Fino a non molto tempo fa era abitudine categorizzare le patologie in base agli organi, tessuti colpiti; la diagnosi di qualsiasi disturbo passava sempre sotto l’occhio del medico.
Succedeva però che a volte qualche malattia non riusciva ad avere una spiegazione clinica. Che fare allora?
Semplice: psicosomatica. Così il medico e / o vari specialisti che non riuscivano, ma a volte non ci riescono a dare spiegazioni valide nemmeno ora, se la sbrigano con tale definizione.
Ma la psicosomatica non è la “ malattia dei matti”, come è stata definita molte volte, attribuendola quindi a qualche disturbo nervoso, paranoide o quant’altro.
Anche nell’ambito della medicina tradizionale si sta cominciando a diffondere l’idea che il benessere fisico sia o comunque possa essere influenzato dalle emozioni e dai sentimenti che quotidianamente riceviamo. Il passato concetto di malattia intesa come effetto di una causa, è stato sostituito con una somma multifattoriale secondo la quale ogni evento ha le sue conseguenze all’intrecciarsi di molti fattori , tra i quali sta assumendo sempre maggior importanza il fattore psicologico.
La psicosomatica è quindi quella parte della medicina che ha dell’uomo una certa visione olistica, ovvero il mondo emozionale ed affettivo si influenzano a vicenda. Troppo semplicistico era un tempo definire psicosomatico tutto quello che non riusciva a venire spiegato in termini clinici.
Non è che il semplice momento di stress possa determinare un tumore chissà dove, ma traumi prolungati nel tempo, vissuti in solitudine possono piano piano far sviluppare un tumore. La sua guarigione sta nel cercare di esternare sempre quello che pensiamo, il dolore e la sofferenza, così come la gioia va sempre manifestata e condivisa con qualcuno.
Vi voglio raccontare un aneddoto: io corro molto in bicicletta e lo faccio per stare in forma e soprattutto perché mi piace. Corro in bicicletta la mattina dall’alba e faccio lunghi percorsi, un’estate fa mi sono trovata accanto un cane che poi con il macinare dei chilometri mi sono resa conto che era stato abbandonato. Questo cane si è avvicinato a me,dandomi modo di capire che nessuno nella vita è stato creato per stare da solo, tanto meno un animale sociale, qual è l’uomo.
Il termine stress, è diventato oramai parte del nostro vocabolario usato troppo spesso in modo improprio quando c’è disagio, sofferenza, molte volte è semplice malinconia.
Se tempo fa era abitudine dire : sono esaurito, con il tempo si è arrivati a dire sono stressato. La verità è che è un concetto molto esteso, che include diverse sintomatologie.
I principali sintomi a livello fisico possono essere causati da un aumento dell’adrenalina: aumento del battito cardiaco, aumento della sudorazione , pelle fredda e sudata, riduzione del flusso sanguigno della pelle, sensazione di “ farfalle” nello stomaci, tensione muscolare, respirazione affannosa, gola secca, bisogno costante di urinare.
A livello mentale si possono manifestare : preoccupazione, difficoltà di concentrazione, sentirsi strano e senza controllo.
A livello comportamentale : la parlata diventa veloce, compaiono tic nervosi: giocare con le chiavi, con i capelli, accigliarsi, sbadigliare.
Le manifestazioni dello stress incidono negativamente sulle proprie prestazioni. Questo diventa visibile mediante lo scadimento delle proprie abilità , un’eccessiva attivazione prima di qualche importante avvenimento, sensazioni di inadeguatezza al compito, diminuzione della capacità di concentrazione, ecc… Le emozioni che proviamo derivano dai significati che gli attribuiamo alle situazioni e non dalle situazioni in sé.
A livello fisiologico, lo stress si accompagna ad un eccessivo incremento dell’arousal, mentre sul piano comportamentale troviamo un’elevata rigidità muscolare e riduzione della fluidità del movimento. Come abbiamo detto lo stress influisce anche a livello cognitivo, comportando disturbi nella concentrazione e nell’attenzione. In generale vengono ignorati avvenimenti positivi e accentuati quelli negativi. Situazioni momentanee possono venire trasformate in decisioni categoriche. Può succedere che stati d’ansia precedano i pensieri negativi ( sono attivato a non so il perché) o che pensieri negativi precedano gli stati di attivazione. Nella seconda ipotesi, quando pensieri negativi precedono e scatenano risposte di attivazione dell’organismo, queste determinano ulteriore apprensione e sfiducia, intrecciandosi in modo debilitante.
Lo stress è un concetto chiave e determinante nel cercare di capire e dare quindi un’adeguata soluzione ai malesseri e alla malattia.
Alcune evidenze sono davanti agli occhi: il senso di mutevolezza, l’eccessiva competitività, i disvalori, il disagio esistenziale, manifestato in primis dai nostri giovani, sia per l’instabilità della famiglia attuale, sia per la precarietà del mondo del lavoro che non ci garantisce un futuro, se non certo , almeno sereno.
La comune esperienza che abbiamo del concetto di stress è solitamente di una concezione piuttosto negativa. Solitamente viene adottato soprattutto per indicare uno stato di tensione a cui si è sottoposti rischiando a volte di farci ammalare.
In realtà lo stress è un concetto privo di connotazioni negative, con tale termine si vuole evidenziare la risposta che l’organismo mette in atto per affrontare un evento esterno: alzarsi al mattino per andare al lavoro, la domenica mattina alzarsi all’alba per andare a sciare, o fare una gita fuori porta.
Lo stress è una risposta dell’organismo sia a livello comportamentale che fisiologico, mediata da una attivazione emozionale, a sua volta indotta da una valutazione cognitiva del significato dello stimolo. L’organismo davanti ad una esigenza di cambiamento reagisce con una risposta emotiva determinata dal significato dato cognitivamente dal soggetto alla situazione attivante. L’emozione è a sua volta in grado di attivare una reazione comportamentale e fisiologica. La risposta di stress da una parte è quindi aspecifica, può essere determinata da una serie di stimoli diversi, dall’altra parte è invece molto specifica in quanto dipende dal significato che noi gli attribuiamo e dalle personali modalità di reazione psicofisiologica.
Lo stress è una reazione di tipo adattivo che l’organismo attua per affrontare i diversi momenti e cambiamenti della vita. Questa reazione può diventare fonte di malattia quando si manifesta per molto tempo, quando lo stress è vissuto in solitudine, quando non si hanno adeguate valvole di sfogo.
Quando la risposta dell’organismo è di tipo adattivo parliamo di eustress , se invece la pressione dello stressor soverchia le capacità di coping dell’organismo parliamo di distress . Il distress è un fattore predisponente alla malattia.
Inoltre la maggioranza delle persone difficilmente si accorge di quando lo stress sta salendo, incapace di gestire le proprie emozioni, in quanto difficilmente una persona sa dargli un nome, difficilmente le sa verbalizzare nella maniera più adeguata. Questo comporta il fatto che si possa dare vita alle malattie psicosomatica , in primis obesità ed ipertensione.
Obesità o sovrappeso sono disturbi dell’alimentazione al pari dell’anoressia e della bulimia. Il cibo non è solo una fonte di nutrimento energetico, ma anche emotivo, è una forma di linguaggio che troppe volte gli adulti danno per scontato, quando insegnano a mangiare un bambino trascurano molto l’aspetto emotivo che gli viene trasmesso, creando poi nel tempo delle lacune difficili , anche se possibili, da colmare con il tempo.
Dopo la fase di allarme e resistenza, in mancanza di adeguata soluzione all’evento stressante, e dunque di cronicizzazione della pressione di questo sull’organismo, segue una fase di esaurimento delle energie, nella quale subentra la spossatezza e diversi malesseri psicofisici, fino alla patologia somatica vera e propria. Nello stress cronico, infatti, anche la variazione ormonale ed immunologica diventano croniche, comportando l’insorgenza di alterazioni rispetto al programma genetico ed una senescenza precoce dell’organismo. Ad esempio, il ricambio e la riparazione dei tessuti vengono ritardati, si può aggravare la caduta dei capelli, nelle donne aumenta l’acne e qualche ciclo viene saltato, c’è inoltre una maggiore facilità ad ammalarsi.
Lo stress vissuto in maniera cronica si può manifestare in tutti gli organi del corpo:
A livello del cuore, tachicardia, irregolarità del battito cardiaco (extrasistole), dolore al centro del petto, ipertensione, infarto;
A livello dei polmoni, si può manifestare asma bronchiale (crisi asmatica mantenuta dall’ansia), iperventilazione;
A livello gastrointestinale,ci può essere la sofferenza del colon irritabile (diarrea, stipsi, dolori), dispepsia (senso di pienezza dopo il pasto, acidità, eruttazioni, dolori, ecc.), ulcera gastroduodenale (aumento della secrezione acida), morbo di Chron, crampi allo stomaco, colite;
A livello di ghiandole ,si può manifestare l’ attivazione abnorme di ghiandole surrenali, pancreas e reni, malfunzionamento della tiroide, alcuni studi ipotizzano l’insorgenza del diabete;
A livello uro-genitale, l’uomo può soffrire di eiaculazione precoce (nell’ansia cronica), anche le donne possono manifestare diminuzione del desiderio (nella depressione), bisogno frequente di urinare;
La pelle è il primo punto di contatto che abbiamo con il Mondo , si può quindi arrivare a soffrire di iperidrosi (eccessiva sudorazione, di solito al palmo della mano o alla pianta del piede), prurito, tricotillomania (movimenti stereotipati e ripetitivi che consistono principalmente nello strapparsi i capelli, spesso anche le ciglia, ecc.);
A livello delle emozioni difficoltà di concentrazione, crisi di pianto, depressione, attacchi di ansia o attacchi di panico, difficoltà ad esprimersi, iperattività, confusione mentale, irritabilità, disturbi del sonno, sensazione di noia nei confronti di ogni situazione, cefalea.
E’ importante saper scegliere le tecniche migliori di gestione che però dipende dalla causa dello stress e dalla situazione in cui lo stress si manifesta. Scegliendo il metodo da usare per combattere lo stress, è utile che la persona si chieda innanzitutto da dove arrivi lo stress. Se è causato da fattori esterni, come la presenza di difficoltà relazionali, il metodo del pensiero positivo o la visualizzazione si possono rivelare molto efficaci. Se lo stress è derivato dall’ adrenalina in circolo sono consigliate le tecniche di rilassamento per consentire la riduzione del livello di adrenalina. L’efficacia di queste tecniche di riduzione dello stress dipendono dalla pratica.
Parlando di interpretazione cognitiva dello stressor, risulta chiaro, che chi nutre fiducia in sé stesso e ritiene di padroneggiare la situazione ( elevata self. efficacy) non vive stati eccessivi di tensione. Chi invece non è fiducioso in sé stesso e crede di non poter esercitare un adeguato controllo sugli eventi ( bassa self – efficacy ) sperimenta alti livelli di attivazione vissuti come ansia.
Nella propria quotidianità le fonti principali di tensione derivano , da percezione di eventi, anche ambientali tipo: la frustrazione della sconfitta o della pessima prestazione, il timore dell’altro , la fatica del sacrificio, le valutazioni date da altre persone. La presenza di alti livelli di ansia è nociva per l’esito e crea vissuti negativi di inadeguatezza e sfiducia nelle capacità personali. Si è visto che le persone si basano anche sul grado di attivazione fisiologica, per giudicare il proprio stato di ansia. Se lo stato di attivazione è eccessivo, le persone lo possono interpretare come segnale di scarsa efficacia.
L’Obesità è sempre stata riconosciuta come una patologia con strette connessioni psicologiche, senza avere ancora una sua definizione all’interno di un quadro definito e la sua definizione avviene su base morfologica.
Come disturbi alimentari di tipo psico – emotivo comunque ci sono anche le abbuffate, ovvero mangiare in un tempo limitato grosse quantità di cibo , anche il più assurdo: burro così semplice. Ne pervade una sensazione di frustrazione data , oltre che dal malessere anche dalla sensazione di mancanza di controllo sul cibo.
Le abbuffate possono avere anche una sintomatologia di tipo compulsivo, anche se non sempre come altri disturbi di tipo alimentare.
I Disturbi del Comportamento Alimentare sono spesso accompagnati da altre situazioni di sofferenza psicologica, dai disturbi affettivi, alle fobie, attacchi di panico, pensieri magici, sintomi ossessivi, difficoltà di concentrazione e memoria, disforia,cleptomania, abuso di sostanze psicogene.
All’interno dell’ambiente della psichiatria infantile alcuni autori distinguono forme cliniche diverse di anoressia: isterica, psicotica, ossessiva,depressiva, fobica, con disturbo borderline. Si fa riferimento alla componente culturale dei Disturbi del Comportamento Alimentare che li colloca nell’ambito dei paesi occidentali e a forte industrializzazione.
I disturbi dell’umore , uno o entrambe i familiari obesi diventano un fattore predisponente, così come un ambiente familiare troppo invischiato, dipendenza dal consenso di familiari, ma anche da insegnanti, datori di lavoro, esaltazione della magrezza. Comunque sia più che il gene – fisicamente – quello che si passa mediante l’educazione è l’atteggiamento mentale nei confronti della vita e delle problematiche che questa ci pone davanti.
Chiaramente un ambiente piuttosto ostile, in qui si vivono delle separazioni o delle perdite e dove la stima di sé è minacciata, può creare una situazione psicologica che deve in qualche modo venire fuori, le manifestazioni fisiche allora hanno quindi una manifestazione psicosomatica.
La cura di un Disturbo del Comportamento Alimentare è un processo complesso ed integrato che richiede l’intervento di più figure professionali.
All’interno dell’argomento della psicosomatica ho voluto mettere anche una patologia molto diffusa nel nostro Mondo: l’ipertensione arteriosa, la quale da un punto di vista medico tradizionalista viene definita quale condizione morbosa caratterizzata da un aumento dei valori della pressione arteriosa sistolica o massima e della pressione diastolica o minima .
L’ipertensione è una patologia pericolosa, perché il cuore deve sostenere uno sforzo superiore alla normalità e, se è prolungato, può portare ad un ingrossamento del cuore stesso; inoltre il sangue che scorre nei vasi con una pressione elevata li sottopone ad una eccessiva usura e può danneggiarli gravemente, coinvolgendo in questa situazione anche tessuti e organi irrorati dai vasi colpiti, in particolare cuore, cervello, reni e occhi. Il cuore svolge un’ azione di pompa che spinge il sangue nei vasi sanguigni. Questi sono dotati di pareti elastiche che raggiungono ogni distretto dell’organismo.
L’ipertensione è una delle patologie più diffuse del nostro secolo, basti pensare che negli Usa la terapia per questa malattia è la seconda causa di richiesta di assistenza medica, dopo i problemi respiratori. Solo la metà delle persone affette da ipertensione sa di esserlo,meno della metà di quest’ultimi fa ricorso a una terapia farmacologia adeguata e solo una metà di questi ha un buon controllo pressorio. L’ipertensione arteriosa è una problematica sanitaria importante: si calcola che nel mondo occidentale ne sia interessato il 15-30% della popolazione adulta. Molte volte però chi è iperteso lo scopre occasionalmente in una visita medica senza sapere magari di esserlo da tempo. Inoltre non sempre è facile per il medico decidere quando occorre intervenire farmacologicamente e quali medicine somministrare. Infatti sono molti i farmaci anti-ipertensivi, numerose le possibili associazioni fra loro e, di grande importanza per l’adesione o meno del malato alla terapia, frequenti gli effetti collaterali negativi che questi possono dare.
E’ necessario fare molta informazione in quanto è abbastanza complessa e spesso tardiva la diagnosi.
I medici distinguono dividono tale tipologia in due: la prima definita “essenziale” e l’altra denominata “secondaria”. L’altra secondaria quando la causa della condizione è nota e questo si verifica nel 5-10% dei casi. L’ipertensione può essere una conseguenza di patologie endocrine, di difetti enzimatici surrenali, di problemi vascolari, come una stenosi, cioè un restringimento dell’aorta, e di patologie renali. La terapia per questo tipo di ipertensione si basa sulla valutazione e sulla risoluzione della causa, che talvolta può essere anche chirurgica. Nella maggior parte dei casi l’ipertensione secondaria viene guarita dopo che la causa è stata scoperta e risolta. La forma primaria è detta essenziale ha un’origine sconosciuta ed è molto frequente: più del 90% degli ipertesi soffre di questo tipo di malattia. Numerosi fattori sono certamente importanti nella manifestazione dell’ipertensione essenziale, per esempio l’ereditarietà, la razza, la dieta, lo stile di vita, l’età. Spesso l’invecchiamento è accompagnato da ipertensione anche nei soggetti che non hanno mai presentato precedentemente il problema o che addirittura in gioventù avevano il problema opposto.
Bisogna sempre considerare anche i fattori psico- emotivi. Importante, quindi, è la misurazione della pressione periodicamente, specialmente ad una certa età oppure quando si manifestano i primi leggeri sintomi di cefalea, astenia, cioè stanchezza fisica e intellettuale, nervosismo, insonnia, vertigini, ronzii. Con il tempo e quando non è curata, l’ipertensione può causare problemi al cuore (angina, infarto, scompenso cardiaco), insufficienza vascolare cerebrale o renale con anomalie ematiche rilevabili in laboratorio, offuscamento della vista (da retinopatia), aneurisma dell’aorta.
L’ansia è un importante fattore predittivo di ipertensione non solo negli uomini di media età, mentre nei più anziani l’espressione dei sintomi d’ira o la mancata espressione non costituivano segni predittivi significativi.
Abbiamo precedentemente parlato di stress, e si è visto che questo comprende una reazione complessa che permette il riconoscimento e l’abilità di superare eventi percepiti come inusuali, inadeguati e difficili. Lo stress è quindi un fenomeno che comprende un ampio spettro di aspetti e di conseguenze complesse. E’ anche un termine usato spesso in modo improprio. E’ stato usato per la prima volta nel diciassettesimo secolo per indicare difficoltà e sofferenza. Successivamente e nel diciannovesimo secolo è stato usato intendendo lo sforzo lavorativo e la sensazioni di pressione, e all’inizio del ventesimo secolo per descrivere lo stato di tensione e di resistenza a forze esterne.
Ogni evento può essere potenzialmente stressante, dipende ovviamente da individuo a individuo. Le ricerche inerenti all’ipertensione hanno indagato maggiormente alcuni eventi che possono essere catalogati come stressanti come l’attività lavorativa, l’ambiente, ecc…
Da un punto di vista psicosomatico ci sono diverse correnti di studio dell’ipertensione arteriosa sono quella di psicologia comportamentale e quella su base psicoanalitico – simbolica. Secondo la psicologia comportamentale agli stress ambientali ed emotivi intensi e ripetitivi alcune persone risponderebbero più che con normali reazioni comportamentali (come il pianto e l’aggressività) con un’attivazione del sistema nervoso che non è controllabile dalla volontà cui consegue una costrizione dei vasi arteriosi. Si creerebbero così maggiori resistenza all’affluire del sangue e dunque ipertensione arteriosa. Per la scuola della psicosomatica simbolica l’ipertensione sarebbe la rappresentazione a livello corporeo di un conflitto inconscio tra “pensiero” e “sentimento”, tra passione e ragione, tra emotività e controllo, dove un sangue investito simbolicamente di valenze emotive non può circolare liberamente. L’iperteso dunque tenderebbe a vivere in maniera conflittuale il rapporto con il mondo degli affetti e ne eserciterebbe un esasperato controllo frenando di continuo la passionalità e privilegiando la “fredda” e più sicura ragione.
Da poco tempo si sa che fattori psicologici possono aumentare acutamente la pressione arteriosa, ma sono incerte le conoscenze che si hanno su come possano portare ad una stabile elevazione pressori.
Da un recente studio si è visto che coloro che avevano difficoltà di riconoscimento e verbalizzazione delle emozioni , patologia definita alessitimia è una condizione sembrava ben correlata all’ipertensione. In realtà altri sintomi di disturbo psichico possono fluttuare con il tempo e le circostanze, mentre l’alessitimia è generalmente considerata una caratteristica stabile della personalità, spesso associata al sesso maschile, a basso livello culturale, basso livello socio-economico, debolmente associato all’avanzare dell’età. Vi sono anche teorie non solo socioculturali ma anche neurobiologiche, le quali suggeriscono che questa condizione può essere correlata all’interruzione della comunicazione limbica- neocorticale, o che possa risultare da un deficit nella comunicazione interemisferica o da una disfunzione dell’emisfero destro. Dal punto di vista psicologico si afferma che la crescita in un ambiente privo di stimoli emozionali, un rapporto materno incapace di far prendere coscienza delle emozioni, o un trauma psicologico importante nella storia passata siano fondamentali per lo sviluppo di questa patologia. Più recentemente è stato suggerito che a determinare l’alessitimia ci sia un deficit nel processo cognitivo e nella regolazione delle emozioni; per cui la scarsa capacità di prendere consapevolezza delle emozioni e di farvi fronte renderebbe gli individui alessitimici vulnerabili agli stress continui.
Si è visto che quelle rare popolazioni che vivono lontane dalla cosiddetta civiltà industriale godono ancora di un basso rischio cardiovascolare, legato verosimilmente al loro “stile di vita”. La loro attività essenzialmente fisica, le loro abitudini alimentari prive di cibi grassi, permettono di mantenere una pressione bassa, che non si incrementa né con l’età né con la massa corporea, indipendentemente dal sesso.
In alcuni studi si identificano chiaramente una associazione tra l’espressione della collera e l’ipertensione, del tutto indipendente dagli altri fattori di rischio dell’ipertensione stessa.
Il tutto è variabile all’energia che si produce all’interno del nostro corpo che ha la necessità di fuoriuscire dal nostro corpo e se non lo fa, sangue, vene ed arterie ce lo fanno presente. Il nostro corpo parla e se vogliamo imparare a stare bene, il solo modo è dare voce al corpo, ascoltarlo bene e rispondergli nella maniera più adeguata. I meccanismi specifici mediante i quali l’espressione della collera aumenti il rischio di ipertensione rimangono da chiarire, anche se gli effetti patologici determinati dall’ira e dallo stress mentale possono far ritenere plausibile questa associazione, attraverso l’attivazione del sistema nervoso simpatico e dell’asse ipotalamo-ipofisi -surrene, con aumento della frequenza cardiaca, delle resistenze vascolari, della secrezione di cortisolo, delle catecolamine, del glucosio e dell’insulina; tutti meccanismi che possono contribuire alla comparsa o alla progressione dell’ipertensione, e da ultimo anche fattori di crescita e meccanismi endoteliali, stimolati da caratteristiche psicosociali e da fattori stressanti.
Il rapporto tra ipertensione arteriosa e psiche passa attraverso l’intreccio di reazioni biologiche e comportamentali, si tende sempre di più a ritenere che i pazienti ipertesi abbiano meccanismi biologici di adattamento in qualche maniera inefficaci, non orientati in senso vantaggioso e incapaci di modellarsi di fronte ai cambiamenti intrinseci od estrinseci dell’organismo. I sistemi percettivi e i meccanismi di scelta non sembrano capaci di rispondere a stimoli biologici e a stress psicologici continuamente, ma tendono a prolungare la fase di adattamento biologico -comportamentale e funzionale non intenzionalmente fino a raggiungere un nuovo equilibrio ma ad un livello superiore, che può essere a volte durevole ma a volte piuttosto precario.
Quello dellaricerca sull’ipertensione rimane, comunque, un campo aperto e ricco di prospettive da indagare. A tutt’oggi non esiste ancora una teoria univoca che dia una spiegazione del problema, ma diversi punti di vista più o meno vicini tra loro. Sicuramente la patologia ipertensiva offre numerosi spunti interessanti per l’indagine del rapporto mente-corpo e si spera che in un futuro (magari non troppo lontano) si arrivi ad elaborare modelli validi ed esaustivi sull’argomento.
Per questo ci possono essere delle soluzioni pratiche ed immediate, l’attività sportiva.
Solitamente gli ipertesi hanno anche problemi di sovrappeso, quindi un buon modo per perdere peso divertendosi è l’attività fisica.
Comunque al di là di peso, calorie e quant’altro, reputo indispensabile dire che facendo un’ora di attività fisica si mettono in atto le endorfine del buonumore, indispensabile per vivere bene ed essere felici con sé e con gli altri.
Oltre a poter seguire delle consulenze e pratiche di mental training che aiutino le persone a rilassarsi, a centrare i propri obiettivi, in maniera ironica, divertente, ma sicuramente necessita di un impegno e una costanza.
La Psicosomatica
Fino a non molto tempo fa era abitudine categorizzare le patologie in base agli organi, tessuti colpiti; la diagnosi di qualsiasi disturbo passava sempre sotto l’occhio del medico. Succedeva però che a volte qualche malattia non riusciva ad avere una spiegazione clinica. Che fare allora? Semplice: psicosomatica. Così il medico e / o vari specialisti che […]
Federica Goia Aggiornato il
Lascia un commento