Il cervello è come un muscolo
Pensate a chi è particolarmente bravo a fare affari. Come ha sviluppato questa capacità? Facendo affari, ma soprattutto pensandoci di continuo. Immagina una trattativa mentre si fa la barba, “vede il film” dell’intera storia, i contatti, gli ostacoli, le obiezioni da superare, fino all’obiettivo. Se ci allenassimo così a negoziare in ogni momento, otterremmo risultati migliori in quel campo, o in qualunque settore.
Da questo punto di vista il cervello funziona come un muscolo: se lo alleni a fare una certa cosa, diventa bravissimo a farla. Chi va in bicicletta ogni giorno avrà meno dolori alle gambe il giorno in cui va a sciare; chi pensa spesso a come gestire certe situazioni le risolverà con naturalezza. Perché la presunta “naturalezza” è in realtà una scelta, figlia di allenamento e ripetizione. Nessuno diventa bravo per caso: al massimo diventa bravo senza accorgersi di essersi allenato.
Come si formano le “strade principali” del pensiero
Tecnicamente è una questione di connessioni neuronali, cioè di come si struttura fisicamente il cervello. Quando sollecitiamo i neuroni a certi ragionamenti, si creano collegamenti sinaptici che danno forma a un “pensiero”. Più quel collegamento viene ripercorso, più diventa la strada principale per quel concetto: quella che il cervello imbocca automaticamente.
Un esempio: se camminando per strada penso a un cliente in ritardo con i pagamenti, poi immagino che forse non mi pagherà mai, e che forse lo faranno anche altri, entro in un loop di pensieri che mi rende uno “specialista della lamentela”, buona parte della quale inventata dalla mia testa, perché chi oggi è in ritardo potrebbe saldare domani. Se invece voglio diventare uno specialista del trovare soluzioni, quando arriva quel pensiero posso spostarlo su come fare affinché quel cliente mi paghi volentieri, magari persino in anticipo. Facendoci domande che spostano l’attenzione da ciò che riteniamo “realistico” a ciò che davvero desideriamo, iniziamo a immaginare ciò che serve per realizzarlo, e ci alleniamo a raggiungere i nostri obiettivi.
Consapevolezza, responsabilità, allenamento
Come si cambia “specializzazione”, allora? Attraverso tre passaggi.
1. Consapevolezza
Serve anzitutto una sana consapevolezza di dove stiamo “tenendo la testa”. Siamo impegnati a insultare qualcuno perché non fa ciò che gli abbiamo chiesto tante volte, oppure stiamo immaginando un modo diverso perché quella persona finalmente capisca e agisca? Accorgersi del proprio schema mentale è il primo passo.
2. Responsabilità
Il secondo passaggio è la responsabilità: la volontà di fare la differenza, il decidere che “dipende anche da noi”. Nel momento in cui decido di poter incidere, mi riconosco un potere spesso ancora inespresso, latente, in attesa di essere attivato. Non so ancora come, ma so di poter agire su quella cosa e creare una realtà diversa.
3. Allenamento
Il terzo passaggio è il condizionamento, o, meglio, l’allenamento: la fase in cui agisco, anche solo mentalmente, sulla realtà fino a modificarla. Dopo essermi accorto che la mia mente è impegnata in qualcosa che non mi serve, decido di interrompere lo schema improduttivo, accettando che sto creando una nuova abitudine.
Perché cambiare abitudini è così faticoso
Questa fase è impegnativa, perché le abitudini sono schemi di pensiero consolidati, con un vero legame bio-chimico con il corpo: tendiamo ad “abituarci” alle sostanze che il cervello produce in certi stati mentali. Cambiare significa fare qualcosa di diverso dal solito e sostenere con pazienza e coraggio le nuove scelte.
Per riuscirci è fondamentale rendersi conto di quanto costa questo allenamento e paragonarlo a quanto costa, invece, mantenere il vecchio schema. Quando è chiaro il perché di un cambiamento, il come si trova sempre. Le abitudini sono viste da alcuni come una prigione, un vincolo pesante da cui non ci si libera: possiamo invece trasformarle in uno strumento di rinforzo del nostro nuovo modo di essere.
Domande frequenti
Cosa significa “specializzarsi mentalmente”?
Significa che i pensieri ripetuti ogni giorno allenano il cervello proprio come farebbe una pratica fisica. Se penso di continuo a soluzioni, divento uno “specialista delle soluzioni”; se rimugino su problemi e lamentele, mi specializzo in quelli. Ciò di cui ci occupiamo mentalmente determina ciò in cui diventiamo bravi.
Perché si dice che il cervello è come un muscolo?
Perché si rafforza con l’uso. Ogni pensiero ripetuto crea collegamenti neuronali che diventano “strade principali”, percorse in automatico. La naturalezza con cui affrontiamo certe situazioni non è casuale: è il risultato di allenamento e ripetizione, esattamente come per un muscolo.
Quali sono i passaggi per cambiare abitudine?
Tre. La consapevolezza di dove stiamo “tenendo la testa”; la responsabilità, cioè la volontà di fare la differenza; e l’allenamento, la fase in cui si interrompe lo schema improduttivo e se ne costruisce uno nuovo, con pazienza e coraggio.
Perché è così difficile cambiare le abitudini?
Perché sono schemi molto consolidati, con un legame bio-chimico con il corpo: ci si abitua alle sostanze che il cervello produce in certi stati mentali. Cambiare richiede di sostenere scelte nuove nel tempo. Chiarire il “perché” del cambiamento aiuta a trovare il “come”.
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