Il self-improvement, cioè la filosofia del costante miglioramento di se stessi, sotto vari punti di vista (caratteriale, finanziario, fisico, mentale ecc.), è oggi uno degli elementi di forza nel campo dell’educazione degli adulti. Molti potrebbero pensare che questo concetto di matrice americana, poi arrivato nel vecchio continente, insieme a quello del self-made man sia solo una delle tante mode importate dagli States, adottate dagli esperti di formazione di casa nostra sul modello di personalità del calibro di Anthony Robbins, che su tali basi ha costruito un impero.
Indipendentemente dal modo in cui queste teorie oggi vengono messe in pratica dai singoli esperti di formazione, resta il fatto che la filosofia della crescita personale è una delle eredità più genuine e peculiari della cultura americana. In effetti nasce come parte integrante di quella nuova identità socio-culturale nata dall’innesto della tradizione filosofica europea sul suolo statunitense. Alla base di questa trasformazione vi è il Trascendentalismo americano, una corrente filosofica fiorita nell’800 a Boston, che vede tra i suoi principali esponenti Ralph Waldo Emerson e Henry David Thoreau.
Il Trascendentalismo «non è che l´idealismo quale appare oggi, nel 1842 – scrive Emerson in The Transcendentalist e aggiunge – è ben noto al mio pubblico che l´idealismo odierno ha tratto il nome di “trascendentale” dall´uso del termine fattone da Emanuele Kant di Koenigsberg, il quale replicava alla filosofia scettica di Locke, secondo la quale non c´era http:\\/\\/psicolab.neta nell´intelletto che non fosse prima nell´esperienza dei sensi, dimostrando che c´era una classe assai importante di idee o di forme imperative che non derivano in nessun modo dall´esperienza, ma attraverso le quali l´esperienza veniva acquisita; che queste erano intuizioni dello spirito; ed egli le chiamò forme trascendentali».
Entrambi gli autori affrontano la tematica della crescita personale, che ha inizio con la presa di coscienza che la vita condotta fino a un determinato momento tradisce la propria vera natura. Il passo successivo è l’invito a pensare in modo autonomo e a combattere la conformità imposta dalla società. Questa prospettiva, che il filosofo contemporaneo Stanley Cavell ha definito “Perfezionismo Morale” o “Emersoniano” , esorta a un progressivo e incessante miglioramento di sé e della società, nella fiducia che ogni individuo possegga risorse per intraprendere la propria crescita per quanto radicale possa essere la trasformazione da compiere.
L’aspetto fondamentale è che, invece di rimanere semplicemente una teoria edificante, in linea con lo stile pragmatico americano, il Perfezionismo diviene una pulsione interna alla filosofia che si rispecchia nelle opere degli stessi Emerson e Thoreau: nel tono di urgenza morale, nel compito di redenzione che i loro scritti si assumono nei confronti del lettore ma anche nella loro attività. Emerson infatti in pieno Ottocento parlava nei Lyceums – qualcosa di simile agli odierni circoli culturali – a un pubblico costituito da persone in carriera, i self-made men. Una lecture durava solitamente un’ora-un’ora e mezza e poteva tenere fino a ottanta conferenze l’anno, conseguendo quindi un reddito vicino a quello di un normale professore di college.
Questi autori si pongono come dei predecessori, come individui che hanno già sperimentato il declino della propria cultura e che pertanto si sforzano di trasmettere questa consapevolezza ai loro concittadini. I loro testi invitano l’audience a partecipare a una discussione e a prendere una posizione. Essi propongono la loro esperienza come modello di crescita in direzione di un sé ulteriore e più consapevole. Cercano cioè di estendere agli altri quel cambiamento che per primi hanno sperimentato.
Tale pretesa non si scinde dai contenuti di questi testi perfezionisti, ma ne è parte integrante. Per loro l’investimento nelle parole è un investimento nelle proprie vite. Lo può testimoniare l’avvicinarsi di Emerson alla filosofia e la sua conseguente ricerca di una nuova esperienza del mondo avvenuta dopo la morte prematura del figlio. Sotto questa luce nel saggio Experience appare lo sforzo di trovare un senso per la tragica separazione che sfocia nella rinascita, o almeno in un altro modo di abitare il mondo, consapevole della finitezza umana. La storia personale di Emerson quindi è parte fondamentale del suo pensiero ed esemplifica la convinzione di questa filosofia per cui in tutto quello che facciamo ne va della nostra vita, noi investiamo in essa.
In tal senso vi è un capovolgimento anche del rapporto tra autore e lettore che diventa simile a quello tra medico-paziente sviluppato dalla successiva teoria psicanalitica. Il lettore infatti diviene colui che viene letto. Secondo Thoreau leggere implica una disponibilità a essere letti, dal momento che il testo ha la capacità di risvegliare in noi pensieri che erano assopiti, un po’ come le interpretazioni psicanalitiche non fanno altro che portare alla consapevolezza quello che inconsciamente già sapevamo. Interpretare un testo quindi è un essere interpretati da esso, che può diventare un riscoprirsi o quanto meno una spinta in direzione del nostro sé autentico.
In altri termini, soltanto io posso essere l’autore di me stesso e per questo devo prendere su di me la mia esistenza. Non c’è un Dio cartesiano autore della mia esistenza ma essa si ancora alla vita stessa dell’individuo. Sono un essere che per esistere deve dire “io esisto, o devo riconoscere la mia esistenza – affermarla, rivendicarla, metterla in atto”.
Perseguimento di un’identità più autentica, rifiuto della mediocrità, miglioramento personale, capacità di autodeterminarsi sembrano proprio essere tematiche care agli statunitensi fin dalle loro origini.
Il Trascendentalismo Americano alle Origini della Filosofia del Self-Improvement
Il self-improvement, cioè la filosofia del costante miglioramento di se stessi, sotto vari punti di vista (caratteriale, finanziario, fisico, mentale ecc.), è oggi uno degli elementi di forza nel campo dell’educazione degli adulti. Molti potrebbero pensare che questo concetto di matrice americana, poi arrivato nel vecchio continente, insieme a quello del self-made man sia solo […]
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