Psicologia Clinica e Psicopatologia

Ipnosi ed E.M.D.R. con atleti

Un professionista descrive un metodo, riferisce che gli atleti che lo hanno seguito si sentivano più sicuri, e conclude che funziona. È il tipo di ragionamento più diffuso nella psicologia applicata, ed è quello su cui vale la pena soffermarsi. Articolo divulgativo. EMDR e ipnosi clinica sono procedure applicabili solo da professionisti abilitati con formazione […]

Psicolab — Ipnosi ed E.M.D.R. con atleti
Un professionista descrive un metodo, riferisce che gli atleti che lo hanno seguito si sentivano più sicuri, e conclude che funziona. È il tipo di ragionamento più diffuso nella psicologia applicata, ed è quello su cui vale la pena soffermarsi.
Articolo divulgativo. EMDR e ipnosi clinica sono procedure applicabili solo da professionisti abilitati con formazione specifica. Nulla di quanto segue costituisce indicazione terapeutica.

Il modello proposto

Il testo originale descrive un percorso in tre fasi: definizione degli obiettivi, individuazione delle risorse necessarie a raggiungerli, e rafforzamento della fiducia nelle proprie capacità.

Sul piano dei contenuti, l’impianto è corretto e coerente con la letteratura.

Gli obiettivi specifici funzionano meglio di quelli generici; il recupero di esperienze passate di riuscita è la fonte principale dell’autoefficacia; l’osservazione di modelli simili a sé, la persuasione di persone credibili e l’interpretazione della propria attivazione ne sono le altre tre.

Nulla di tutto questo è in discussione. La questione riguarda gli strumenti impiegati e il modo in cui se ne valuta l’efficacia.

Sul protocollo di installazione delle risorse

La procedura citata è un adattamento dell’EMDR che, anziché lavorare su un ricordo traumatico, mira a rafforzare l’accesso a esperienze positive.

Va detto con precisione qual è il suo stato.

L’EMDR ha prove consolidate per il disturbo post-traumatico da stress. Gli adattamenti per il potenziamento della prestazione in persone senza quadro clinico hanno invece prove insufficienti: gli studi sono pochi, su campioni ridotti, spesso privi di gruppo di controllo.

E resta aperta la questione già discussa altrove: non è dimostrato che l’elemento attivo dell’EMDR sia la stimolazione bilaterale, il che rende ancora più incerta l’attribuzione degli effetti in un adattamento.

Sull’ipnosi

L’ipnosi clinica ha prove di efficacia in ambiti definiti: controllo del dolore, procedure mediche, alcune condizioni funzionali.

Sull’incremento della prestazione sportiva le prove sono limitate e di bassa qualità, con studi ridotti e risultati non replicati.

Va inoltre precisato che ciò che l’ipnosi produce non è uno stato di controllo dell’operatore: è una condizione di attenzione focalizzata con maggiore risposta al suggerimento, e la suggestionabilità individuale varia molto, una parte delle persone risponde poco o affatto, il che spiega parte dei risultati contraddittori.

Perché l’osservazione clinica non basta

È il punto centrale, e vale ben oltre questo caso.

Le conclusioni riportate (gli atleti apparivano più sicuri, riferivano sensazioni piacevoli, si sentivano pronti) sono osservazioni sincere e non dimostrano che il metodo funzioni. I motivi sono identificabili.

  • Manca un gruppo di confronto: non si sa cosa sarebbe accaduto con un colloquio strutturato qualsiasi, o con il solo passare del tempo.
  • Chi valuta l’esito è chi ha condotto l’intervento e ne è convinto: è la condizione classica in cui l’aspettativa dell’osservatore modella ciò che viene osservato.
  • Gli atleti riferiscono a chi li ha seguiti, e la desiderabilità sociale orienta le risposte.
  • La misura dell’esito è il sentirsi pronti, non la prestazione. Ed è precisamente il punto in cui la prudenza è massima: la fiducia percepita e il rendimento effettivo possono divergere, e in compiti già padroneggiati un eccesso di fiducia può ridurre lo sforzo investito.

Va riconosciuto che il testo originale conclude ammettendo che servono studi controllati. È un’onestà da segnalare, e la conseguenza che ne discende è che il metodo va presentato come promettente e non verificato.

Cosa si può fare intanto

Gli elementi del modello che hanno supporto indipendente si possono usare senza alcun protocollo clinico.

Il recupero dettagliato di un episodio di riuscita: non «ricorda che ce l’hai fatta», ma dove si era, come ci si era preparati, cosa si era provato, come si era gestito il momento difficile.

La prefigurazione del processo (le fasi, gli ostacoli, le azioni) anziché del risultato, eseguita alla velocità reale e con la postura effettiva.

La reinterpretazione dell’attivazione: leggere il battito accelerato come prontezza anziché come paura, che è forse l’intervento con il miglior rapporto fra semplicità ed effetto documentato.

Sono strumenti modesti, verificati, e alla portata di chi lavora con gli atleti senza sconfinare nel clinico.

Domande frequenti

L’EMDR migliora la prestazione sportiva?

Non ci sono prove sufficienti in persone senza un quadro clinico. Le prove consolidate riguardano il disturbo post-traumatico, ed è diverso il caso di un atleta con un trauma reale.

L’ipnosi funziona nello sport?

Le prove sono limitate e di bassa qualità. Va inoltre considerato che la risposta al suggerimento varia molto fra le persone, e una parte non risponde affatto.

Perché l’osservazione del professionista non basta?

Perché manca un gruppo di confronto, chi valuta è chi ha condotto l’intervento, le risposte degli atleti risentono della desiderabilità sociale e la misura è il sentirsi pronti, non il rendimento.

Cosa si può usare con sicurezza?

Il recupero dettagliato di un episodio di riuscita, la prefigurazione del processo alla velocità reale e la reinterpretazione dell’attivazione fisiologica come prontezza.

L’impianto del modello (obiettivi, risorse, autoefficacia) è coerente con la letteratura; il problema riguarda gli strumenti e il modo di valutarli. EMDR e ipnosi applicati al potenziamento della prestazione hanno prove insufficienti, e l’osservazione del professionista che li usa non può sostituirle: manca un confronto, chi valuta è coinvolto, e la misura è il sentirsi pronti anziché il rendimento. Restano disponibili tre strumenti verificati e semplici: recuperare un episodio specifico, prefigurare il processo, rileggere l’attivazione come prontezza.
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