La convergenza di tre mondi
Negli ultimi decenni si è assistito al progressivo avvicinamento di tre settori tecnologici che in precedenza si erano sviluppati in modo separato: l’informatica, le telecomunicazioni e la comunicazione broadcast (radio e televisione). Ciascuno ha iniziato ad assimilare sistemi e soluzioni nati dalle esperienze degli altri, dando vita a un nuovo grande mercato.
Questo “megasettore” nato dalla convergenza vive una fase di transizione, alla continua ricerca di nuovi assetti e modelli di business capaci di garantire margini di profitto. Non è un compito semplice, perché il contesto normativo e competitivo è caratterizzato da forte turbolenza. Ogni settore industriale coinvolto deve trovare una propria collocazione rispetto agli altri, in un equilibrio in continua ridefinizione.
Le telecomunicazioni tra liberalizzazione e diversificazione
Il settore delle telecomunicazioni è stato interessato, a livello mondiale, da processi di privatizzazione e liberalizzazione. L’aumento del numero di operatori ha innescato una corsa al ribasso dei prezzi e una progressiva saturazione del mercato, riducendo i margini legati a prodotti e servizi tradizionali.
La risposta strategica, tipica dei mercati maturi, è stata la differenziazione e diversificazione. Questo si è tradotto in due direzioni: da un lato il miglioramento dei prodotti principali e dei servizi complementari (assistenza, pagamento, consegna) che aumentano il valore percepito dal cliente; dall’altro lo sviluppo di nuovi servizi capaci di migliorare la produttività. Le imprese sono così passate dai soli servizi di comunicazione vocale a quelli di comunicazione dati, segnando il passaggio dalla telefonia tradizionale a un’area in cui le telecomunicazioni si integrano con l’informatica.
Un “matrimonio imperfetto”
Questa integrazione, però, è stata definita un “matrimonio imperfetto”. La fusione tra i due settori richiederebbe infatti la risoluzione di conflitti di interesse tra imprese provenienti da mondi diversi. La conflittualità genera competizione, che allunga i tempi necessari a costruire un sistema davvero ottimale per l’utente.
Il settore informatico, dal canto suo, è stato caratterizzato fin dalla nascita da un’evoluzione rapidissima, che in pochi decenni ne ha mutato prodotti, modelli di business e clientela. Da complesse architetture centralizzate si è passati a strutture snelle e distribuite, in cui la capacità di cogliere tempestivamente nuove esigenze e di elaborare prodotti efficaci è un fattore decisivo di successo.
La rivoluzione del networking
Per l’informatica, l’opportunità più rilevante è arrivata dallo sfruttamento delle tecnologie di networking, con la creazione di reti di calcolatori sempre più estese e capillari: una nuova dimensione globale della comunicazione, affrontata con una cultura fortemente orientata all’innovazione.
In questa dimensione, però, sono emersi problemi di integrazione: collegare sistemi nati in ambienti di progettazione diversi, pensati per esigenze e parametri differenti, non è banale. È il caso, per esempio, di due modi opposti di gestire la comunicazione a distanza, che rispecchiano filosofie tecniche diametralmente diverse. È proprio dalla necessità di far dialogare questi mondi che nasce la spinta verso l’integrazione.
La fine dei media autonomi
Dal mutato scenario deriva un profondo rinnovamento delle tecnologie di comunicazione. L’elemento decisivo è stato il passaggio dalla codifica analogica a quella digitale dei contenuti, che ha reso omogenea la natura delle informazioni. Questo ha modificato i presupposti stessi della comunicazione tradizionale e reso obsoleta la vecchia classificazione in media “autonomi”: telefono, stampa, radio, televisione.
I due grandi paradigmi che avevano dominato le analisi del Novecento, quello dei mass media e quello delle telecomunicazioni, sono entrambi superati. I media si sono trasformati in un flusso di comunicazione: non più contenitori separati, ma correnti di contenuti che scorrono da una o più fonti verso l’utente, o da un utente all’altro.
Una comunicazione fluida e personalizzata
La comunicazione contemporanea è diventata uno stato di transito, in continua trasformazione ed estremamente personalizzato. Per questo, definire i “nuovi media” significa più che altro definire un modello, le cui variabili sono i prodotti e i servizi resi disponibili dai diversi settori convergenti.
Più che di media separati, oggi ha senso parlare di interdipendenze e flussi di informazione che concorrono alla realizzazione del prodotto comunicativo. È un cambiamento che ha implicazioni profonde anche sul piano psicologico e sociale: viviamo immersi in flussi di comunicazione continui e su misura, che ridefiniscono il nostro rapporto con l’informazione, con gli altri e con il tempo. Comprendere questa trasformazione è essenziale per abitare con consapevolezza il mondo della comunicazione contemporanea.
Domande frequenti
Cosa si intende per convergenza dei sistemi di comunicazione?
È il progressivo avvicinamento di tre settori un tempo separati (informatica, telecomunicazioni e comunicazione broadcast) che hanno iniziato ad assimilare sistemi e soluzioni gli uni dagli altri, dando vita a un unico grande settore integrato.
Perché l’integrazione è un “matrimonio imperfetto”?
Perché richiede di risolvere conflitti di interesse tra imprese provenienti da settori diversi. La conflittualità genera competizione, che rallenta la costruzione di un sistema davvero ottimale per l’utente.
Cosa ha reso possibile la fusione dei media?
Soprattutto il passaggio dalla codifica analogica a quella digitale, che ha reso omogenea la natura delle informazioni. Questo ha superato la vecchia classificazione in media autonomi come telefono, stampa, radio e televisione.
Cosa significa che i media sono diventati un “flusso”?
Che non sono più contenitori separati, ma correnti di contenuti che scorrono da una o più fonti verso l’utente o tra utenti. La comunicazione è diventata fluida, continua e personalizzata, definita più da un modello che da singoli mezzi.
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