Psicoterapia e Psicoanalisi

La Neuropsicanalisi

Per oltre un secolo psicoanalisi e neuroscienze si sono guardate con sospetto, come due mondi inconciliabili. La neuropsicanalisi nasce per superare questa frattura: integrare la comprensione profonda della mente propria della psicoanalisi con il rigore sperimentale delle neuroscienze. L’idea di fondo è semplice e potente: entrambe studiano la stessa cosa, la mente umana, ma da […]

Psicolab — La Neuropsicanalisi
Per oltre un secolo psicoanalisi e neuroscienze si sono guardate con sospetto, come due mondi inconciliabili. La neuropsicanalisi nasce per superare questa frattura: integrare la comprensione profonda della mente propria della psicoanalisi con il rigore sperimentale delle neuroscienze. L’idea di fondo è semplice e potente: entrambe studiano la stessa cosa, la mente umana, ma da due prospettive diverse. Metterle in dialogo può aprire una comprensione nuova e più completa dell’essere umano.

Due discipline, un unico oggetto

La neuropsicanalisi integra la psicoanalisi con le scoperte delle neuroscienze, offrendo alla prima la possibilità di uscire da un isolamento crescente e di servirsi di metodi di controllo sperimentale delle proprie osservazioni. Propone un linguaggio integrato e un metodo che consentano di indagare la mente contemporaneamente da entrambe le prospettive, garantendo che le due serie di osservazioni si riferiscano davvero alla stessa componente della realtà.

L’obiettivo, come rivela la sua stessa denominazione, è integrare le due discipline per superare il tradizionale dualismo tra il somatico e lo psichico, tra corpo e mente. È proprio questo dualismo, infatti, ad aver a lungo ostacolato una comprensione dell’uomo nella sua integrità: da un lato la mente come esperienza interna, dall’altro il cervello come organo fisico.

Mark Solms e il metodo

Il principale promotore di questa disciplina è Mark Solms, neurologo e psicoanalista contemporaneo. Sul piano pratico, Solms opera in una duplice prospettiva: esegue un esame neuropsicologico il più dettagliato possibile su pazienti con una lesione neurologica focale e, allo stesso tempo, li sottopone a una psicoanalisi classica. In questo modo indaga empiricamente le possibili correlazioni tra i meccanismi del cervello e quelli della psiche.

Solms sostiene che neuroscienze e psicoanalisi si siano fronteggiate per decenni sulla base di un’incomprensione. Lo stesso Freud si allontanò dall’osservazione neurologica per dedicarsi alla psicoanalisi non per una posizione contraria alle spiegazioni neurologiche, ma per il carattere ancora primitivo delle conoscenze neurologiche del suo tempo. D’altra parte, anche le neuroscienze hanno a lungo guardato con sospetto alla psicoanalisi, ritenendola troppo aleatoria e lontana dalla loro concezione materialistica della mente.

La neuropsicanalisi vuole andare oltre la neuropsicologia classica, che si sofferma sullo strato “superficiale” della mente, cioè sulle funzioni di base come percezione, memoria, linguaggio e attenzione, trascurando le dinamiche più profonde. Per cogliere queste ultime entrano in gioco altri elementi: una relazione di fiducia tra medico e paziente, l’attenzione ai contenuti latenti oltre che manifesti, e strumenti tipici del setting psicoanalitico come la libera associazione e l’interpretazione dei sogni.

Un caso emblematico: la “sindrome dell’emisfero destro”

Il punto di partenza di Solms è la convinzione che psicoanalisti e neuroscienziati studino la stessa cosa: la mente umana e le leggi che ne regolano il funzionamento. Ma con metodi diversi. Gli psicoanalisti privilegiano l’esperienza interna e guardano alla mente come alla superficie interna della coscienza; i neuroscienziati privilegiano la percezione esterna e la guardano dall’esterno, come un organo fisico. Solms propone di studiare pazienti con danni cerebrali focali, descrivendone l’anatomia ma usando anche concetti psicoanalitici per capire come la lesione alteri la loro vita emotiva e motivazionale.

Un banco di prova è la cosiddetta sindrome dell’emisfero destro. Diverse teorie hanno cercato di spiegarne gli aspetti non spaziali:

  • L’ipotesi dell’attivazione attenzionale: l’emisfero destro sarebbe attento a entrambi i lati dello spazio, quello sinistro solo al lato destro; un danno all’emisfero destro lascerebbe quindi solo un’attenzione unilaterale. Spiega alcuni sintomi, ma non l’intero quadro.
  • L’ipotesi delle emozioni negative: l’emisfero destro sarebbe specializzato nelle emozioni negative, quello sinistro in quelle positive. Un danno a sinistra causerebbe depressione, uno a destra l’effetto opposto. Spiega gli aspetti emotivi, ma ignora quelli spaziali.
  • L’ipotesi del monitoraggio somatico: l’emisfero destro sarebbe specializzato nella consapevolezza del corpo, per cui un suo danno pregiudicherebbe la consapevolezza emotiva.

Il limite del ragionamento clinico-anatomico

Solms rifiuta tutte e tre le ipotesi, perché condividono un ragionamento tipico del metodo clinico-anatomico: se una funzione appare deficitaria a causa di un danno cerebrale, l’area danneggiata deve essere “specializzata” proprio in quella funzione. Questo ragionamento non convince quando applicato alla vita emozionale. Gli psicoterapeuti, infatti, hanno una concezione dinamica delle emozioni: può accadere che il meccanismo sottostante a un disturbo si riveli l’opposto di come appare in superficie. È qui che la prospettiva psicoanalitica aggiunge qualcosa di decisivo.

Il caso della signora M: la rimozione “in diretta”

L’esempio più affascinante riguarda l’anosognosia, la condizione in cui un paziente, pur essendo paralizzato a causa di una lesione, nega di esserlo. Le neuroscienze la studiano come meccanismo; la neuropsicanalisi sostiene che vada integrata con spiegazioni psicologiche, perché accanto alla base biologica entrano in gioco processi inconsci legati alla rimozione, alla negazione, al narcisismo e al principio di realtà.

Il caso della signora M lo illustra bene. La paziente presenta un’anosognosia con paralisi del lato sinistro. Un esperimento noto consiste nell’introdurre acqua ghiacciata nell’orecchio sinistro: durante l’effetto di questa stimolazione, il sintomo scompare completamente. In quei minuti la signora M non solo riconosce la propria paralisi, ma ammette di essere stata paralizzata per tutto il tempo, anche nel momento in cui, poco prima, negava tutto. Poi, svanito l’effetto, torna a negare completamente la paralisi.

Ancora più significativo è ciò che accade dopo. Esaminata alcune ore più tardi, la signora M non solo ricomincia a negare la paralisi, ma rimuove anche il fatto di averla ammessa durante la stimolazione. Questi risultati suggeriscono qualcosa di profondo: l’informazione sulla paralisi continua a essere trasmessa al cervello, la negazione non impedisce la memorizzazione, e a un livello più profondo la paziente “sa” di essere paralizzata. È il meccanismo della rimozione a impedirle la consapevolezza di ciò che inconsciamente già conosce, perché quella conoscenza rappresenterebbe una fonte di disagio intollerabile.

In altre parole, la rimozione funge da evitamento del disagio che la malattia crea, mentre a un livello più profondo la paziente mantiene una qualche forma di conoscenza dell’arto paralizzato. Inconsciamente percepisce le informazioni provenienti dalla parte paralizzata; ciò che viene perso è il pensiero relativo all’evento traumatico. È, in sostanza, una dimostrazione sperimentale e oggettiva di quel meccanismo di rimozione che la psicoanalisi teorizza da oltre un secolo.

Perché questa integrazione è preziosa

Il caso della signora M mostra un principio importante: i “vuoti” lasciati dalle funzioni perse vengono riempiti da altre modalità, in un gioco dinamico di processi. La metodologia neuropsicoanalitica aggiunge così nuovi elementi alle conoscenze su un disturbo neurologico e, allo stesso tempo, conferisce più scientificità alla psicoanalisi. In questo caso, come in molti altri, la psicoanalisi è stata in grado di spiegare il comportamento fisiologico di pazienti con lesione cerebrale.

La neuropsicanalisi, in definitiva, non chiede a una disciplina di sostituire l’altra, ma di collaborare. Superando il dualismo tra corpo e mente, apre la strada a una comprensione più ricca e integrata dell’essere umano: un ponte tra il cervello, studiato dall’esterno, e la mente, esplorata dall’interno.

Domande frequenti

Cos’è la neuropsicanalisi?

È una disciplina che integra la psicoanalisi con le neuroscienze, per studiare la mente umana da entrambe le prospettive. Il suo obiettivo è superare il dualismo tra corpo e mente e giungere a una comprensione più completa delle funzioni mentali e dei disturbi psichici.

Chi è il principale promotore?

Mark Solms, neurologo e psicoanalista contemporaneo. Studia pazienti con lesioni cerebrali focali combinando un dettagliato esame neuropsicologico con la psicoanalisi classica, per indagare le correlazioni tra i meccanismi del cervello e quelli della psiche.

Cosa dimostra il caso della signora M?

Che la negazione della propria paralisi (anosognosia) non impedisce al cervello di “sapere”. La paziente, dopo aver ammesso la paralisi durante una stimolazione, torna a negarla e rimuove persino di averla ammessa: una dimostrazione oggettiva del meccanismo psicoanalitico della rimozione.

Perché psicoanalisi e neuroscienze possono integrarsi?

Perché studiano lo stesso oggetto, la mente, da punti di vista diversi: l’esperienza interna la prima, l’organo fisico le seconde. Integrandole si superano i limiti di ciascuna: la psicoanalisi guadagna verificabilità sperimentale, le neuroscienze accedono alle dinamiche profonde e inconsce.

La neuropsicanalisi nasce per superare la storica frattura tra psicoanalisi e neuroscienze, partendo da un’idea semplice: entrambe studiano la mente, da prospettive diverse. Il suo promotore, Mark Solms, combina l’esame neurologico dei pazienti con lesioni cerebrali e la psicoanalisi classica. Il caso della signora M ne è l’esempio più potente: la sua anosognosia mostra “in diretta” il meccanismo della rimozione, offrendone una dimostrazione oggettiva. Superando il dualismo tra corpo e mente, questa disciplina rende la psicoanalisi più verificabile e le neuroscienze più capaci di cogliere le dinamiche profonde della psiche.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *