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La Sociologia del Cinema

Pensiamo al cinema come magia ed evasione. Ma dietro la scelta di vedere un film (o di non vederlo) si nasconde una fitta rete di relazioni, appartenenze e significati sociali. Guardare al cinema con lo sguardo della sociologia significa scoprire che le pellicole sono uno specchio dello “spirito” del loro tempo, e una preziosa testimonianza […]

Psicolab — La Sociologia del Cinema
Pensiamo al cinema come magia ed evasione. Ma dietro la scelta di vedere un film (o di non vederlo) si nasconde una fitta rete di relazioni, appartenenze e significati sociali. Guardare al cinema con lo sguardo della sociologia significa scoprire che le pellicole sono uno specchio dello “spirito” del loro tempo, e una preziosa testimonianza di come cambia la società.

Il cinema come fenomeno sociale

Immaginiamo una coda davanti a un cinema: trenta, cinquanta persone, estranee tra loro, unite per pochi minuti dall’attesa dello stesso film. Nei brevi commenti che circolano prende forma una rete di corrispondenze e influenze. Siamo lì perché se ne parla, perché “bisogna” averlo visto, perché vogliamo verificare i giudizi che già corrono, perché ci servirà come argomento di conversazione. Come osservava il sociologo Pierre Sorlin, la scelta di assistere (o non assistere) a uno spettacolo è spesso più significativa dell’oggetto stesso: rivela interessi, attitudini, rapporti con l’ambiente.

Ecco perché il cinema, per la sociologia, è molto più che intrattenimento. È partecipazione a un rito collettivo, proiezione di sentimenti, aspirazioni e tendenze sociali. I fotogrammi contengono indizi e sintomi dei mutamenti della società. In una parola, il cinema è un fenomeno sociale: negli anni Settanta, per esempio, andare a vedere un certo film o frequentare un certo circolo poteva essere un vero atto politico, una scelta identitaria, un segnale di appartenenza a correnti di trasformazione.

Le domande della sociologia del cinema

Una riflessione approfondita sul cinema apre una serie di interrogativi di chiara matrice sociologica:

  • Cosa evoca negli individui il potere dello spettacolo?
  • Cosa guardano, e cosa vedono davvero: le persone sullo schermo?
  • Come si concilia la dicotomia tra arte e industria?
  • Come, e a quale fine, si riproducono sullo schermo i conflitti e le stratificazioni sociali?

Data la ricchezza di questi aspetti, l’approccio più adeguato è pluridisciplinare: la sociologia si presta a fare da terreno di incontro per diverse correnti disciplinari, dalla psicologia all’estetica, dalla storia agli studi sui media.

Immagine contro scrittura: una lunga diffidenza

Nonostante tutto, l’analisi del cinema (e dell’immagine come rappresentazione della realtà) ha a lungo risentito della supremazia della scrittura, considerata il documento tradizionale della realtà sociale. Il linguaggio dell’immagine, giudicato in superficie, appariva troppo diretto e approssimativo per raggiungere la dignità scientifica del testo.

Questa diffidenza si estendeva persino al cinema documentario. Qui la macchina da presa registra i referenti empirici così come sono, dando l’idea di una riproduzione fedele e oggettiva del reale. Ma è vero solo fino a un certo punto: la macchina “prende” la porzione di realtà che entra nell’obiettivo, e quale essa sia dipende da molte variabili, la sensibilità e il gusto del regista, i suoi intenti, i condizionamenti esterni. Per questo, senza nulla togliere all’attendibilità documentaria di certi film, è più corretto dire che il cinema non rappresenta la realtà, ma un particolare punto di vista attraverso cui guardarla.

Non documento, ma testimonianza

Se allarghiamo l’ottica, lo scetticismo si supera. Le sensibilità, le tendenze e le finalità che influenzano un film sono figlie del tempo e del contesto culturale che le produce. Ecco perché forniscono materiale prezioso per comprendere la società che rappresentano. Non possiamo parlare del cinema come rappresentazione documentale esatta della realtà, ma possiamo sicuramente parlarne come valida testimonianza dello svolgimento della vita sociale nel corso della storia.

Ideologia e mentalità: due chiavi di lettura

Particolarmente interessante è il rapporto che Sorlin individua tra cinema, ideologia e mentalità, di cui il film è, in un certo senso, lo specchio. Come ogni produzione intellettuale, anche il cinema può essere letto come espressione ideologica (nella maggior parte dei casi del gruppo dominante) oppure come riflesso della mentalità di un determinato aggregato sociale.

L’ideologia

Nelle società industrializzate non esiste più un’unica ideologia, ma piuttosto insiemi di espressioni ideologiche, a causa della trasformazione continua dei sistemi di produzione. L’ideologia dà una visione deformata e adattata dei rapporti reali: è la serie di filtri attraverso cui le disuguaglianze sociali, pur individuate, vengono giustificate. Diffusa da stampa, letteratura e scuola (canali controllati dal gruppo dominante) l’ideologia circolante tende a essere quella di chi detiene il potere.

La mentalità

La mentalità è invece una nozione più aperta: rappresenta il modo in cui individui e gruppi creano significati e strutturano il mondo per trovarvi uno spazio e una direzione. Anche qui è più corretto parlare di mentalità al plurale, perché ogni gruppo interpreta, secondo le proprie abitudini culturali, il sistema di norme e valori dominante. Ideologia e mentalità sono così due chiavi complementari per leggere ciò che un film racconta.

Egemonia, conformismo e voci alternative

Ogni società si caratterizza per la presenza di un gruppo egemone che, attraverso il potere simbolico, tende a consolidare la propria supremazia, socializzando i membri ai propri valori. I mezzi di comunicazione di massa svolgono da sempre un ruolo fondamentale in questo processo. Anche i film, dunque, possono contribuire a perpetuare istanze ideologiche e a stabilizzare lo status quo: rappresentano i conflitti sociali evidenziandoli o “travestendoli”, e diffondono modelli di comportamento coerenti con quello dominante.

Ma non è tutto qui. Esistono produzioni: legate al cinema indipendente e “militante”, ma non solo: che, essendo parzialmente libere da certi vincoli strutturali, producono materiale simbolico alternativo. Non necessariamente sperimentale o d’avanguardia, ma capace di dar voce a istanze minoritarie e di offrire punti di vista diversi da cui guardare la realtà.

Il cinema, in fondo, è insieme frutto e specchio della moderna società industrializzata. Ha dovuto abbattere molte barriere di pregiudizio scientifico: legate a una storica sottovalutazione della dimensione rituale della cultura: prima di ottenere l’importanza che merita come oggetto di studio. Riconoscere questa dimensione è ciò che permette di leggere un film non solo come opera d’arte, ma come documento vivo della società che lo ha prodotto.

Domande frequenti

Perché il cinema è considerato un fenomeno sociale?

Perché non è solo intrattenimento: è partecipazione a un rito collettivo, proiezione di sentimenti e tendenze, e la scelta stessa di vedere un film rivela appartenenze e identità. Le pellicole contengono indizi dei mutamenti della società, riflettendone lo “spirito” del tempo.

Il cinema documentario mostra la realtà oggettiva?

Solo in parte. La macchina da presa registra ciò che entra nell’obiettivo, ma la scelta dipende dalla sensibilità del regista, dai suoi intenti e da condizionamenti esterni. Più che la realtà, il cinema rappresenta un particolare punto di vista attraverso cui guardarla.

Qual è la differenza tra ideologia e mentalità?

L’ideologia è l’insieme dei filtri con cui le disuguaglianze sociali vengono giustificate, spesso espressione del gruppo dominante. La mentalità è il modo, più aperto e plurale, con cui individui e gruppi creano significati e interpretano i valori dominanti secondo le proprie pratiche culturali.

Il cinema riproduce solo l’ideologia dominante?

Prevalentemente sì, contribuendo a stabilizzare lo status quo. Ma esistono produzioni indipendenti e “militanti”, parzialmente libere dai vincoli strutturali, che offrono materiale simbolico alternativo, danno voce a istanze minoritarie e propongono punti di vista diversi sulla realtà.

La sociologia del cinema mostra che le pellicole sono molto più che evasione: sono un fenomeno sociale, specchio dello “spirito” del loro tempo. Persino la scelta di vedere un film rivela appartenenze e identità. A lungo l’immagine è stata considerata inferiore alla scrittura come documento della realtà; ma anche il cinema documentario offre un punto di vista, non la realtà oggettiva. Il cinema non è documento esatto, bensì preziosa testimonianza della vita sociale. Sorlin lo legge attraverso ideologia (i filtri che giustificano le disuguaglianze, espressione del gruppo dominante) e mentalità (il modo plurale con cui i gruppi creano significati). Il cinema tende a perpetuare l’ideologia egemone, ma le produzioni indipendenti offrono voci alternative. È frutto e specchio della società industrializzata.
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