Che cos’è, e cosa non è
La mediazione familiare è un percorso in cui un terzo imparziale aiuta due persone in separazione a costruire accordi sull’organizzazione della vita familiare, in particolare riguardo ai figli.
Il mediatore non decide e non propone soluzioni proprie: facilita una negoziazione le cui decisioni restano interamente delle parti.
Va distinta da ciò con cui viene confusa: non è una terapia di coppia e non mira a ricostituire la relazione; non è una consulenza legale e non sostituisce l’avvocato; e non è la conciliazione giudiziale, che avviene dentro il procedimento.
Va aggiunto un elemento fondamentale: è volontaria. Una mediazione a cui una delle parti partecipa costretta non ha le condizioni per funzionare, e la volontarietà è considerata un requisito, non una preferenza.
E ne è caratteristica la riservatezza: quanto emerge nel percorso non è destinato a essere portato davanti al giudice, ed è questo a rendere possibile parlare senza calcolare l’effetto processuale di ogni frase.
Cosa dicono i dati
Le rassegne indicano risultati coerenti su alcuni aspetti.
Maggiore soddisfazione delle parti rispetto ai percorsi esclusivamente giudiziali, e maggiore percezione di equità del processo.
Accordi che tendono a essere più duraturi e un minore ricorso successivo al giudice.
Tempi e costi complessivi inferiori.
Va però riportato ciò che risulta meno chiaro: gli effetti sulla riduzione del conflitto a lungo termine e sull’adattamento dei figli sono meno consistenti di quanto le presentazioni entusiaste suggeriscano. La mediazione migliora il processo più di quanto trasformi la relazione.
E un limite metodologico noto: chi accetta di partecipare non è rappresentativo di chi ha il conflitto più intenso, cioè proprio della popolazione in cui il beneficio sarebbe maggiore.
Quando non è lo strumento
Le controindicazioni vanno dette senza attenuazioni, perché sono la parte in cui l’errore costa di più.
In presenza di violenza domestica o di controllo coercitivo la mediazione non è indicata e può essere pericolosa: presuppone una parità di potere che non esiste, espone la persona a un contatto diretto, e ciò che viene detto in seduta può avere conseguenze dopo.
Va segnalato che i percorsi seri prevedono uno screening preliminare su questo, e che la sua assenza è un elemento su cui informarsi.
È inoltre poco praticabile in presenza di forte squilibrio informativo (quando una parte non ha accesso alle informazioni economiche) o di condizioni non trattate che compromettono la capacità di negoziare.
Cosa aspettarsi e come prepararsi
- Il mediatore è imparziale: non è dalla parte di nessuno, e attendersi un alleato porta a interpretare l’imparzialità come ostilità.
- L’oggetto sono accordi concreti (tempi, organizzazione, decisioni, aspetti economici) non l’attribuzione di responsabilità sul passato.
- Gli accordi raggiunti vanno poi formalizzati nelle sedi appropriate: il proprio avvocato resta necessario.
- Arrivare con le priorità chiare e distinguere ciò che è essenziale da ciò che è negoziabile.
- E tenere presente l’unico criterio che orienta davvero: ciò che riduce l’esposizione dei figli al conflitto vale più di qualunque punto ottenuto.
Domande frequenti
La mediazione serve a riconciliarsi?
No: non e una terapia di coppia. Serve a costruire accordi sull’organizzazione della vita familiare dopo la separazione.
Il mediatore decide?
No: e imparziale, non propone soluzioni proprie e le decisioni restano interamente delle parti.
Sostituisce l’avvocato?
No. Gli accordi raggiunti vanno formalizzati nelle sedi appropriate, e l’assistenza legale resta necessaria.
Quando non e indicata?
In presenza di violenza domestica o controllo coercitivo, dove presuppone una parita che non esiste e puo risultare pericolosa.
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