Psicologia Clinica e Psicopatologia

Ipnosi e funzionalità immunitaria

Puo’ l’ipnosi modificare davvero le nostre difese immunitarie? L’idea che immaginazione e rilassamento possano potenziare il sistema immunitario ha ispirato decenni di ricerca, dalla terapia immaginativa nei pazienti oncologici agli studi sull’autoipnosi. I risultati sono promettenti ma non univoci: questo articolo esamina cosa dicono i dati, quali limiti metodologici frenano le conclusioni e perche’ l’individualita’ […]

Psicolab — Ipnosi e funzionalità immunitaria
Puo’ l’ipnosi modificare davvero le nostre difese immunitarie? L’idea che immaginazione e rilassamento possano potenziare il sistema immunitario ha ispirato decenni di ricerca, dalla terapia immaginativa nei pazienti oncologici agli studi sull’autoipnosi. I risultati sono promettenti ma non univoci: questo articolo esamina cosa dicono i dati, quali limiti metodologici frenano le conclusioni e perche’ l’individualita’ di ciascuno conta cosi’ tanto.

L’ipnosi nella prospettiva psiconeuroendocrinoimmunologica

L’ipnosi puo’ essere interpretata all’interno della prospettiva psiconeuroendocrinoimmunologica come un fenomeno con specifiche modalita’ d’azione, in cui puo’ avvenire il superamento del limite tra psiche e materia organica, con predominio assai spesso della psiche sul soma e un’influenza sul piu’ profondo inconscio biologico da parte di forze psichiche di tipo suggestivo. “L’ipnosi, lungi dall’essere risposta esclusivamente psichica, e’ anche risposta somatica viscerale organica, in cui corpo e mente interagiscono, aiutandosi e compensandosi a vicenda; e’ un insieme di fenomeni neurologici, biochimici, elettrici, psicologici, sociali” (Granone, 1986).

Nella prospettiva psicosomatica, l’idea che lo stato mentale ed emotivo possa, attraverso il sistema immunitario, influenzare l’insorgenza e il decorso di una malattia organica ha affascinato intere generazioni di studiosi e ha prodotto numerosi studi sperimentali volti a indagare un’eventuale relazione causale tra stress e funzionalita’ immunitaria. Le patologie in cui si riconosce il ruolo patogenetico dello stress sono sempre piu’ numerose, e l’allontanamento da situazioni stressanti, quando e’ possibile, e’ ritenuto un necessario supporto alle specifiche terapie, anche nella convinzione che gli interventi comportamentali possano avere conseguenze positive per la funzione immunitaria.

L’intuizione di Granone e la sua conferma sperimentale

I dati sperimentali attualmente disponibili mostrano che condizioni di stress psicologico possono produrre alterazioni nella funzionalita’ immunitaria, anche se ogni individuo risponde agli eventi stressanti in relazione al suo substrato emozionale, alla sua personalita’ e allo stato psichico di base. Nel corso degli ultimi anni non pochi ricercatori hanno studiato l’influenza dell’ipnosi e delle tecniche a essa collegate sulla funzionalita’ immunitaria, e le hanno impiegate a scopo psicoterapeutico, a partire dall’assunto teorico avanzato fin dal 1985 dallo stesso Granone: “Cosi’ come lo stress, attraverso il circuito d’integrazione PNEI, deprime la funzionalita’ immunitaria, e’ verosimile che, in determinati soggetti, si possano utilizzare gli stessi canali per ottenere benefiche modificazioni, suscitando in ipnosi immagini particolari tali da creare monoideismi suggestivi, etero- e autoindotti, fortemente plastici e influenzanti le condizioni organiche”.

Quest’intuizione e’ stata confermata sperimentalmente da numerosi studi che hanno messo in evidenza come, in trance ipnotica, particolari e mirate suggestioni possano mobilizzare le cellule immunitarie, gruppo cellulare di pronto intervento per sradicare infezioni o degenerazioni patologiche, e come sia possibile creare immaginariamente neuropeptidi utili sotto l’aspetto terapeutico.

La terapia immaginativa: dai Simonton a Spiegel

Gli interventi condotti sui pazienti oncologici da Simonton e Simonton negli anni Ottanta sono stati tra i primi impieghi della terapia immaginativa per potenziare il sistema immunitario. Si trattava di un programma psicoterapeutico con l’impiego di tecniche, spesso molto suggestive ed efficaci, di rilassamento e di visualizzazione in immaginazione delle proprie cellule immunitarie impegnate nella lotta contro le cellule neoplastiche, programma che si concludeva con la distruzione di queste ultime. Sempre negli anni Ottanta, anche Spiegel e collaboratori hanno istruito donne con neoplasia mammaria metastatica a praticare forme di rilassamento e di autoipnosi.

Molti altri studi sperimentali hanno messo in evidenza che l’immaginazione e il rilassamento svolgono un’azione di facilitazione dell’immunita’, modificando l’effetto immunosoppressivo esercitato dagli eventi stressanti. Non sempre, tuttavia, i dati sperimentali confermano queste conclusioni, e soprattutto i risultati non sono univocamente interpretabili (Van Rood e collaboratori, 1993; Miller e Cohen, 2001).

I nodi metodologici ancora aperti

A oggi sono numerose le questioni che rimangono aperte. Per esempio, non e’ facile quantificare il contributo dell’ipnosi nell’ambito dei trattamenti riportati in letteratura, dal momento che gli approcci utilizzati sono piuttosto eterogenei: spaziano dalle tecniche di rilassamento e di immaginazione all’impiego del biofeedback, dall’ipnosi all’uso di paradigmi di condizionamento.

Non esiste nessuna misura standard globale della funzione immunitaria, e i parametri indicatori della funzionalita’ immunitaria non sono individuabili in modo univoco, benche’ alcune variazioni siano piu’ evidenti di altre e piu’ persistenti nel tempo. Alcuni ricercatori ricorrono al conteggio dei vari sottogruppi di leucociti del sangue, con la difficolta’ che deriva dal fatto che essi sono interdipendenti, con le variazioni in uno che producono effetti a cascata sugli altri. Altri studiosi, invece, dosano specifici mediatori, come alcune citochine; altri ancora hanno suggerito che, in generale, le determinazioni funzionali forniscono un indicatore piu’ realistico della funzione immune rispetto alle misurazioni quantitative (Kiecolt-Glaser e Glaser, 1992).

Inoltre, non sempre si procede con l’opportuna randomizzazione nella costituzione dei gruppi sperimentale e di controllo, accorgimento metodologico importante proprio perche’ molti dei parametri immunologici non hanno valori “normali”. Infine, dall’esame delle varie sperimentazioni risulta che la raccolta dei campioni da analizzare non sempre avviene nello stesso momento per il gruppo sperimentale e quello di controllo, ne’ il disegno sperimentale prevede regolarmente l’inserimento dei follow-up o, quando questo e’ effettuato, non sempre sono riportate le determinazioni immunologiche.

Un’efficacia modesta ma non da escludere

In sintesi, sembra che l’influenza dell’ipnosi sulla funzionalita’ immunitaria e la sua efficacia immunomodulatoria siano nel complesso modeste, anche se e’ forse prematuro concludere che il sistema immunitario non sia influenzato dagli interventi psicologici. Piuttosto, i risultati permettono di ricavare alcune indicazioni metodologiche per una corretta sperimentazione e pongono problemi concettuali e di metodo che devono essere risolti prima di giungere a conclusioni definitive. Emerge la necessita’ di usare appropriati campioni clinici, di specificare la tipologia della tecnica impiegata e dei parametri immunologici individuati come indicatori, di effettuare i prelievi per le determinazioni in tempi non casuali e di seguire disegni sperimentali piu’ rigorosi che prevedano i follow-up, con la relativa determinazione dei parametri indici della funzionalita’ immunitaria.

Perche’ l’individualita’ del soggetto fa la differenza

D’altra parte, la valutazione dell’efficacia dell’ipnosi nel modulare il sistema immunitario non sempre e’ agevole, e le difficolta’ nei confronti di un’interpretazione univoca potrebbero persistere perche’ costringere lo studio dell’efficacia di un intervento ipnotico all’interno di protocolli strutturati secondo criteri che non considerano l’individualita’ dei soggetti puo’ risultare fuorviante. L’ipnosi, in quanto fenomeno che coinvolge mente e corpo, risente dell’esistenza di variabili nella strutturazione psichica, che differiscono da individuo a individuo e che inevitabilmente si riflettono sull’ipnotizzabilita’, come e’ stato messo in evidenza dagli studi che valutano l’influenza esercitata dalla struttura dell’immaginazione usata e dalla capacita’ di costruire immagini chiare associate a forti sentimenti.

Non tutti gli individui sono dotati di un’immaginazione coinvolgente, capaci di lasciarsi assorbire dalla propria fantasia, arrivando a sognare a occhi aperti e a sviluppare immagini molto vivide. La rappresentazione mentale, l’immagine mentale, il pensiero, sono una forza. Il pensiero deve essere affermativo, deciso, chiaro nella sua finalita’; al contrario, il pensare nervoso, incerto, superficiale, agitato, distratto, senza chiarezza, che scivola da un contenuto all’altro, e’ un pensiero povero di energia realizzatrice.

Forse i risultati contrastanti sull’efficacia immunomodulatoria dell’ipnosi, lungi dall’essere prova del limite dell’ipnosi, discendono dall’originalita’ con cui ogni individuo realizza il monoideismo plastico. E’ verosimile che l’influenza sulla funzionalita’ immunitaria sia maggiore proprio negli individui in cui il monoideismo plastico si manifesta nel modo migliore, sia sotto l’aspetto qualitativo sia sotto quello quantitativo.

Domande frequenti

L’ipnosi puo’ rafforzare il sistema immunitario?

Diversi studi suggeriscono che immaginazione, rilassamento e ipnosi possano facilitare la risposta immunitaria, attenuando l’effetto immunosoppressivo dello stress. Tuttavia i risultati non sono univoci e l’efficacia complessiva appare modesta: e’ un campo promettente ma ancora da consolidare.

Che cos’e’ la terapia immaginativa usata in oncologia?

E’ un approccio psicoterapeutico, sperimentato dai Simonton negli anni Ottanta, in cui il paziente, in stato di rilassamento, visualizza le proprie cellule immunitarie impegnate a combattere le cellule tumorali. Anche Spiegel e collaboratori hanno impiegato rilassamento e autoipnosi con donne affette da neoplasia mammaria metastatica.

Perche’ gli studi danno risultati cosi’ diversi?

Per vari limiti metodologici: assenza di una misura standard della funzione immunitaria, tecniche eterogenee, randomizzazione non sempre adeguata, prelievi in tempi non uniformi e mancanza di follow-up. A questo si aggiunge la forte variabilita’ individuale nella risposta all’ipnosi.

L’ipnosi funziona allo stesso modo per tutti?

No. L’efficacia dipende molto dall’individualita’ del soggetto e dalla sua capacita’ di realizzare il monoideismo plastico, ossia di costruire immagini mentali chiare e intense. Non tutti hanno un’immaginazione altrettanto coinvolgente, e questo influenza l’ipnotizzabilita’ e i risultati.

In sintesi: la ricerca conferma che l’ipnosi e le tecniche immaginative possono modulare la funzionalita’ immunitaria, in linea con l’intuizione di Granone, ma i risultati restano modesti e non univoci. Pesano i limiti metodologici degli studi e, soprattutto, l’enorme variabilita’ individuale: l’efficacia e’ verosimilmente maggiore in chi realizza il monoideismo plastico in modo piu’ vivido e intenso.
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