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Le teorie etologiche

Le teorie etologiche di Lorenz (1935) focalizzandosi sull’osservazione naturalistica dei comportamenti animali e degli istinti, portano alla scoperta del cosidetto imprinting, che pone in rilievo l’importanza della relazione di cura e del legame affettivo tra il piccolo e chi se ne occupa. Tale concetto, esteso poi al comportamento spontaneo del bambino, induce Bowlby (1969), a […]

Psicolab — Le teorie etologiche

Le teorie etologiche di Lorenz (1935) focalizzandosi sull’osservazione naturalistica dei comportamenti animali e degli istinti, portano alla scoperta del cosidetto imprinting, che pone in rilievo l’importanza della relazione di cura e del legame affettivo tra il piccolo e chi se ne occupa. Tale concetto, esteso poi al comportamento spontaneo del bambino, induce Bowlby (1969), a metà tra psicoanalisi ed etologia, a porre attenzione alla funzione biologica dell’attaccamento del neonato alla madre e a ritenerlo necessario alla sopravvivenza, oltre che per il soddisfacimento dei bisogni primari, anche perché fornisce protezione e sicurezza. Tale meccanismo è presente già dalla nascita grazie a primitivi modelli di comportamento che si raffinano e si specializzano nel corso del tempo, pertanto la relazione non è più considerata in un’ottica unidirezionale e di dipendenza ma caratterizzata da un’influenza reciproca tra madre e bambino. La madre è responsabile del tipo di attaccamento poiché in base al modo di rapportarsi col figlio, questi sviluppa un maggiore o minore sentimento di affidabilità nella sua presenza.

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