Cos’è davvero la psicosomatica
Per lungo tempo le malattie sono state categorizzate in base agli organi colpiti. E quando un disturbo non trovava spiegazione clinica, lo si liquidava come “psicosomatico”: quasi un modo per dire “non sappiamo cos’è”. Ma questa è una lettura sbagliata e riduttiva. La psicosomatica non è la “malattia dei matti”, né un disturbo nervoso di serie B.
Oggi anche la medicina tradizionale riconosce che il benessere fisico può essere influenzato dalle emozioni e dai sentimenti. Il vecchio concetto di malattia come semplice effetto di una causa ha lasciato il posto a una visione multifattoriale: ogni evento nasce dall’intreccio di molti fattori, tra cui quello psicologico assume sempre più importanza. La psicosomatica, quindi, è quella parte della medicina che ha dell’uomo una visione olistica, in cui mondo emotivo e corpo si influenzano reciprocamente.
Una precisazione importante, per evitare pericolose semplificazioni: lo stress o le emozioni non “causano” da sole malattie gravi. Si parla di fattori che possono contribuire, insieme a molti altri, al benessere o al malessere. Nessuno deve sentirsi “colpevole” della propria malattia: il legame mente-corpo è complesso, non una relazione di colpa.
Lo stress: non è (solo) un nemico
Al centro della psicosomatica c’è il concetto di stress, oggi usato spesso in modo improprio per indicare qualsiasi disagio. In realtà, lo stress è di per sé un concetto neutro: indica la risposta che l’organismo mette in atto per affrontare un cambiamento, alzarsi al mattino, affrontare una gara, partire per una gita.
Più precisamente, lo stress è una risposta comportamentale e fisiologica, mediata da un’attivazione emotiva, a sua volta indotta dalla valutazione cognitiva del significato di uno stimolo. Un punto fondamentale: le emozioni che proviamo derivano dai significati che attribuiamo alle situazioni, non dalle situazioni in sé. Ecco perché la stessa circostanza stressa una persona e ne stimola un’altra.
Si distinguono due tipi di risposta:
- l’eustress: la risposta adattiva, positiva, che ci aiuta ad affrontare i cambiamenti;
- il distress: quando la pressione supera le nostre capacità di coping (fronteggiamento). È questo, e non lo stress in sé, a essere un fattore che predispone al malessere.
Quando lo stress diventa cronico
Lo stress diventa dannoso quando si prolunga nel tempo, quando è vissuto in solitudine e quando mancano adeguate “valvole di sfogo”. Dopo le fasi di allarme e resistenza, se la pressione non trova soluzione, subentra l’esaurimento delle energie, con spossatezza e malesseri fisici. Nello stress cronico anche le variazioni ormonali e immunologiche si stabilizzano, favorendo una maggiore vulnerabilità.
Le manifestazioni fisiche possono interessare praticamente ogni organo: dal cuore (tachicardia, ipertensione) all’apparato gastrointestinale (colon irritabile, dispepsia), dalla pelle (sudorazione eccessiva, prurito) alla sfera emotiva (ansia, insonnia, difficoltà di concentrazione, cefalea). È il corpo che, a suo modo, “parla”.
Quando le emozioni non trovano parole
Molte persone faticano ad accorgersi di quando lo stress sta salendo, perché non riescono a dare un nome alle proprie emozioni né a verbalizzarle. Questa difficoltà può favorire l’insorgere di disturbi psicosomatici. Il legame è particolarmente studiato in due ambiti.
I disturbi del comportamento alimentare
Il cibo non è solo nutrimento energetico, ma anche emotivo: una forma di linguaggio. Obesità, sovrappeso, anoressia, bulimia e abbuffate compulsive sono disturbi del comportamento alimentare in cui la dimensione psicologica è centrale. Spesso si accompagnano ad altre forme di sofferenza (disturbi dell’umore, ansia, sintomi ossessivi) e maturano in ambienti familiari “invischiati” o segnati da perdite e minacce all’autostima. La loro cura è un processo complesso e integrato, che richiede l’intervento di più figure professionali.
L’ipertensione e l’alessitimia
L’ipertensione arteriosa è una delle patologie più diffuse. Nella grande maggioranza dei casi è “essenziale”, cioè senza una causa nota unica, e dipende da molti fattori: ereditarietà, dieta, stile di vita, età, e anche fattori psico-emotivi. Alcuni studi hanno legato l’ipertensione all’alessitimia, cioè la difficoltà a riconoscere e verbalizzare le emozioni. Secondo una lettura psicosomatica, chi tende a controllare eccessivamente la propria emotività, privilegiando la “fredda ragione”, potrebbe vivere in modo conflittuale il rapporto con gli affetti. È stata anche osservata un’associazione tra difficoltà a gestire la collera e ipertensione. Restano, va detto, un campo di ricerca aperto: nessuna teoria è ancora definitiva.
Attenzione: l’ipertensione è una condizione seria che va sempre monitorata e trattata dal medico. Considerare i fattori psicologici non sostituisce la diagnosi e la terapia mediche, ma le affianca.
Come prendersi cura di sé
La buona notizia è che si può imparare a gestire lo stress. La scelta della tecnica dipende dalla sua origine: se nasce da difficoltà relazionali, possono aiutare il pensiero positivo e la visualizzazione; se è legato a un eccesso di attivazione fisiologica, sono utili le tecniche di rilassamento. In ogni caso, la loro efficacia dipende dalla pratica costante.
Conta molto anche la fiducia in sé: chi ha un’elevata autoefficacia e sente di padroneggiare le situazioni vive meno tensione; chi non si fida delle proprie capacità sperimenta più ansia. Preziosa, infine, è l’attività fisica: un’ora di movimento attiva le endorfine del buonumore, aiuta a mantenere il peso e la pressione sotto controllo ed è un potente alleato del benessere. Il messaggio di fondo della psicosomatica è semplice e prezioso: il corpo parla, e imparare ad ascoltarlo (dando voce alle emozioni, condividendo gioie e dolori) è una delle chiavi per stare bene. Sempre, quando serve, con il supporto dei professionisti giusti.
Domande frequenti
Cos’è la psicosomatica?
È la parte della medicina che studia, con una visione olistica, come mente e corpo si influenzano a vicenda. Non è la “malattia dei matti”: riconosce che le emozioni possono contribuire al benessere o al malessere fisico, all’interno di una visione multifattoriale della salute.
Lo stress fa ammalare?
Lo stress in sé è neutro: è la risposta dell’organismo ai cambiamenti. Diventa dannoso quando è cronico, vissuto in solitudine e senza sfoghi (distress). Può essere un fattore che contribuisce al malessere, ma non ne è mai l’unica causa: nessuno è “colpevole” della propria malattia.
Cos’è l’alessitimia?
È la difficoltà a riconoscere e verbalizzare le proprie emozioni, considerata un tratto stabile della personalità. Alcuni studi la associano a disturbi psicosomatici come l’ipertensione: chi non riesce a dare voce e gestione alle emozioni può risultare più vulnerabile agli stress prolungati.
Come si può gestire lo stress psicosomatico?
Individuando prima da dove nasce lo stress: per le difficoltà relazionali aiutano pensiero positivo e visualizzazione, per l’eccesso di attivazione le tecniche di rilassamento, la cui efficacia dipende dalla pratica. Molto utili anche l’attività fisica e imparare a dare voce alle proprie emozioni.
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