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Intelligenza artificiale e bioetica

Per molto tempo e stato un sogno della fantascienza: costruire una macchina non solo dalle sembianze umane, ma dotata di un’intelligenza simile a quella del suo creatore. Oggi quella fantasia incrocia un dibattito bioetico molto concreto, che riguarda il modo in cui definiamo la persona. La domanda non e soltanto se le macchine potranno pensare, […]

Psicolab — Intelligenza artificiale e bioetica
Per molto tempo e stato un sogno della fantascienza: costruire una macchina non solo dalle sembianze umane, ma dotata di un’intelligenza simile a quella del suo creatore. Oggi quella fantasia incrocia un dibattito bioetico molto concreto, che riguarda il modo in cui definiamo la persona. La domanda non e soltanto se le macchine potranno pensare, ma chi, e che cosa, abbia diritto di essere considerato uno di noi.

Dalla fantascienza alla vita quotidiana

Dai robot molto umani immaginati dalla letteratura ai celebri calcolatori delle storie di fantascienza, la narrativa ha espresso a lungo speranze e inquietudini verso un mondo affascinante e sconosciuto: quello dell’intelligenza artificiale. Lo sviluppo dell’informatica ha poi cambiato rapidamente lo scenario a cui eravamo abituati. Oggi sarebbe difficile pensare la vita quotidiana senza il computer, strumento che diventa di giorno in giorno sempre piu protagonista.

Proprio questa familiarita rende le vecchie domande della fantascienza piu attuali che mai. Le macchine, per quanto sofisticate e potenti, raggiungeranno mai una forma di intelligenza qualitativamente paragonabile a quella umana? Quale sara lo statuto giuridico di una macchina dotata di un certo grado di autonomia e consapevolezza? E come cambiera la posizione dell’uomo in una societa in cui le macchine diventano ogni giorno piu importanti nella sfera del pensiero e del ragionamento?

Una domanda squisitamente bioetica

C’e poi un interrogativo che tocca direttamente la bioetica: i robot potranno un giorno essere considerati persone? Puo sembrare un quesito ozioso, persino cervellotico. In realta si intreccia con un dibattito molto serio, quello che in bioetica mette a confronto esseri diversi qualitativamente ma affini sotto molti aspetti, e che chiede di formulare giudizi di valore tra forme di vita differenti. Sul terreno dell’intelligenza artificiale si svolgeranno alcuni dei piu stimolanti dibattiti bioetici del futuro prossimo, con ricadute sorprendenti gia oggi sul piano della filosofia morale.

Due concezioni inconciliabili dell’uomo

In questo dibattito si fronteggiano due concezioni antropologiche profondamente diverse, anzi inconciliabili. La prima identifica l’uomo con le sue qualita, le sue capacita, i suoi attributi. In questa prospettiva l’uomo c’e quando si manifestano intelligenza, capacita di relazione, capacita di pensare se stesso, capacita di formulare domande sensate. Quando un individuo della specie umana non possiede ancora queste qualita, o non e in grado di manifestarle pienamente, o non puo piu manifestarle, allora, secondo questa logica, l’uomo non ci sarebbe piu.

Le conseguenze sono paradossali. Date queste premesse, si potrebbe sostenere che esistono uomini da non considerare tali e, al contrario, non-uomini, come un animale o un computer, da trattare come se fossero uomini, perche ne possiedono alcune qualita. Il valore della persona finirebbe per dipendere dalla presenza misurabile di certi attributi.

L’identita precede gli attributi

A questa prospettiva se ne contrappone un’altra. L’uomo non sarebbe definibile a partire dalla presenza effettiva e misurabile dei suoi attributi; al contrario, l’identita personale costituirebbe semmai un presupposto degli attributi. L’intelligenza, la capacita di pensare se stessi, la relazionalita sono certamente requisiti tipici dell’uomo e ne rivelano l’esistenza, ma non coincidono con la persona. L’essere precede ogni suo attributo, mentre nessun attributo e possibile senza l’ente che lo possiede.

Da questo punto di vista, una persona in coma, un embrione, una persona con grave disagio psichico sono comunque esseri umani, anche se non manifestano alcuni tratti caratteristici dell’uomo. Un computer per quanto sofisticato, o un animale per quanto dotato, non diventeranno mai persone, a meno di assumerlo per convenzione giuridica, una finzione che dia per vero cio che non corrisponde alla realta.

Perche la posta in gioco e alta

La distinzione puo sembrare astratta, ma ha conseguenze enormi. Se il valore della persona dipendesse dagli attributi misurabili, la tutela giuridica di alcuni esseri umani potrebbe essere abbassata o eliminata, mentre a certe macchine verrebbe riconosciuto uno statuto che non spetta loro. Si arriverebbe cosi a un capovolgimento per cui gli uomini rischiano di essere trattati come cose e le cose come uomini. Riflettere oggi sul rapporto tra intelligenza artificiale e bioetica significa, in fondo, difendere una definizione di persona che non si lasci ridurre a una somma di prestazioni.

Domande frequenti

Un’intelligenza artificiale puo essere considerata una persona?

Secondo la concezione che radica l’identita nell’essere e non negli attributi, no: una macchina non e una persona, anche se simula alcune capacita umane. Potrebbe esserle riconosciuto uno statuto solo per convenzione giuridica, non perche lo sia realmente.

Perche l’intelligenza artificiale e un tema bioetico?

Perche obbliga a chiarire che cosa intendiamo per persona e quali esseri meritino tutela. La risposta non riguarda solo le macchine, ma anche il modo in cui consideriamo gli esseri umani piu fragili.

Cosa significa che l’essere precede gli attributi?

Significa che l’identita di una persona viene prima delle sue capacita: intelligenza e relazione rivelano la persona ma non la costituiscono. Per questo un individuo resta tale anche quando non puo esprimere quegli attributi.

Qual e il rischio del capovolgimento descritto?

Il rischio e che, legando il valore della persona alle sole qualita misurabili, si finisca per trattare alcuni esseri umani come cose e alcune macchine come uomini, indebolendo la tutela dei piu vulnerabili.

L’intelligenza artificiale rilancia una domanda bioetica antica: che cosa rende qualcuno una persona? Se la risposta sono gli attributi misurabili, alcune macchine potrebbero essere promosse a persone e alcuni esseri umani fragili degradati a cose. Se invece l’identita precede gli attributi, la persona vale per cio che e: ed e questa la distinzione che il dibattito sull’IA ci chiede di non perdere.
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