Psicologia Clinica e Psicopatologia

La TV appiattisce la diversità genetica tra i cervelli

“Nei geni sta la libertà, nell’ambiente la prigione. L’esatto contrario di ciò che uno potrebbe pensare”. A sostenerlo è uno dei massimi esperti mondiali di neuroscienze, il professor Lamberto Maffei, docente di Neurobiologia alla Scuola Normale Superiore di Pisa e direttore dell’Istituto di Neuroscienze del CNR di Pisa. La sua tesi, audace, è che la […]

Psicolab — La TV appiattisce la diversità genetica tra i cervelli
“Nei geni sta la libertà, nell’ambiente la prigione. L’esatto contrario di ciò che uno potrebbe pensare”. A sostenerlo è uno dei massimi esperti mondiali di neuroscienze, il professor Lamberto Maffei, docente di Neurobiologia alla Scuola Normale Superiore di Pisa e direttore dell’Istituto di Neuroscienze del CNR di Pisa. La sua tesi, audace, è che la televisione rischi di appiattire l’enorme diversità genetica esistente tra i nostri cervelli.

Il cervello plastico

Il cervello umano, sostiene Maffei, è un cervello “plastico”: è cioè dotato della capacità di cambiare e modificarsi, a livello molecolare e biochimico, in risposta agli stimoli provenienti dal mondo esterno. È una qualità straordinaria, che ci permette di apprendere e di adattarci per tutta la vita. Ma ha un rovescio della medaglia: in uno stesso ambiente, i cervelli finiscono per assomigliarsi, perché reagiscono a stimoli esterni simili.

Questa affinità è di per sé un elemento positivo, perché costituisce la condizione che permette ai diversi cervelli di comunicare. Anzi, quanto più i cervelli sono simili, per esempio quando conoscono la stessa lingua, tanto più la comunicazione tra loro risulta facilitata. Il problema nasce quando la somiglianza diventa eccessiva e imposta dall’esterno.

Quando la somiglianza diventa un rischio

Nella società contemporanea, avverte Maffei, la somiglianza tra i cervelli rappresenta soprattutto un pericolo. “Con la televisione, che fornisce stimoli uguali per tutti, il rischio è di impoverire l’enorme diversità esistente dal punto di vista genetico tra i nostri cervelli. Alla nascita siamo diversi, con le comunicazioni di massa rischiamo di diventare tutti uguali. Per questo sostengo che oggi la libertà è nei geni, mentre l’ambiente imprigiona le enormi potenzialità del cervello”.

È un rovesciamento di prospettiva sorprendente. Di solito pensiamo all’ambiente come al regno della libertà e della cultura, e ai geni come a un destino imposto. Maffei suggerisce il contrario: siamo geneticamente unici, ma un ambiente mediatico che somministra a tutti gli stessi contenuti tende a livellare quella unicità, rendendoci progressivamente simili nei gusti, nei pensieri e nelle reazioni.

Il potere ingannevole delle immagini

Nel mirino del professor Maffei c’è soprattutto la televisione, e più in generale la comunicazione per immagini. “Mentre la parola è un prodotto lento del nostro cervello, la visione è immediata. L’immagine ha due proprietà: è rapida e la si deve accettare. Per questo l’immagine è sempre stata usata per confondere”. La velocità e l’immediatezza dell’immagine, che sembrano vantaggi, sono anche ciò che la rende potenzialmente ingannevole: non lascia il tempo di riflettere.

Non è un fenomeno nuovo. “Già Ignazio di Loyola sosteneva che era necessario dare fisicità alla fede. Dal punto di vista della comunicazione, la Chiesa è sempre stata all’avanguardia. Le raffigurazioni delle storie bibliche dentro e fuori le chiese, da questo punto di vista, erano la televisione del XIV secolo”. Le immagini, insomma, sono da secoli uno strumento potentissimo per veicolare messaggi in modo diretto ed emotivo, molto prima dell’avvento degli schermi.

Come le immagini aggirano il pensiero critico

Il punto più delicato riguarda il modo in cui le immagini agiscono sul cervello. “L’area del cervello deputata alla visione è ingenua, facile da ingannare, può essere brutalmente manipolata. I trucchi comunemente utilizzati sono ormai noti. Se voglio far passare un messaggio, basta che lo associ a uno stimolo alla sopravvivenza, per esempio lo stimolo sessuale. In questo modo il messaggio arriva direttamente a livello sottocorticale, oltrepassando l’area corticale del cervello, che è la sede delle capacità critiche”.

È il meccanismo alla base di molta pubblicità e propaganda: associando un contenuto a stimoli primari e istintivi, si aggira la parte razionale del cervello e si arriva direttamente alle aree più antiche e automatiche, quelle che non discutono e non valutano. Il risultato è un messaggio che convince senza passare dal vaglio critico.

Il cervello come un paracadute

La conclusione di Maffei è affidata a una battuta diventata celebre: “Il cervello è come il paracadute: meglio tenerlo sempre aperto”. Dietro l’ironia c’è un invito serio a coltivare la consapevolezza critica, a non lasciarsi appiattire dagli stimoli uniformi dei media e a difendere la diversità che ci rende individui. Riscoprire la lentezza della parola, il dubbio e la riflessione diventa, in questa prospettiva, un modo per proteggere la ricchezza unica del nostro cervello.

Domande frequenti

Cosa significa che la TV appiattisce la diversità genetica dei cervelli?

Significa che, essendo il cervello plastico e reattivo agli stimoli, ricevere tutti gli stessi contenuti televisivi tende a rendere i cervelli sempre più simili, riducendo l’enorme diversità che possediamo alla nascita.

Perché Maffei dice che “la libertà è nei geni”?

Perché considera i geni la fonte della nostra unicità, mentre un ambiente mediatico che somministra stimoli uguali per tutti imprigiona le potenzialità del cervello, livellando le differenze individuali. È un rovesciamento del modo consueto di pensare al rapporto tra natura e ambiente.

Perché le immagini sono più manipolabili delle parole?

Perché la visione è immediata e “va accettata”, mentre la parola richiede un’elaborazione più lenta. L’area cerebrale della visione è ingenua e facile da ingannare, e un messaggio associato a stimoli primari può raggiungere il livello sottocorticale aggirando le capacità critiche.

Come difendersi da questa manipolazione?

Coltivando la consapevolezza critica: riconoscere i meccanismi delle immagini, recuperare la lentezza della parola e la riflessione, e non lasciarsi appiattire dagli stimoli uniformi. Come dice Maffei, tenere il cervello “sempre aperto”.

Secondo il neuroscienziato Lamberto Maffei, il cervello plastico si modella sugli stimoli ricevuti: se questi sono uguali per tutti, come quelli della televisione, si impoverisce la diversità genetica che ci rende unici. Le immagini, rapide e difficili da rifiutare, possono aggirare le capacità critiche raggiungendo direttamente le aree più istintive. La difesa è la consapevolezza: tenere il cervello, come un paracadute, sempre aperto.
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