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Il Tacito Accordo

Breve Estratto

Non è azzardato dedurre che i partner componenti le “coppie bianche” si siano scelti – anche e, in taluni casi, soprattutto – perché in un certo senso, pur senza esplicite ammissioni verbali cercavano l’un l’altro un compagno/a che non avrebbe realmente preteso la penetrazione durante l’amplesso.
Si può supporre, dunque, che questi comportamenti siano noti a coloro che contraggono matrimonio su tali basi, e che le modalità attraverso le quali queste abitudini sessuali si sono instaurate siano consce, anche se offuscate da un recondito desiderio di non capire e di non vedere, del tutto logicamente, l’anomalia della situazione.
Non a caso si parla di matrimoni bianchi, poiché raramente i partner, durante il fidanzamento o nel periodo di una convivenza, si rivolgono a chi si occupa di questi problemi allo scopo di farsi aiutare. Se lo facessero dimostrerebbero di essere consapevoli di ciò che sta loro succedendo e di non accettare supinamente questa situazione, da qui l’autoeliminazione del problema stesso.
Quasi sempre i matrimoni bianchi hanno alle spalle fidanzamenti lunghissimi. Questa constatazione aumenta il convincimento che i partner in questione accettino pienamente questa loro reciproca défaillance, perché se così non fosse, se cioè il problema non venisse vissuto ed accettato all’unisono, uno dei due componenti la coppia non dovrebbe esitare a rompere la relazione, in special modo durante la fase prematrimoniale.
I coniugi che compongono un matrimonio bianco quando decidono di rivolgersi allo specialista per essere aiutati a compiere l’atto sessuale completo, presentano, in un primo momento, nella quasi totalità dei casi, il loro problema essenzialmente come conseguenza della non disponibilità della partner femminile. Il coniuge maschio, infatti, sembrerebbe aver messo in atto una forma di rispetto nei confronti della sua compagna, la quale si dimostra schiva e non ancora disposta a lasciarsi deflorare. In questo modo dunque saremmo in presenza di un comportamento anomalo nella partner femminile, e di un atteggiamento rispettoso, paziente e condiscendente nel partner maschile.
La circostanza che rende poco credibile la descrizione di questi casi – peraltro quasi sempre impostata allo stesso modo – sta nel fatto che i mariti in questione, sicuramente a questo punto non più giovanissimi, ammettendo di non aver penetrato mai alcuna donna nel corso della loro vita, forniscono inequivocabilmente un importante elemento per qualificare altresì la loro inadeguatezza all’approccio sessuale al pari delle loro mogli.
E’ impensabile infatti che un maschio, il quale desideri, senza alcuna reticenza, compiere l’atto sessuale con penetrazione, sia disposto ad attendere anni (a volte anche tutta la vita) una moglie che, senza apparenti particolari ragioni, non si sentirebbe ancora disposta alla penetrazione.
Se l’inconsumazione dipendesse veramente soltanto dalla donna, pur senza minimamente incoraggiare il tradimento, sarebbe logico aspettarsi che questi maschi avessero portato a compimento almeno un  amplesso completo con una donna disponibile, la qual cosa dimostrerebbe, se non altro, l’appagamento di una lecita curiosità.
Corrisponde, comunque, a verità il fatto che la partner femminile delle coppie bianche si dimostri assolutamente non disponibile a lasciarsi penetrare, ma la ritrosia della donna rientra culturalmente nel gioco delle parti di due innamorati: questa è la ragione per cui è più facile per entrambi i coniugi presentare sotto tale aspetto, apparentemente più lecito, e quasi ammissibile, l’impossibilità di esercitare la penetrazione.
Non è raro il caso in cui la moglie illibata finisca con il credere davvero che il problema sia tutto suo.
La prova che l’irregolarità del rapporto è di entrambi si avrebbe solo nel caso in cui la ritrosia della femmina non sussistesse più e il partner maschile non fosse in grado di penetrare; circostanza che, peraltro, puntualmente si presenta, ma non lascia traccia.
Per contro, la passività del ruolo della femmina nell’amplesso, determinando di per sé l’atteggiamento della ricezione e non già dell’azione, impedisce di “misurare” l’effettiva, reale, passività del maschio. Inoltre la verginità femminile è costatabile attraverso l’illibatezza dell’imene, ovvio che non ci sia modo di constatare altrettanto meccanicamente l’integrità maschile.
Forse è proprio questa la ragione per cui si sottovaluta la portata e l’importanza del matrimonio bianco: i più sono portati a credere che alcune donne siano frigide, oppure poco desiderose di consumare il sesso; i loro mariti pazienterebbero, a volte chiederebbero di divorziare, oppure si rassegnerebbero ad una vita sessuale extraconiugale.
Nell’immaginario collettivo nessun maschio, giovane e sano, si dovrebbe dichiarare incapace di compiere l’atto sessuale. Purtroppo la realtà non è questa: molti, troppi uomini sono spaventati dalla sessualità femminile perfino dall’organo vagina, e lo sono a tal punto da non riuscire nemmeno a compiere, in questo luogo del mistero, quella che definiremmo una semplice e classica carezza audace!

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