Una sfida epistemologica per la psicologia
Il discorso epistemologico sulla psicologia ruota da sempre intorno a una domanda: questa disciplina puo dirsi davvero una scienza? La risposta non e secondaria, perche da essa dipende la possibilita di disporre di una scienza nuova, capace di superare la rigida contrapposizione, ormai secolare, tra scienze naturali e scienze umanistiche cara al filosofo tedesco Wilhelm Dilthey gia nel 1894.
Se accettiamo la definizione di scienza come parasinonimo del metodo sperimentale di galileiana memoria, quei confini diventano piu labili e il nostro senso critico ne accetta le conseguenze. Ma perche un sapere abbia valore epistemico non basta il tipo di metodologia impiegata: occorre accogliere anche la concezione meccanicistica del mondo, che le cosiddette scienze esatte condividono come nucleo centrale del loro sviluppo.
L’uomo come elaboratore di informazioni
In questa cornice si colloca la prospettiva cognitiva. Adottarla in psicologia ha significato considerare l’uomo alla stregua di un elaboratore di informazioni, codificate sotto forma di simboli. Le operazioni mentali che compiamo possono cosi essere descritte attraverso opportuni processi di calcolo. E questo il cuore della prospettiva computazionale: la mente non e una scatola misteriosa, ma un sistema che riceve input, li manipola secondo regole e produce output.
Da qui nasce il parallelismo tra processi cognitivi ed elaborazioni svolte da un computer. Lo stesso parallelismo che nel 1955 ha portato John McCarthy a coniare l’espressione Intelligenza Artificiale, sigla IA. Chi voglia muoversi nei meandri dell’IA e della psicologia cognitiva non puo dimenticare gli assiomi che caratterizzano il paradigma delle scienze esatte, nel senso che Thomas Kuhn diede a questo termine nel 1962: accettare una concezione meccanicistica del mondo implica accettare una o piu concezioni meccanicistiche del costrutto che chiamiamo mente.
Mente e macchina: un’analogia, non un’identita
E utile precisare un punto che spesso genera confusione. Dire che la mente elabora informazioni come un computer e un’analogia di lavoro, non l’affermazione che il cervello sia letteralmente un calcolatore. La metafora computazionale serve a costruire modelli verificabili dei processi mentali, dalla memoria all’attenzione al linguaggio. La sua forza sta nel rendere misurabile e simulabile cio che prima restava descrizione qualitativa.
Gli assiomi della concezione meccanicistica
La prospettiva computazionale eredita un insieme di postulati ispirati alle idee di Newton e Laplace. Vale la pena esaminarli, perche e su di essi che si reggono i modelli e, come vedremo, e su di essi che si aprono le crepe.
1. Il mondo e un aggregato di componenti elementari (atomi, molecole, cellule, neuroni).
2. Ciascuna componente e origine di azione nei confronti delle altre.
3. Le azioni sono indipendenti tra loro.
4. La scienza descrive i fenomeni attraverso modelli matematici e non pretende di spiegarli.
5. Ciascun modello deve presentare caratteristiche deterministiche nell’evoluzione temporale dei fenomeni studiati.
6. Ciascun modello deve consentire la previsione completa del fenomeno studiato in qualsiasi istante di tempo.
Sono assunti potenti: rendono la realta scomponibile, prevedibile, calcolabile. Funzionano benissimo finche i fenomeni restano semplici e le componenti davvero indipendenti.
Dove i postulati incontrano la complessita
Il problema e che i processi cognitivi non sono semplici. Alcuni di questi postulati vanno incontro a seri problemi proprio quando li si applica alla complessita dei fenomeni mentali, e alle difficolta matematiche spesso insormontabili che ne derivano. Il determinismo e la previsione completa, in particolare, vacillano di fronte a sistemi in cui le componenti interagiscono in modo non lineare e le azioni non sono affatto indipendenti.
Va aggiunta una cautela sul lessico. Il termine complessita viene talvolta usato impropriamente come sinonimo di non conoscenza, e altre volte in senso giustificazionista, per coprire cio che un modello non riesce a spiegare. Distinguere la complessita reale di un sistema dalla nostra ignoranza temporanea e un passaggio metodologico decisivo.
Una sfida che restituisce qualcosa
La psicologia, affrontando questi limiti, non si limita a ricevere strumenti da fisica e matematica: lancia a sua volta una sfida che nei decenni a venire portera un contributo a quelle discipline. E gia accaduto in passato: l’astronomia, alle prese con problemi pratici di osservazione e previsione, ha spinto in avanti la matematica e la fisica. La mente, con la sua complessita irriducibile, puo svolgere oggi un ruolo analogo.
Domande frequenti
Che cos’e la prospettiva computazionale in psicologia?
E l’approccio che considera l’uomo come un elaboratore di informazioni codificate in simboli, e descrive i processi mentali attraverso operazioni di calcolo. Tratta la mente come un sistema che riceve, manipola e produce informazione secondo regole definite.
Che rapporto c’e tra prospettiva computazionale e intelligenza artificiale?
I due ambiti condividono il parallelismo tra processi cognitivi ed elaborazioni di un computer. Proprio da questa analogia John McCarthy coniò nel 1955 l’espressione Intelligenza Artificiale. Psicologia cognitiva e IA si sono sviluppate scambiandosi modelli e metafore.
Su quali assunti si fonda questo approccio?
Si fonda sulla concezione meccanicistica del mondo ispirata a Newton e Laplace: la realta e scomponibile in componenti elementari, i modelli sono deterministici e devono permettere la previsione completa dei fenomeni. Sono gli stessi assiomi delle scienze esatte.
Quali sono i limiti della prospettiva computazionale?
Il principale e la complessita dei processi cognitivi, che mette in crisi il determinismo e la previsione completa. Le componenti della mente non sono realmente indipendenti e interagiscono in modo non lineare, generando difficolta matematiche spesso insormontabili.
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