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Lib rus … il libro diventa virus

Un libro che si insinua tra le corsie di un ospedale, tra storie, vissuti, desideri e speranze dei pazienti, trasmettendo conoscenze, svago ed emozioni. È l’idea alla base del “bookcrossing in corsia”, un progetto di psicologia ospedaliera che usa il piacere della lettura per rendere meno pesante il ricovero. Un gesto semplice, donare un libro, […]

Psicolab — Lib rus … il libro diventa virus
Un libro che si insinua tra le corsie di un ospedale, tra storie, vissuti, desideri e speranze dei pazienti, trasmettendo conoscenze, svago ed emozioni. È l’idea alla base del “bookcrossing in corsia”, un progetto di psicologia ospedaliera che usa il piacere della lettura per rendere meno pesante il ricovero. Un gesto semplice, donare un libro, che diventa uno strumento concreto di umanizzazione delle cure e di incontro tra le persone. Vediamo come funziona e perché la lettura può fare bene a chi vive la malattia.

Il ricovero e lo stress che porta con sé

Entrare in ospedale non significa solo affrontare una malattia: significa anche essere strappati alla propria quotidianità, ai propri ritmi, ai propri affetti. Il ricovero comporta attese, incertezza, perdita di autonomia e lunghi tempi vuoti da riempire. Tutto questo genera uno stress che si somma alla sofferenza fisica e che può incidere sul modo in cui il paziente vive la degenza e, in parte, sul suo stesso percorso di cura.

La psicologia ospedaliera si occupa proprio di questo: ridurre il disagio psicologico legato al ricovero e restituire alla persona ricoverata una dimensione più umana, fatta di interessi, relazioni e piccole soddisfazioni. È in questa cornice che nasce l’idea di portare i libri al letto dei pazienti.

Che cos’è il bookcrossing in corsia

Il bookcrossing è, in origine, la pratica di “liberare” libri lasciandoli circolare liberamente perché altri li trovino e li leggano. Portata dentro l’ospedale, questa idea diventa uno strumento di cura del benessere psicologico. Il progetto parte dalla donazione di libri, che vengono messi a disposizione dei degenti nelle varie corsie e reparti, spesso grazie al lavoro di psicologi, volontari e tirocinanti.

Attorno a questa circolazione di libri si crea uno scambio tra “dentro e fuori”: un’interazione tra il territorio e l’ospedale che mescola le due realtà per migliorare concretamente le condizioni di chi vive la malattia. Si regalano libri ai degenti, si raccolgono i loro racconti, e si costruisce così una straordinaria occasione d’incontro tra le persone che abitano l’ospedale, veicolata non dalla malattia, ma dal piacere della lettura e della scrittura.

Dalle postazioni multimediali ai concorsi letterari

Iniziative di questo tipo si sono spesso accompagnate all’installazione di postazioni multimediali nei reparti, dotate di una piccola biblioteca, di un computer e di un collegamento a internet, per permettere ai pazienti di esplorare liberamente il web, coltivare le proprie passioni ed entrare nel gioco del bookcrossing. Da qui possono nascere anche concorsi letterari dedicati ai pazienti e agli operatori, come i “racconti brevi alla sponda del letto”: chi vive l’ospedale non è più solo un malato da curare, ma anche un autore, un lettore, una persona con qualcosa da raccontare.

Perché donare un libro è un gesto di cura

Donare un libro può sembrare quasi un sacrilegio, un separarsi da qualcosa di prezioso. In realtà è un gesto attraverso cui trasmettere le proprie emozioni e un modo per creare nuovi legami. Semplice e concreto, il dono di un libro permette di portare avanti un’iniziativa che va oltre l’oggetto: mette in relazione chi sta fuori e chi sta dentro, chi ha vissuto il ricovero e chi non lo conosce.

Proprio questo è uno degli obiettivi del progetto: sensibilizzare e far conoscere la realtà ospedaliera anche a chi non l’ha vissuta sulla propria pelle. È solo attraverso la conoscenza, infatti, che si può abbattere quel muro di chiusura tipico di una struttura come l’ospedale, spesso percepito come un mondo separato e inaccessibile.

La lettura come strumento di umanizzazione delle cure

La lettura, in questo contesto, non è un semplice passatempo. Offre svago e distrazione dal dolore, ma anche compagnia, stimolo cognitivo ed emotivo, e un senso di continuità con la vita di prima. Restituisce al paziente un ruolo attivo: scegliere cosa leggere, scambiarsi un titolo con il vicino di letto, magari scrivere qualcosa di proprio. Sono piccoli gesti che ricostruiscono un senso di identità e di normalità là dove la malattia tende a cancellarli.

È questa la vera posta in gioco dell’umanizzazione delle cure: ricordare che dietro ogni paziente c’è una persona intera, con una storia, dei gusti e dei desideri. Progetti come il bookcrossing in corsia dimostrano che, accanto alle terapie mediche, anche un libro può contribuire a rendere l’ospedale un luogo più umano.

Domande frequenti

Cos’è il bookcrossing in corsia?

È un progetto di psicologia ospedaliera che porta i libri al letto dei pazienti per ridurre lo stress del ricovero. Parte dalla donazione di libri, che circolano nei reparti grazie a psicologi, volontari e tirocinanti, creando occasioni di incontro e svago.

Come può un libro aiutare un paziente ricoverato?

Offre distrazione dal dolore, compagnia e stimolo emotivo e cognitivo, ma soprattutto restituisce al paziente un ruolo attivo e un senso di continuità con la vita quotidiana, contrastando l’isolamento e la perdita di identità che il ricovero spesso comporta.

Cosa significa “umanizzazione delle cure”?

Significa prendersi cura non solo della malattia, ma della persona nella sua interezza: i suoi bisogni psicologici, relazionali ed emotivi. Iniziative come i libri in corsia rendono l’ospedale un ambiente più accogliente e meno spersonalizzante.

Perché donare un libro è importante?

Perché è un gesto semplice ma denso di significato: trasmette emozioni, crea legami e mette in relazione il mondo esterno con quello ospedaliero. Contribuisce inoltre a far conoscere la realtà del ricovero a chi non l’ha vissuta, abbattendo un muro di chiusura.

Il bookcrossing in corsia mostra come un gesto semplice, donare e far circolare un libro, possa diventare uno strumento concreto di cura psicologica. Portare la lettura al letto dei pazienti riduce lo stress del ricovero, offre svago e compagnia e restituisce alla persona un ruolo attivo, contrastando l’isolamento. È un esempio virtuoso di umanizzazione delle cure: accanto alle terapie mediche, anche l’attenzione ai bisogni emotivi e relazionali fa parte del prendersi cura. E ricorda che dietro ogni paziente c’è sempre una persona intera, con una storia da leggere e da raccontare.
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