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La Biologia E Il Senso Della Malattia

Esistono approcci che promettono di svelare il “senso nascosto” delle malattie, sostenendo che ogni patologia, dal diabete al cancro, sia in realtà la soluzione a un conflitto emotivo o a una “memoria” ereditata dagli antenati. Sono proposte affascinanti, che parlano alla comprensibile domanda “perché proprio a me?”. Ma dietro questa suggestione si nasconde una pseudoscienza […]

Psicolab — La Biologia E Il Senso Della Malattia
Esistono approcci che promettono di svelare il “senso nascosto” delle malattie, sostenendo che ogni patologia, dal diabete al cancro, sia in realtà la soluzione a un conflitto emotivo o a una “memoria” ereditata dagli antenati. Sono proposte affascinanti, che parlano alla comprensibile domanda “perché proprio a me?”. Ma dietro questa suggestione si nasconde una pseudoscienza potenzialmente molto pericolosa. Vediamo cosa afferma la cosiddetta “biologia totale” o “decodifica biologica”, perché non ha alcun fondamento scientifico e quali rischi comporta per la salute.

Che cosa sostiene la “decodifica biologica”

La “decodifica biologica”, nota anche come “biologia totale del vivente”, è un insieme di teorie secondo cui la malattia non sarebbe un processo da curare, ma un “programma biologico di sopravvivenza”: una risposta adattiva a un conflitto emotivo, spesso inconscio, oppure a un trauma non risolto ereditato dalla propria storia familiare, le cosiddette “memorie genealogiche”. Ogni organo o sintomo verrebbe messo in corrispondenza con un preciso tipo di conflitto psicologico, in un sistema che pretende di spiegare praticamente ogni patologia, comprese le più gravi.

Questi approcci si presentano spesso in seminari di “crescita personale”, rivolti anche a chi non ha alcuna formazione medica, e promettono di “liberarsi dei blocchi” per guarire alla radice. Il linguaggio è suggestivo e olistico, e fa leva su un bisogno autentico: dare un senso alla sofferenza. Proprio questa suggestione, però, li rende insidiosi.

Perché non ha fondamento scientifico

È necessaria la massima chiarezza: la decodifica biologica e le teorie affini non hanno alcun fondamento scientifico. Nessuno studio serio ha mai dimostrato che le malattie siano “programmi” attivati da conflitti emotivi secondo le corrispondenze proposte da questi metodi, né che risolvere un presunto conflitto psicologico possa curare una patologia organica. Le cause delle malattie sono molteplici e complesse (genetiche, ambientali, infettive, legate agli stili di vita), e la ricerca medica le studia con metodi rigorosi e verificabili.

Che le emozioni e lo stress possano influenzare la salute è vero ed è studiato dalla scienza, per esempio dalla psiconeuroendocrinoimmunologia. Ma c’è un abisso tra questa affermazione, fondata e prudente, e la pretesa che ogni malattia sia il messaggio cifrato di un conflitto da decodificare. La prima è scienza; la seconda è una costruzione priva di prove, che non può essere verificata né smentita, e che semplifica in modo fuorviante la realtà biologica.

Le origini di queste teorie

La decodifica biologica deriva da un filone che ha origine nella cosiddetta “Nuova Medicina Germanica”, ideata da un medico poi radiato dall’ordine professionale, le cui teorie sono state ripetutamente smentite e associate a casi drammatici di pazienti che, seguendole, hanno rifiutato le cure mediche. Da quel tronco si sono sviluppate diverse varianti e “metodi” personali, spesso legati a singoli autori e diffusi attraverso corsi a pagamento. Il fatto che circolino da anni non è in alcun modo una prova della loro validità.

I rischi concreti per la salute

Il pericolo maggiore di questi approcci è che possono indurre le persone a ritardare o rifiutare cure mediche efficaci. Presentare il cancro, il diabete, l’infarto o le malattie autoimmuni come “conflitti” da risolvere sul piano emotivo o “genealogico” è gravissimo, perché per queste patologie esistono trattamenti che salvano la vita e la cui interruzione può avere conseguenze fatali.

C’è anche un rischio psicologico. Attribuire la propria malattia a un conflitto personale o familiare irrisolto può generare pesanti sensi di colpa: la persona malata finisce per sentirsi “responsabile” del proprio male, come se non fosse stata capace di risolvere il presunto conflitto. È un peso ingiusto e dannoso, soprattutto in un momento di fragilità. La sofferenza cerca legittimamente un senso, ma questo non deve tradursi in colpevolizzazione né in rinuncia alle cure.

Come orientarsi

Di fronte a una malattia, il riferimento resta la medicina basata sull’evidenza e il rapporto con professionisti sanitari qualificati. È del tutto legittimo cercare anche un sostegno psicologico per elaborare il vissuto emotivo legato alla malattia: uno psicologo o uno psicoterapeuta possono aiutare ad affrontare paura, ansia e stress. Ma questo è cosa ben diversa dall’affidarsi a metodi che promettono di “guarire” decodificando conflitti. Un buon criterio di prudenza è diffidare di chiunque proponga spiegazioni universali per ogni malattia, prometta guarigioni “alla radice” e, soprattutto, inviti implicitamente o esplicitamente a mettere in secondo piano le terapie mediche.

Domande frequenti

Cos’è la “decodifica biologica” o “biologia totale”?

È un insieme di teorie secondo cui le malattie sarebbero “programmi di sopravvivenza” attivati da conflitti emotivi o da “memorie” familiari ereditate. Ogni organo verrebbe associato a un conflitto specifico. Non ha però alcun fondamento scientifico.

È vero che le emozioni influenzano la salute?

Sì, lo stress e le emozioni possono incidere sulla salute, ed è oggetto di studio scientifico. Ma c’è una differenza enorme tra questo dato prudente e la pretesa che ogni malattia sia il “messaggio” di un conflitto da decodificare, che invece è priva di prove.

Perché questi approcci sono pericolosi?

Perché possono indurre a ritardare o rifiutare cure mediche efficaci, con conseguenze anche fatali per patologie gravi come tumori o malattie cardiache. Inoltre colpevolizzano il malato, facendolo sentire responsabile della propria malattia.

A chi rivolgersi per dare un senso alla malattia?

Alle cure di professionisti sanitari qualificati per la parte medica, e a uno psicologo o psicoterapeuta per elaborare il vissuto emotivo. Cercare sostegno psicologico è legittimo e utile; affidarsi a metodi che promettono guarigioni “decodificando conflitti” no.

La “decodifica biologica” e la “biologia totale” promettono di svelare il senso nascosto delle malattie, presentandole come soluzioni a conflitti emotivi o memorie familiari. Sono teorie prive di qualsiasi fondamento scientifico, derivate da un filone pseudoscientifico già ampiamente smentito. Il rischio è duplice: indurre a rifiutare cure mediche salvavita e colpevolizzare chi è malato. È vero che emozioni e stress influenzano la salute, ma da qui a “decodificare” ogni patologia c’è un abisso. Di fronte alla malattia, il riferimento restano la medicina basata sull’evidenza e, per il vissuto emotivo, un professionista della salute mentale.
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