Perché è la fase che conta di più
Gli studi che hanno seguito le persone nel tempo mostrano un dato spesso ignorato: la quota di tempo trascorsa in depressione è nettamente superiore a quella trascorsa in fasi di attivazione, in entrambe le forme del disturbo.
È quindi la fase che determina in larga parte la qualità della vita, il funzionamento lavorativo e relazionale, e il rischio complessivo.
Ed è la fase in cui le persone si rivolgono ai servizi: quasi nessuno chiede aiuto per una fase di attivazione, mentre la sofferenza depressiva spinge a farlo.
Somiglianze e differenze con la depressione unipolare
I criteri diagnostici dell’episodio depressivo sono gli stessi: umore depresso o perdita di interesse per almeno due settimane, con alterazioni di sonno, appetito, energia, concentrazione, autostima e, nei casi più gravi, pensieri di morte.
Non esiste un sintomo che distingua con certezza le due forme. Esistono però indizi che, presi insieme, orientano il sospetto.
- Esordio in età più giovane.
- Episodi più numerosi, più brevi e a insorgenza più rapida.
- Maggiore frequenza di sintomi atipici: aumento del sonno e dell’appetito anziché riduzione, sensazione di pesantezza fisica.
- Familiarità per disturbo bipolare.
- Depressione insorta nel periodo successivo al parto.
- Scarsa o instabile risposta a più trattamenti antidepressivi, o comparsa di attivazione durante il trattamento.
Va sottolineato che nessuno di questi elementi è dirimente da solo: sono indicatori di probabilità, non criteri.
Perché la distinzione ha conseguenze
Il punto pratico più rilevante.
Nel disturbo bipolare gli antidepressivi da soli non sono il trattamento di riferimento: le linee guida raccomandano stabilizzatori dell’umore o determinati antipsicotici, con eventuale associazione valutata caso per caso.
La ragione è che in una parte delle persone il trattamento antidepressivo isolato può indurre attivazione, stati misti o accelerazione del decorso.
Va detto con precisione che l’entità di questo rischio è oggetto di discussione fra specialisti e varia molto fra individui: non è un divieto assoluto ma una decisione clinica che richiede valutazione.
La conseguenza per chi legge è semplice e non negoziabile: la scelta e la modifica della terapia spettano allo psichiatra, e la sospensione autonoma è fra i fattori di rischio più documentati per le ricadute.
Cosa aiuta oltre ai farmaci
Gli interventi non farmacologici hanno evidenze consistenti nel ridurre le ricadute, e affiancano la terapia senza sostituirla.
La psicoeducazione, individuale o di gruppo, è fra gli interventi con le prove migliori: riconoscere i segnali precoci, conoscere la condizione, avere un piano concordato.
La regolarità dei ritmi: orari di sonno, pasti e attività stabili. È un intervento specifico per questa condizione, non un consiglio generico, e ha una base sperimentale.
Il coinvolgimento dei familiari, che riduce le ricadute nei programmi strutturati.
Le psicoterapie strutturate per la fase depressiva, con attenzione a non aumentare l’attivazione.
Un’ultima informazione che va detta apertamente: il rischio suicidario nel disturbo bipolare è significativamente più alto della popolazione generale, e si concentra nelle fasi depressive e negli stati misti. Parlarne esplicitamente con il curante non aumenta il rischio: è ciò che permette di intervenire.
Domande frequenti
La depressione bipolare e diversa da quella comune?
I criteri diagnostici sono gli stessi e nessun sintomo la distingue con certezza. Esistono pero indicatori di probabilita, come esordio giovane, episodi brevi e sintomi atipici.
Perche la distinzione e importante?
Perche nel disturbo bipolare gli antidepressivi da soli non sono il trattamento di riferimento e in una parte delle persone possono indurre attivazione o instabilita.
Quale fase pesa di piu?
La depressiva: occupa molto piu tempo delle fasi di attivazione e determina in larga parte qualita di vita e funzionamento.
Cosa aiuta oltre ai farmaci?
Psicoeducazione, regolarita dei ritmi di sonno e attivita, coinvolgimento dei familiari e psicoterapie strutturate. Riducono le ricadute ma non sostituiscono la terapia.
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