parte del volume anche ad una analisi fisica del suono e allo studio delle pratiche socio-musicali e delle condotte sonore tipiche della relazione circolare suono-uomo-suono. Tale relazione costituisce in pratica il motore fondamentale dello sviluppo della specie.

Si pensi all’importanza dell’interpretazione dei suoni per individui posti in un ecosistema in cui la sopravvivenza sia demandata a questa interpretazione, che deve essere velocissima. Altrettanto veloci dovranno essere le successive reazioni che l’individuo deve mettere in atto come meccanismi di difesa.

In questo accumulo evolutivo di esperienze si inserisce il discorso neurologico secondo il quale i neuroni accumulano esperienze che diventano patrimonio neuronale ma anche culturale. Le attività neuronali percettive, affinate nel percorso evolutivo che ha consentito la sopravvivenza e la riproduzione degli individui più dotati in questo senso, sono le stesse di quelle impegnate successivamente durante la produzione e l’ascolto dei suoni organizzati, ossia della musica.

Suonare senza strumenti

Circa le considerazioni sulle origini e le evoluzioni del suono e della musica, l’autore in conclusione fa riferimento a quelle opere musicali che utilizzano nuovi mezzi per la produzione di suoni o che utilizzano in modo del tutto inusitato e insolito gli strumenti tradizionali per ottenere sonorità insolite.

Portata alle conseguenze estreme si può prendere in considerazione la possibilità di suonare senza utilizzare i tradizionali strumenti musicali, producendo sonorità completamente libere dalle costrizioni implicite agli strumenti stessi. Si può immaginare che tutto ciò apra per la musica possibilità sino ad oggi assolutamente impensate.

L’aspetto innovativo del volume

Oltre alle considerazioni degli aspetti emozionali di cui si è detto, agli aspetti tecnici e alle giuste domande che l’autore si pone circa le pratiche socio-musicali, l’importanza di questo volume va attribuita anche all’aspetto innovativo di questi contributi.

Infatti l’autore individua un percorso in cui la moderna neuroscienza possa impegnarsi nella conoscenza della musica per collocare le abilità cognitive musicali e la loro assunzione in un ampio schema interpretativo che tenga nella giusta considerazione i livelli di plasticità cerebrale. Tale plasticità consente di correlare le acquisizioni di abilità musicali e del linguaggio alle abilità cognitive generali.

Visto nella sua interezza il saggio di Bertirotti può essere considerato un trattato essenziale di scienze della musica, ma essendo ricco di riferimenti al rapporto uomo-suono e dunque alla relazione musica e sistema nervoso umano, il trattato si arricchisce di una impostazione biomusicologica.

La struttura del saggio

Il saggio è diviso in tre capitoli: 1. Elementi di acustica; 2. Sulle origini e l’evoluzione del suono e della musica; 3. Similitudini e differenze tra il linguaggio e la musica. Il testo è arricchito da una documentazione linguistica che conduce alla discussione sulla distinzione tra approccio evoluzionistico ed approccio cognitivistico al linguaggio musicale.

Un libro solo per specialisti?

Il volume è ricco soprattutto di aspetti tecnici e quindi potrebbe sembrare destinato ad un pubblico di specialisti e musicologi. Per la verità l’aspetto tecnico è solo il più immediatamente leggibile, ma il saggio è permeato da un interrogativo circa le procedure implicate dal linguaggio musicale. Il che presuppone l’esistenza di un costruttore dell’opera musicale e di un fruitore di essa. Il problema si pone come interrogativo su quanto accade in noi nel momento di creazione e di fruizione della musica.

È chiaro che questo interrogativo travalica l’ambito propriamente musicologico per inoltrarsi nel problema della rappresentazione linguistico-simbolica e della sua fruizione da parte di un ricettore in qualunque ambito espressivo.

Domande frequenti

Qual è la tesi centrale del volume di Bertirotti?

Che il confronto tra i processi elaborativi della musica e quelli del linguaggio può portare notevoli progressi nella ricerca neurocognitiva. Le abilità linguistiche e musicali possono dipendere anche da un training formativo, ma il patrimonio neuronale coinvolto in queste operazioni è lo stesso.

Perché la musica è considerata un patrimonio comune a tutte le culture?

Perché l’attività che l’uomo organizza intorno ai suoni accompagna la civiltà dai suoi albori ed è presente ovunque. Gli studi sulle musiche altre hanno dato la certezza che si tratta di un patrimonio condiviso: possono cambiare i ritmi, le armonie e gli strumenti, ma sempre di musica si tratta. Di conseguenza il substrato neurobiologico appartiene a tutte le culture.

Che cos’è la relazione circolare suono-uomo-suono?

È il rapporto per cui l’uomo interpreta i suoni e a sua volta li produce e li organizza. Nell’ecosistema in cui la sopravvivenza dipendeva da un’interpretazione velocissima dei suoni, quelle attività neuronali percettive si sono affinate: sono le stesse impegnate poi nella produzione e nell’ascolto della musica. Per questo tale relazione viene definita il motore fondamentale dello sviluppo della specie.

Il libro è adatto solo a specialisti e musicologi?

Solo in apparenza. È ricco di aspetti tecnici, ma quello è il livello più immediatamente leggibile. Il saggio è attraversato da un interrogativo più ampio, su cosa accade in noi nel momento della creazione e della fruizione musicale, che travalica l’ambito musicologico e tocca il problema della rappresentazione linguistico-simbolica in qualunque ambito espressivo.

Il valore del saggio di Bertirotti sta nel non trattare la musica come un ornamento della cultura, ma come una finestra sul cervello. Se comporre, eseguire e ascoltare sono attività presenti in tutte le culture, il loro substrato neurobiologico appartiene alla specie, non a una tradizione. E se musica e linguaggio condividono lo stesso patrimonio neuronale, studiare l’una aiuta a capire l’altro. È un trattato essenziale di scienze della musica con una robusta impostazione biomusicologica, e la domanda che lo attraversa (cosa accade in noi quando creiamo e ascoltiamo) va ben oltre la musicologia.
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