Cosa significa studiare infanzia e memoria
Le capacità mnestiche si ampliano moltissimo nel corso dell’età prescolare. All’inizio i bambini ricordano elementi concreti ed eventi emotivamente significativi della vita reale. Ma se si guarda alla rapida espansione del vocabolario dal secondo anno in poi, si nota che possono ricordare anche materiale astratto: memoria, sviluppo linguistico e concettuale sono legati e inscindibili. Le parole non descrivono soltanto ciò che il bambino ricorda, gli forniscono i ganci per ricordarlo.
Infanzia e memoria in pratica: le strategie
Tra le strategie mnestiche una delle più usate è la reiterazione, cioè la ripetizione del materiale. Nei bambini se ne può constatare l’uso persino dall’esterno, osservando il movimento silenzioso delle labbra. Un’altra è l’organizzazione, che consiste nel riunire in modo più economico gli elementi da ricordare: davanti a una lista di parole, raggrupparle in categorie. L’elaborazione, infine, richiede di costruire un legame tra le cose da ricordare, ed è la più tarda e la più efficace.
Strategie rudimentali compaiono prestissimo. Alcuni studiosi ne hanno riscontrata la presenza in bambini tra i 18 e i 24 mesi: se si chiede loro di ricordare il posto dove è stato nascosto un giocattolo per poterlo ritrovare, continuano a fissare quel punto, restano nelle vicinanze, oppure ne parlano ad alta voce. Sono strategie nel senso pieno del termine, perché sono azioni compiute allo scopo di ricordare. L’uso proprio e sistematico delle strategie diventa però stabile molto più tardi, negli anni della scuola elementare.
Termini correlati
Reiterazione, organizzazione, elaborazione, strategie mnestiche, metamemoria, sviluppo del linguaggio.
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