I criteri di selezione
La ricerca, condotta da studiosi di discipline diverse riuniti attorno a una visione comune, cercava le aziende che meglio rappresentassero alcuni valori fondativi:
- la passione per il fare;
- il rispetto per l’armonia e il senso del bello;
- l’attenzione al territorio in cui si opera;
- una leadership attenta anche agli aspetti culturali del produrre;
- il ricorso a talenti diversi nella realizzazione del prodotto.
Valori individuati come nati nel Rinascimento e ripresi nella stagione del design italiano del secondo dopoguerra.
Un’osservazione sul metodo
Va segnalato con chiarezza, perché condiziona la lettura dei risultati.
Quando i criteri di selezione coincidono con le conclusioni (si cercano aziende che incarnino determinati valori e si conclude che quei valori caratterizzano il fare impresa italiano) la ricerca illustra una tesi anziché verificarla.
Questo non toglie valore al lavoro: descrivere in profondità dieci casi scelti perché esemplari è un’operazione legittima e utile. Va solo tenuto presente che non dice nulla su quanto quel modello sia diffuso.
Come sono state studiate
La metodologia dichiarata è qualitativa e viene descritta come vicina all’indagine antropologica, con tecniche integrate:
- il reportage fotografico;
- l’analisi sociologica;
- la riflessione sulle tendenze evolutive e sull’eredità storica.
L’inclusione della fotografia come componente della ricerca, e non come corredo, è la scelta più interessante: in un’indagine su ambienti produttivi, le immagini registrano disposizione degli spazi, gesti e strumenti, informazioni che difficilmente emergono da un’intervista.
Cosa emerge
Le storie degli imprenditori sono raccolte attraverso la loro voce diretta e seguono il legame con la famiglia e con il territorio d’origine.
L’elemento ricorrente è la coesistenza tra innovazione tecnologica e multidisciplinarietà da un lato, e un ricorso costante al saper fare artigianale dall’altro.
Ne risulta un made in Italy descritto come eccellente e sostenibile, con una capacità competitiva internazionale definita insospettata.
L’empatia come regola
Il punto più originale riguarda il modo in cui questi imprenditori costruiscono le regole della propria attività.
Ciascuno partecipa con partecipazione diretta non solo alle vicende della propria famiglia e cerchia, ma anche a quelle del territorio e della comunità in cui opera. Ed è su questa partecipazione che fonda il modo di condurre l’impresa.
È un’osservazione che ha una conseguenza pratica: un imprenditore che vive nella comunità in cui produce risponde delle proprie scelte anche fuori dall’azienda, e questo modifica il calcolo delle decisioni, indipendentemente da qualunque codice etico.
La bottega rinascimentale
Il riferimento non riguarda solo l’estetica ma i processi creativi, descritti come vicini alla dinamica della bottega.
Vale la pena esplicitare cosa significhi. Nella bottega la progettazione e l’esecuzione non erano separate: chi concepiva conosceva i materiali, e chi eseguiva partecipava alle scelte. La competenza era distribuita e trasmessa lavorando.
È un modello opposto a quello industriale, che separa ideazione ed esecuzione. E spiega perché possa risultare attuale in contesti dove il vantaggio competitivo dipende dalla qualità e dall’adattamento più che dalla scala.
Un limite del modello
Una nota di realismo che il testo non offre.
Il modello descritto (legame territoriale, cura artigianale, trasmissione diretta delle competenze) funziona bene in imprese di dimensione contenuta e in settori dove la qualità è riconoscibile e remunerata.
È molto più difficile da applicare dove la competizione avviene sul prezzo, e non è generalizzabile come risposta ai problemi del sistema produttivo. Descriverlo come eccellenza è corretto; presentarlo come via praticabile per tutti lo sarebbe meno.
Domande frequenti
Su quali criteri sono state selezionate le aziende?
Passione per il fare, senso del bello, attenzione al territorio, leadership sensibile agli aspetti culturali della produzione e ricorso a talenti diversi: valori ricondotti al Rinascimento e al design italiano del dopoguerra.
La ricerca dimostra che il modello è diffuso?
No. Trattandosi di una selezione qualitativa basata su criteri che coincidono con le conclusioni, il lavoro illustra una tesi attraverso casi esemplari: non dice quanto quel modello sia rappresentato nel sistema produttivo.
Cosa significa il riferimento alla bottega rinascimentale?
Che progettazione ed esecuzione non sono separate: chi concepisce conosce i materiali e chi esegue partecipa alle scelte. È l’opposto del modello industriale e risulta attuale dove conta più la qualità della scala.
Perché il legame con il territorio incide sulle scelte d’impresa?
Perché chi vive nella comunità in cui produce risponde delle proprie decisioni anche fuori dall’azienda, e questo modifica il calcolo indipendentemente da qualunque codice formale.