Psicologia Clinica e Psicopatologia

La sindrome da anniversario

Certe volte gli eventi del passato sembrano destinati a ripetersi, provocando disagio somatico ed emotivo in colui che li ha vissuti. e non solo.

La sindrome da anniversario

IL “MISTERO” DELLA SINDROME DA ANNIVERSARIO
A parlare per prima volta della c.d. sindrome da anniversario è stata la psicoanalista francese Anne Ancelin (2011, 2019) che la definì periodo di fragilizzazione legato allo “stress di anniversario”:

“La sindrome di anniversario è una ripetizione di un evento familiare passato generalmente traumatico, conosciuto e qualche volta dimenticato, o sconosciuto (inconscio), che indebolisce i discendenti in certi periodi o a certe età specifiche ( 2019, p. 23).”

Le persone che hanno subito una perdita o un trauma importante, durante i periodi in cui l’evento viene rievocato possono mostrare tensione nervosa, logorio e affaticamento psicofisico in grado di produrre incidenti o malasseri di vario genere: è come se, in una sorta di ricorsività temporale, l’evento traumatico si ripetesse attraverso microeventi infausti che ne ripropongono il contenuto.

Questo accanirsi della tragedia, che Freud avrebbe chiamato “coazione e ripetere” sembra condannare la vittima di un accadimento terrifico a doverlo rivivere all’infinito, in una sorta di rievocazione finalizzata da una parte a mantenere un legame con l’oggetto perduto, e dall’altra a sottrarsi al vissuto di frustrazione e impotenza generato dal trauma della perdita.

Con un effetto per di più vicariante: si osserva infatti come, in molti casi, le sindromi da anniversario si verifichino non soltanto in coloro che hanno vissuto direttamente l’evento, ma anche nei membri del nucleo familiare, ad opera di una circolarità transgenerazionale simile ad un’eredità ingombrante che è impossibile evitare.

Ma perché anche i discendenti? Il significato del ripetersi ciclico di eventi familiari sarebbe legato alla tendenza, tipica di ogni famiglia, di trasmettere i propri contenuti psichici ed esperienziali in via transgenerazionale, nella finalità di costruire con tutti i membri, anche quelli futuri, un patto di lealtà invisibile; un accordo inviolabile con cui, mediante una serie di sottili incursioni, un antenato colonizza letteralmente le vite dei discendenti.

Un esempio su tutti quello dell’imposizione del nome. Per quanto possa sembrare soltanto un modo di affermare la tradizione e mantenere una continuità familiare, imporre il nome di un antenato ad un nuovo nato cela in realtà la volontà di obbligare quest’ultimo allo stesso destino del primo, costringendolo silenziosamente ad ospitare la sua esistenza nella propria.

Ma anche sposarsi nello stesso giorno in cui si sono sposati i genitori, battezzare i figli nella data di nascita o morte di un defunto, far coincidere una data importante della propria vita con quella di un evento altrettanto significativo occorso ad un antenato, sono tutte implicite richieste volte a presentificare il passato, costruendo con lo stesso un legame imperante ed ossequioso che impone come condizione imprescindibile la ripetizione degli eventi.

Al contempo queste lealtà invisibili rafforzano il replicarsi del contenuto emotivo vissuto durante gli accadimenti, non soltanto da coloro che li hanno provati direttamente, ma anche dai posteri che li hanno solo sentiti raccontare. Così anche il discendente è condannato a rivivere quell’evento che gli viene lasciato in eredità come un trauma non rielaborato, prigioniero di un eterno presente.

E non si tratta della ben più evoluta empatia, che consente di riprodurre nel proprio animo lo stato emotivo dell’altro pur differenziandosene. In questo caso si verifica un autentico contagio identitario -emotivo la cui forza colonizzante dispone gli accadimenti in una cornice ciclica trans generazionale che si propone suggestivamente annullando i confini dello spazio, del tempo e dello stesso Sé.

CREARE SPAZI DI VITA: IL RUOLO DELLA PSICOGENALOGIA

“Ripetere gli stessi fatti, le stesse date o le stesse età che hanno costituito il romanzo familiare è un modo per noi di essere fedeli ai nostri antenati (…) una maniera di continuare la tradizione familiare e di vivere in conformità ad essa.”

Verso la sindrome da anniversario sta mostrando un crescente interesse clinico la psicogenealogia, scienza che studia come eventi verificatisi a generazioni precedenti possano influenzare quelle future, condizionandone scelte e comportamenti.

Nel caso specifico la psicogenealogia può aiutare a far emergere legami patologici, ad interrompere ripetizioni di scenari e traumi non risolti della storia familiare: il tutto creando uno spazio differenziante tra il Sé e la persona che ha vissuto l’evento, causando quella fusività psico identitaria che sembra trovarsi alla base del disturbo.

Gli antenati vengono collocati nella dimensione spazio-temporale di appartenenza consentendo lo svincolo emotivo ed esistenziale delle generazioni successive, che possono così disegnare spazi di vita autodeterminati, liberi dall’influenza di eventi incistanti. Passati, e mai del tutto trascorsi.

A tal fine si utilizzano strumenti tipici di osservazione, colloquio, anamnesi e ascolto riflessivo, utili a far emergere il contenuto emotivo e ad inquadrarne l’intensità latente; ma anche strumenti più specifici come il genosociogramma, grazie al quale il soggetto può collocare i membri della propria famiglia in una prospettiva che rielabori i giusti tempi e spazi di vita, ricostruisca gli eventi in una sequenza logico temporale rispettosa degli accadimenti e faccia emergere il non detto che tiene prigioniera la realtà- quella presente come quella passata- e impedisce il compiersi di quella futura.

Bibliografia

Saita Ravizza, M. (2018) Psicogenealogia e segreti di famiglia: progetto di senso e resilienza, Mursia, Milano;
Schützenberger, A.A. ( 2011), Psicogenealogia: guarire le ferite familiari e ritrovare se stessi, Di Renzo Editore, Roma;
Schützenberger, A.A. ( 2019), La sindrome degli antenati: psicoterapia trans generazionale e i legami nascosti nell’albero genealogico, Di Renzo Editore, Roma;

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