Psicologia Sociale e del Comportamento

La Mente Sedotta dall´Arte

Ecco in anteprima per voi parte dell´intervista rilasciata dal Dott. Luca Ticini e che verrà pubblicata nei prossimi giorni sul giornale locale ´L´eco di Bergamo´. “La neuroestetica è un nuovo campo di ricerca che si avvale delle moderne tecnologie, come la risonanza magnetica funzionale, per cercare di capire cosa succede nel nostro cervello quando guardiamo […]

Psicolab — La Mente Sedotta dall´Arte

Ecco in anteprima per voi parte dell´intervista rilasciata dal Dott. Luca Ticini e che verrà pubblicata nei prossimi giorni sul giornale locale ´L´eco di Bergamo´.
“La neuroestetica è un nuovo campo di ricerca che si avvale delle moderne tecnologie, come la risonanza magnetica funzionale, per cercare di capire cosa succede nel nostro cervello quando guardiamo un’opera d’arte e proviamo delle emozioni.
Non è una scienza che vuole spiegare l’arte, essa può essere definita come un momento di incontro, un dialogo fra neuroscienziati, artisti e filosofi con lo scopo di capire meglio la nostra mente.
Perché mettere a contatto dei campi apparentemente così distanti fra loro? Perché come i neurobiologi, anche gli artisti esplorano i limiti e le potenzialità della mente umana e quindi del nostro cervello. Con i mezzi a loro più consoni come la matita e la stoffa nel caso dello stilista Giuseppe Papini o il pennello e la tela nel caso di Emilio Belotti, essi esplorano le capacità percettive della nostra mente conducendo misure che sono differenti dalle misure scientifiche ma ugualmente accurate.
Perciò, presentando le opere di questi artisti è possibile raccontare qualcosa sul nostro cervello, dimostrando come essi durante il loro lavoro creativo indaghino – forse in modo inconsapevole – la propria mente.
Ho citato come l’astrazione che Belotti raggiunge nelle proprie opere sia, al pari del percorso creativo di Piet Mondrian, un’esplorazione dei meccanismi elementari della percezione delle forme complesse. E come i volti sfumati e privi di identità nei suoi dipinti conducano ad un maggior coinvolgimento emotivo dello spettatore.
Nel caso dello stilista Papini, ho parlato del nostro primo incontro nel suo atelier e del pranzo assieme durante il quale in pochi minuti l’artista ha creato due bozze per gli abiti della nuova collezione 2007. Un chiaro esempio di come la creatività e l’immaginazione siano legate alla capacità di generare nuove ed improvvise relazioni che dipendono dalla capacità del cervello umano di generare nuove connessioni fra le aree del cervello.
Ho dimostrato, partendo dal triangolo di Kanizsa per arrivare alla Pietà Rondanini di Michelangelo, come “vedere sia già un’operazione creatrice” (citando le parole di Henrie Matisse). Fin dai primi e più semplici passi percettivi il cervello si impone sugli stimoli visivi, permettendoci diverse interpretazioni.
Successivamente ho posto la domanda: cosa avviene nel nostro cervello quando ammiriamo e ci emozioniamo davanti le opere su tela di Emilio Belotti e le opere di seta di Giuseppe Papini?
Quando ci concentriamo sui ritratti, si attiva un’area del cervello specializzata per la percezione delle facce. Se guardiamo i colori e soprattutto se questi sono accesi come nel caso delle opere dei due artisti, l’area dei colori nel cervello diviene attiva. Quando guardiamo una modella sfilare, si attiva l’area della percezione del movimento. Ciò avviene perchè il cervello è altamente modulare e i principali attributi del mondo visibile, come il colore, la forma, il movimento, sono elaborati in aree precise. Nel caso in cui l’area del colore venga compromessa, la percezione del colore viene persa e ciò che rimane è un mondo visto in “gradazioni di grigio sporco”.
Il risultato del lungo lavoro di Papini e Belotti ci emoziona. Essi hanno creato ciò che soddisfa e piace al loro cervello e in questo modo hanno creato qualcosa che emoziona anche altre persone.
Certo ognuno di noi prova differenti esperienze estetiche, ma in questa variabilità ci sono dei processi comuni, ed alla domanda perché ci piace un dipinto o un abito, la risposta è che una certa parte ben precisa del cervello nella corteccia orbito-frontale diviene attiva.
Durante questo mio intervento, impreziosito dalla presenza in sala delle opere di questi due grandi artisti, abbiamo compreso qualcosa su come lavora il cervello. Questa è lo scopo che si prefigge e per il quale è nata proprio la Società Italiana di Neuroestetica.
In una cornice veramente speciale organizzata con grande entusiasmo dalla Associazione Adnexus, ho avuto il piacere di parlare di questi argomenti a me così cari con una platea interessata e che mi ha dato moltissime soddisfazioni.”

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