Cosa significa fototrasduzione dei bastoncelli
I bastoncelli sono i fotorecettori responsabili della visione in condizioni di scarsa illuminazione. Al loro interno la luce attiva un fotopigmento di membrana chiamato rodopsina, formato da una proteina (l’opsina, con sette alfa eliche) e da una piccola molecola derivata dalla vitamina A, il retinale. Quando il retinale assorbe la radiazione luminosa cambia conformazione e attiva l’opsina, innescando una cascata biochimica che coinvolge le proteine G e un enzima effettore. Questo enzima degrada il GMP ciclico, fa cessare la corrente di sodio entrante (la cosiddetta corrente al buio) e iperpolarizza la cellula. In altre parole, i bastoncelli rispondono alla luce iperpolarizzandosi.
Fototrasduzione dei bastoncelli in pratica
La forza di questo meccanismo sta nell’amplificazione del segnale: ciascuna molecola di fotopigmento attiva molte proteine G e ciascuna proteina G attiva molte molecole di enzima. Grazie a questa catena, il sistema visivo umano arriva a rilevare anche un singolo fotone, l’unita elementare di energia luminosa. E’ questo il motivo per cui, dopo un periodo di adattamento, riusciamo a distinguere forme e movimenti in una stanza quasi buia o sotto un cielo notturno: sono i bastoncelli, con la loro elevata sensibilita, a sostenere la visione scotopica.
Termini correlati
Concetti vicini utili per inquadrare la voce sono: fotorecettori (bastoncelli e coni), rodopsina, trasduzione del segnale e adattamento al buio. Si collegano inoltre la nozione di soglia assoluta nella percezione visiva e la distinzione tra visione scotopica (bastoncelli) e fotopica (coni).
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