Psicoterapia e Psicoanalisi

L’ anoressia nervosa maschile

L’anoressia nervosa è stata a lungo considerata una malattia esclusivamente femminile, per la sua netta prevalenza tra le donne. Ma esiste, ed è spesso sottovalutata, anche un’anoressia maschile. Riconoscerla è più difficile: mancano alcuni criteri diagnostici classici, pesano lo stigma e il pregiudizio di una “malattia da donne”, e questo porta a diagnosi tardive e […]

Psicolab — L’ anoressia nervosa maschile
L’anoressia nervosa è stata a lungo considerata una malattia esclusivamente femminile, per la sua netta prevalenza tra le donne. Ma esiste, ed è spesso sottovalutata, anche un’anoressia maschile. Riconoscerla è più difficile: mancano alcuni criteri diagnostici classici, pesano lo stigma e il pregiudizio di una “malattia da donne”, e questo porta a diagnosi tardive e più gravi. Questo approfondimento raccoglie ciò che la letteratura scientifica ha messo in evidenza su diagnosi, incidenza, esordio, comorbidità, sessualità, immagine corporea e dinamiche familiari dell’anoressia nervosa nei maschi.

Diagnosi e caratteristiche cliniche

Secondo le indagini epidemiologiche, una quota compresa tra il 5% e il 10% dei pazienti anoressici è di sesso maschile. In letteratura c’è ampio consenso nel considerare le caratteristiche cliniche dell’anoressia nervosa sostanzialmente simili nei due sessi, per diagnosi, severità, caratteristiche demografiche, trattamento ed esito, pur con alcune differenze di genere.

Nei maschi, però, la diagnosi è più difficile. Il criterio dell’amenorrea, cioè l’assenza del ciclo, che nelle donne è un forte indicatore di malnutrizione prolungata, ovviamente non è applicabile, e non esiste allo stato attuale un parametro comparativo altrettanto valido. Alcuni autori propongono di indagare aspetti come la perdita di interesse sessuale, episodi di impotenza e l’abbassamento dei livelli di testosterone. Spesso gli uomini arrivano ai servizi con un quadro fisico già compromesso (complicazioni cardiache, atrofie corticali) per un avanzato stato di malnutrizione. Questo ritardo dipende da due fattori: la vergogna del paziente, legata al retaggio culturale di avere una malattia “femminile”, e il minor sospetto diagnostico degli stessi curanti, che tendono a riconoscere il disturbo solo quando è ormai conclamato.

Incidenza ed esordio

Alcuni studi segnalano un’incidenza significativa dell’anoressia maschile soprattutto considerando le “sindromi parziali”, più comuni tra gli uomini rispetto alle sindromi complete. Si parla di sindrome parziale in presenza di un’ansia estrema e irrazionale legata al peso o alla forma fisica, accompagnata per almeno tre mesi da almeno due tra: distrazione dagli impegni per la preoccupazione sul peso; credenza ingiustificata di essere in sovrappeso; ansia legata all’assunzione di pasti normali; angoscia per minime variazioni di peso, con esercizio fisico eccessivo o uso di lassativi, diuretici e simili.

L’esordio si colloca in genere nella tarda adolescenza o prima età adulta, intorno ai 19-20 anni, in modo simile alle donne, anche se in alcuni studi si delinea una tendenza a un esordio leggermente più tardivo nei maschi. Una delle indagini più ampie della letteratura, condotta su 135 pazienti maschi con disturbi del comportamento alimentare, ha rilevato un’età media di esordio di circa 19 anni.

Comorbidità e fattori di rischio

Gli uomini anoressici presentano un’alta comorbidità, soprattutto con depressione, abuso di sostanze, disturbi di personalità e dipendenza da alcol. Le percentuali risultano nettamente superiori a quelle dei maschi senza disturbi alimentari, ma non particolarmente diverse da quelle delle donne anoressiche. Questo ha portato gli studiosi a interrogarsi sul rapporto tra disturbi alimentari e altre patologie psichiatriche: se il disturbo alimentare derivi da una patologia primaria o se una vulnerabilità psichiatrica predisponga a svilupparlo.

Un fattore di rischio rilevante negli uomini sembra essere il sovrappeso pregresso: molti riportano nella storia personale un passato di obesità e le derisioni subite da coetanei e familiari a causa del peso. L’indice di massa corporea prima dell’esordio, nei maschi anoressici, tende infatti a essere più alto rispetto alle donne, e una parte significativa dei pazienti ha alle spalle un’esperienza di obesità.

Identità di genere e sessualità

Un dato spesso citato riguarda la correlazione tra sessualità e anoressia negli uomini: diversi studi indicano una maggiore presenza di orientamento omosessuale o bisessuale tra i maschi anoressici rispetto alla popolazione generale. Alcune ricerche descrivono anche una perdita di assertività o difficoltà nelle identificazioni maschili. Va però sottolineato che questi risultati non trovano conferma in tutti i lavori e derivano spesso da campioni ristretti, talvolta non in cura per il disturbo.

Le possibili interpretazioni non sono ampiamente documentate, ma un’ipotesi rimanda al periodo di insorgenza: l’anoressia esordisce tipicamente in adolescenza, fase in cui obiettivi centrali dello sviluppo sono il raggiungimento di un’adeguata identità sessuale, la costruzione di legami intimi e la graduale separazione dalle figure genitoriali. Le difficoltà in questi compiti evolutivi potrebbero intrecciarsi con l’insorgere del disturbo.

Immagine corporea e condotte compensatorie

Rispetto alle donne, i maschi anoressici sono talvolta meno preoccupati del peso esatto e più orientati alla forma, in termini di accresciuta muscolosità e riduzione del grasso. Non si concentrano su cosce o natiche, ma piuttosto su spalle, vita e fianchi. Per questo ottengono spesso punteggi inferiori nelle scale che misurano l’insoddisfazione corporea, semplicemente perché quegli strumenti sono tarati su preoccupazioni tipicamente femminili.

Anche le condotte di controllo del peso differiscono: gli uomini usano lassativi e farmaci meno delle donne, ma sono più coinvolti in attività sportive che enfatizzano la forma fisica e più inclini all’esercizio eccessivo. Emerge spesso la tendenza a “nascondere” il disturbo dietro pratiche sportive e regimi alimentari legati ad attività come atletica e jogging, socialmente percepite come sane. È proprio quando queste pratiche raggiungono livelli di rigidità e coercizione psichica che il disturbo alimentare si manifesta.

Tratti psicologici e dinamiche familiari

Gli aspetti caratteriali dei maschi anoressici sono poco studiati. Le ricerche disponibili rilevano una similitudine clinica con le donne per età, diagnosi e durata della malattia, senza grosse differenze riguardo al perfezionismo o ai rapporti interpersonali. I maschi mostrano livelli più bassi nella spinta alla magrezza, nella regolazione degli impulsi e nell’insoddisfazione corporea, ma poche altre differenze significative.

Sul piano familiare, alcuni studi descrivono situazioni di abusi, separazioni e divorzi presenti in misura maggiore rispetto ad altri disturbi alimentari, con un tasso di divorzi nelle famiglie di maschi anoressici superiore a quello del campione femminile. Emerge spesso la figura di una madre iperprotettiva e dipendente accanto a un padre emotivamente distante. L’ambiente familiare tende a essere caratterizzato da un’alta richiesta di perfezione: i figli, nel tentativo di soddisfarla, vivono sentimenti di scarsa autostima e inadeguatezza. Non di rado i padri chiedono ai figli di eccellere nello sport e di raggiungere un fisico muscoloso e “mascolino”.

La letteratura resta comunque carente: a oggi non esistono studi che confermino o smentiscano in modo indiscutibile se questa patologia sia sostanzialmente uguale nei due generi o presenti differenze proprie. Lo psichiatra Eugenio Borgna ha suggerito, in proposito, che la dimensione del tempo vissuto nell’anoressia maschile sia profondamente diversa da quella femminile: un presente senza radici nel passato né aperture verso il futuro, un’esistenza schiacciata sul qui e ora.

Domande frequenti

L’anoressia colpisce anche gli uomini?

Sì. Sebbene sia molto più frequente nelle donne, una quota compresa tra il 5% e il 10% dei pazienti anoressici è di sesso maschile. L’anoressia maschile esiste, ma è spesso sottodiagnosticata a causa dello stigma e della scarsa attenzione clinica.

Perché è più difficile diagnosticarla nei maschi?

Perché manca il criterio dell’amenorrea, valido solo per le donne, e non esiste un parametro comparativo altrettanto forte. Inoltre la vergogna del paziente e il minor sospetto dei curanti ritardano la diagnosi, che spesso arriva quando il disturbo è già grave.

Ci sono differenze nel modo in cui si manifesta?

Sì. Gli uomini tendono a preoccuparsi meno del peso esatto e più della forma e della muscolosità, usano meno lassativi ma più spesso l’esercizio fisico eccessivo, nascondendo il disturbo dietro pratiche sportive considerate sane come atletica o jogging.

Quali fattori di rischio riguardano l’anoressia maschile?

Tra i principali, un passato di sovrappeso o obesità, con esperienze di derisione per il peso; un’alta comorbidità con depressione e abuso di sostanze; e dinamiche familiari segnate da forte richiesta di perfezione, madre iperprotettiva e padre emotivamente distante.

L’anoressia nervosa non è solo femminile: colpisce anche gli uomini, in una quota tutt’altro che trascurabile. Nei maschi è però più difficile da riconoscere, per l’assenza di criteri come l’amenorrea, per lo stigma di una “malattia da donne” e per il minor sospetto clinico, con il rischio di diagnosi tardive e più gravi. Presenta alcune specificità: maggiore attenzione alla muscolosità, ricorso all’esercizio fisico, frequente passato di sovrappeso, alta comorbidità con depressione. Riconoscere che il disturbo esiste anche al maschile è il primo passo per intercettarlo in tempo e offrire cure adeguate.
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