Le riflessioni di Rousseau e della Montessori fanno da precursori alla formazione di teorie psicologiche sullo sviluppo, sostenendo l’individualità specifica del bambino caratterizzata da una crescita lenta e graduale distinta da quella degli adulti, concetto nuovo per l’epoca che invece considerava i bambini alla stregua di piccoli adulti con ridotte capacità e li trattava pertanto da esseri inferiori.
Alla fine dell’Ottocento, le teorie freudiane sullo sviluppo prendono le mosse dall’analisi degli adulti e grazie anche all’uso del metodo ipnotico di Charcot e Bernheim, si cominciò a proporre l’ipotesi che i disturbi nevrotici in età adulta fossero riconducibili ad esperienze traumatiche avvenute nell’infanzia. Freud individua cinque fasi di sviluppo psicosessuali secondo cui le pulsioni provenienti dall’Es troverebbero soddisfazione nella stimolazione di zone precise del corpo del bambino, inizialmente secondo una modalità autoerotica: dalla nascita la mucosa orale è la prima fonte di piacere, per poi passare alla zona anale verso i due anni; intorno ai 5 anni l’interesse si sposta verso i propri genitali, fase fallica, e il bambino comincia a rendersi conto dell’esistenza di differenza anatomiche tra maschi e femmine, ancora però non c’è consapevolezza della funzione genitale. In questo periodo la formazione dell’Io permette di mediare il rapporto tra pulsioni interne e possibilità di soddisfarle nella realtà, pertanto il bambino apprende a posticipare la soddisfazione dei suoi bisogni, parallelamente avviene la costituzione del Super-Io responsabile dell’interiorizzazione dei valori culturali di riferimento e delle funzioni giudicante e repressiva sull’Io. Il superamento della fase edipica e un vissuto sereno durante la fase di latenza consentono all’adolescente d’entrare nella fase genitale in cui prevale il predominio della zona genitale e la scoperta dell’oggetto sessuale.
Le teorie freudiane
Le riflessioni di Rousseau e della Montessori fanno da precursori alla formazione di teorie psicologiche sullo sviluppo, sostenendo l’individualità specifica del bambino caratterizzata da una crescita lenta e graduale distinta da quella degli adulti, concetto nuovo per l’epoca che invece considerava i bambini alla stregua di piccoli adulti con ridotte capacità e li trattava pertanto […]
Denise Pagano Aggiornato il
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