Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

L’Opinione Pubblica

Che cos’è, davvero, l’opinione pubblica? Un concetto che affascina gli studiosi da secoli, ma che resta sfuggente e controverso. Dai caffè illuministi ai sondaggi di oggi, la sua definizione e il suo ruolo sono cambiati insieme alla società. Ripercorrerne la storia aiuta a capire come si forma (e come si studia) ciò che “il pubblico” […]

Psicolab — L’Opinione Pubblica
Che cos’è, davvero, l’opinione pubblica? Un concetto che affascina gli studiosi da secoli, ma che resta sfuggente e controverso. Dai caffè illuministi ai sondaggi di oggi, la sua definizione e il suo ruolo sono cambiati insieme alla società. Ripercorrerne la storia aiuta a capire come si forma (e come si studia) ciò che “il pubblico” pensa.

Un concetto complesso e controverso

L’opinione pubblica ha sempre suscitato grande interesse, soprattutto nelle scienze sociali, restando però un fenomeno complesso e controverso attorno a cui il dibattito è ancora vivo. Non è un caso che i sondaggi (lo strumento di rilevazione demoscopica per eccellenza) siano anche chiamati “ricerche d’opinione”: comprendere l’opinione pubblica è al centro del loro lavoro.

Darne una definizione esaustiva è impossibile. Si può però ricostruire il ruolo che ha avuto nel tempo e capire come la sua funzione sia mutata con il cambiare della società.

Le origini: stampa, individuo e Illuminismo

L’espressione “opinione pubblica” compare in Europa nel XVII secolo, ma come idea e comportamento esisteva già nel Quattrocento, favorita da due fattori decisivi: l’avvento della stampa a caratteri mobili e la nuova concezione individualistica dell’uomo promossa dal protestantesimo. L’accostamento vero e proprio dei due termini (“opinione” e “pubblica”, semanticamente quasi paradossale) si afferma però nel Settecento.

Il clima culturale del XVIII secolo è quello dell’Illuminismo. Sul piano politico, le antiche forme di governo monarchiche e assolutistiche cominciano a disgregarsi, mentre si afferma la filosofia politica liberale. Nasce così una sfera pubblica “criticamente razionale”. Anche i luoghi contano: i caffè e i salotti, un tempo riservati agli intellettuali, diventano centri aperti a chiunque voglia confrontarsi sui temi del bene collettivo.

In questo scenario, la borghesia acquista potere economico con lo sviluppo del capitalismo e si afferma nella sfera pubblica. È proprio il libero scambio di informazioni (non più mediato da istituzioni come governo o Chiesa) insieme alla libertà di critica a trasformare le discussioni dei cittadini in vera discussione pubblica.

Due visioni: illuminista e utilitarista

Già nel Settecento convivono due concezioni diverse dell’opinione pubblica:

  • la visione illuminista: per Rousseau l’opinione pubblica non è il semplice riflesso delle opinioni individuali né la somma degli interessi dei singoli, ma la partecipazione attiva ed egualitaria dei cittadini alla vita pubblica per il bene collettivo;
  • la visione utilitarista, di origine inglese: l’opinione pubblica va letta in chiave maggioritaria, come somma degli interessi dei singoli individui che compongono la collettività.

Insieme, queste due accezioni costituiscono il cosiddetto modello “classico” di opinione pubblica, che a lungo ha fatto da riferimento per interpretare il fenomeno anche nella società moderna.

Il Novecento: dalla filosofia alla psicologia sociale

Fino agli inizi del XX secolo, gli studi sull’opinione pubblica sono rimasti su un piano teorico, filosofico-politico. Poi avviene un cambio di prospettiva: l’interesse si sposta verso la sociologia e la psicologia.

Il Novecento eredita entrambe le tradizioni precedenti: l’idea di una discussione informata e razionale, tipica dell’Illuminismo, e quella del governo della maggioranza, propria della teoria democratica rappresentativa. La vera innovazione, però, è un’altra: si iniziano a considerare aspetti prima trascurati, cioè le componenti emotive e non razionali del comportamento collettivo.

Nascono così gli studi su fenomeni come il comportamento imitativo e il contagio emozionale nelle folle: dinamiche da cui non si può prescindere se si vuole avere un quadro completo di che cosa sia l’opinione pubblica oggi, nell’epoca della società di massa. Comprendere l’opinione pubblica, insomma, significa tenere insieme ragione ed emozione, informazione e suggestione: un equilibrio che rende questo concetto tanto affascinante quanto difficile da afferrare.

Domande frequenti

Quando nasce il concetto di opinione pubblica?

L’espressione compare in Europa nel XVII secolo, ma come idea esisteva già nel Quattrocento, favorita dalla stampa a caratteri mobili e dalla concezione individualistica dell’uomo del protestantesimo. L’accostamento dei termini “opinione” e “pubblica” si afferma però nel Settecento illuminista.

Qual è la differenza tra visione illuminista e utilitarista?

Per la visione illuminista (Rousseau) l’opinione pubblica è la partecipazione attiva ed egualitaria dei cittadini al bene collettivo, non una semplice somma di interessi. Per quella utilitarista, di origine inglese, è invece la somma maggioritaria degli interessi dei singoli individui.

Cosa cambia con gli studi del Novecento?

L’interesse si sposta dalla filosofia politica alla sociologia e alla psicologia. Si iniziano a studiare le componenti emotive e non razionali del comportamento collettivo, come il comportamento imitativo e il contagio emozionale nelle folle, essenziali per capire l’opinione pubblica nella società di massa.

Perché i sondaggi sono legati all’opinione pubblica?

Perché i sondaggi sono strumenti di rilevazione demoscopica pensati proprio per misurare ciò che il pubblico pensa: non a caso sono chiamati anche “ricerche d’opinione”. Comprendere il concetto di opinione pubblica è quindi al centro del loro funzionamento.

L’opinione pubblica è un concetto complesso e controverso, al centro dei sondaggi (le “ricerche d’opinione”). Nasce come idea già nel Quattrocento con la stampa e l’individualismo protestante, ma si afferma nel Settecento illuminista, quando caffè e salotti diventano spazi di libera discussione. Convivono due visioni: quella illuminista di Rousseau (partecipazione attiva ed egualitaria al bene collettivo) e quella utilitarista inglese (somma maggioritaria degli interessi individuali), che insieme formano il modello “classico”. Nel Novecento l’interesse passa dalla filosofia alla psicologia sociale, con lo studio delle componenti emotive del comportamento collettivo (imitazione e contagio emozionale nelle folle) indispensabili per capire l’opinione pubblica nella società di massa.
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