L’attaccamento, introdotto da Bowlby (1969), indica una classe di comportamenti rivolti a provocare e mantenere la vicinanza della madre o della persona che si prende cura del bambino ed è un processo che si sviluppa indipendentemente dalla soddisfazione dei bisogni fisiologici, in quanto fornisce protezione dal pericolo e sicurezza. Al processo di attaccamento è legato lo sviluppo affettivo poiché la disponibilità della figura materna, la sua presenza più o meno costante, la sua assenza più o meno prolungata influisce notevolmente sulla crescita del bambino, rendendolo più o meno sicuro all’interno delle relazioni affettive che avrà in seguito. Secondo Spitz (1965) il sorriso a partire dai 2-3 mesi è il primo organizzatore della vita psichica e rappresenta la prima forma di interscambio con la madre, quindi di riconoscimento dell’altro. La Mahler individua intorno ai 4-5 mesi il processo di separazione-individuazione che inizia con la fase di differenziazione in cui il bambino comincia a distinguere tra il suo corpo e quello della madre e vede in questo momento l’inizio dello sviluppo affettivo. L’angoscia dell’estraneo, che si presenta intorno all’ottavo mese, considerato da Spitz il secondo organizzatore, indica che il bambino distingue tra un “oggetto” familiare e uno sconosciuto e ciò favorisce la formazione dell’oggetto libidico (la madre) e l’inizio della relazione preferenziale con questo, dal momento che il bambino richiede la sua costante presenza. Intorno ai 9 mesi prende l’avvio la fase della sperimentazione, durante cui il bambino ha acquisito la sua separatezza dalla madre e comincia ad interagire col mondo esplorandolo e accettando di allontanarsi da lei, nella sicurezza di poterla ritrovare in ogni momento.
L’l’oggetto transizionale di Winnicott indica un oggetto reale che ha il valore di sostituto della madre e che la renda vicina quando lei è assente, ma l’oggetto non viene più utilizzato quando il bambino avrà interiorizzato la figura della madre e sarà in grado di tollerare momenti di solitudine. Lo sviluppo affettivo implica, infatti, relazioni oggettuali e la consapevolezza della costanza dell’oggetto, ossia l’interiorizzazione di un’immagine materna che integri sia gli aspetti positivi che quelli negativi, rappresentazione che sarà utilizzata in assenza dell’oggetto lipidico per trarne conforto e caratterizzerà le relazioni successive.
Diverse teorie sullo Sviluppo Affettivo
L’attaccamento, introdotto da Bowlby (1969), indica una classe di comportamenti rivolti a provocare e mantenere la vicinanza della madre o della persona che si prende cura del bambino ed è un processo che si sviluppa indipendentemente dalla soddisfazione dei bisogni fisiologici, in quanto fornisce protezione dal pericolo e sicurezza. Al processo di attaccamento è legato […]
Denise Pagano Aggiornato il
Lascia un commento