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La discriminazione tonale

La maggior parte di noi può discriminare differenze molto piccole nelle frequenze sonore lungo l´intera gamma di suoni udibili (da 20 Hz fino a 20000Hz). La capacità di individuare una variazione di frequenza viene normalmente misurata in termini di differenza di frequenza minima discriminabile tra due toni. Il tono si riferisce esclusivamente all´esperienza sensoriale, ossia […]

Psicolab — La discriminazione tonale

La maggior parte di noi può discriminare differenze molto piccole nelle frequenze sonore lungo l´intera gamma di suoni udibili (da 20 Hz fino a 20000Hz). La capacità di individuare una variazione di frequenza viene normalmente misurata in termini di differenza di frequenza minima discriminabile tra due toni.
Il tono si riferisce esclusivamente all´esperienza sensoriale, ossia alle risposte dei soggetti ai suoni. La frequenza, invece, descrive una proprietà fisica dei suoni.
Come possiamo spiegare l´abilità di discriminare i suoni?
Esistono due teorie principali:
1. la teoria del luogo (per alte frequenze) stabilisce che la nostra percezione dei suoni dipende dal luogo in cui il suono provoca il massimo sollevamento della membrana basilare. Il “luogo” , in relazione a questa teoria, include anche i neuroni che vengono stimolati lungo le vie uditive centrali. Cellule nervose specifiche, cioè, ricevono eccitazione da una particolare porzione della membrana basilare rispondendo pertanto a una data frequenza dello stimolo.
2. la teoria della scarica (per basse frequenze) mette in luce le relazioni intercorrenti tra la frequenza degli stimoli acustici e l´organizzazione temporale delle scariche nervose. Secondo questa teoria, l´organizzazione dell´attività di scarica di una singola cellula nervosa evidenzia la frequenza dello stimolo, dal momento che ad ogni cambiamento nella frequenza dello stimolo si ha un´alterazione della configurazione della scarica neurale.
Queste due teorie non sono necessariamente in contrapposizione, infatti la migliore posizione sulla percezione tonale sostenuta attualmente incorpora entrambe le teorie. Ci si riferisce a questa visione combinata come alla teoria duplice.
La localizzazione uditiva dipende dalle differenze dei suoni che arrivano alle due orecchie. Per i suoni a bassa frequenza, il tempo di arrivo alle due orecchie è particolarmente importante. Per i suoni ad alta frequenza sono determinanti le differenze di intensità.

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