L’occhio come recettore posturale
Il legame tra occhio e postura è noto da tempo. Già nell’Ottocento vennero riconosciute le implicazioni posturali della vista, e nei primi del Novecento fu descritto il ruolo della propriocezione oculomotrice. Studi successivi hanno confermato all’occhio un ruolo primario nel mantenimento e, quando qualcosa non funziona, nell’alterazione della postura.
Un esempio quotidiano lo chiarisce: quando svoltiamo a un angolo, prima gira il capo, guidato dagli occhi, e solo dopo segue il resto del corpo, non il contrario. Sono gli occhi a guidarci sul terreno, a coordinare i movimenti di testa e collo e a permetterci di seguire un oggetto in movimento, in stretta collaborazione con l’orecchio interno.
Quando gli occhi lavorano bene
Perché forniscano informazioni corrette, gli occhi devono rispettare alcune condizioni. Devono essere paralleli al piano orizzontale e avere assi verticali e orizzontali reciprocamente paralleli, un’acuità visiva equivalente tra i due, ed essere liberi da contratture muscolari. Entrambi devono non solo vedere, ma fissare davvero lo stesso punto.
Un caso significativo è l’anisometropia, cioè una differenza marcata di vista tra un occhio e l’altro. In questa situazione il capo tende a orientarsi per privilegiare l’occhio che vede meglio, a scapito dell’altro, che rischia di diventare pigro. Ne deriva una rotazione della testa con ripercussioni sulla colonna cervico-dorsale e quindi sulla postura.
I difetti oculari di interesse posturale
Tra le condizioni più rilevanti per la postura ci sono le ipoconvergenze, le forie (difetti dell’asse oculare sul piano verticale o orizzontale) e i difetti di rifrazione come miopie asimmetriche, astigmatismi e strabismi. Vale la pena ricordare che alcune forie sono compensatorie rispetto a una gamba corta con atteggiamento scoliotico secondario, e che a volte questi problemi visivi sono a loro volta legati a disturbi dell’occlusione dentale.
I segnali d’allarme
Diversi disturbi, pur non essendo di esclusiva pertinenza oculare, possono segnalare un problema di questo tipo: una spalla più alta e arretrata con torsione del busto, la testa inclinata da un lato, rotazioni del capo, una certa goffaggine, come sbattere negli spigoli o rovesciare oggetti. Si aggiungono cefalee soprattutto serali, difficoltà nella guida notturna, visione doppia temporanea a fine giornata, difficoltà di concentrazione nella lettura fino alla dislessia.
Tra questi, i difetti di convergenza oculare hanno un riflesso diretto sulla statica e sono anche i più semplici da individuare. Un test comune consiste nell’avvicinare lentamente una mira, come la punta di una matita, verso la radice del naso, osservando se entrambi gli occhi la seguono convergendo. Spesso chi ha questi difetti non vede doppio, perché il sistema nervoso sopprime una delle due immagini: di fatto un solo occhio guarda, pur essendo entrambi capaci di vedere.
Quante cose dipendono dalla convergenza
Vale la pena soffermarsi sui difetti di convergenza, perché le loro conseguenze sono più ampie di quanto si immagini. Sono considerati tra le prime cause di emicrania, soprattutto serale, ma si associano anche a vertigini, stanchezza e visione doppia sotto stress. Nell’anziano possono contribuire alle cadute, così come nel bambino; negli sportivi si legano a distorsioni e cali di rendimento. Rientrano inoltre tra i fattori che favoriscono la cinetosi, cioè il mal d’auto o di mare, e la difficoltà di concentrazione nella lettura, fino a forme di dislessia. Un ragazzo che rende a scuola solo se gli si leggono i compiti, e che sembra invece distratto quando legge da solo, può nascondere proprio un problema di questo tipo. Riconoscere per tempo un difetto tanto semplice da testare significa quindi intervenire su una sorgente di disturbi molto diffusi e spesso attribuiti ad altre cause.
Come l’occhio influenza la postura
Un occhio con difetto di convergenza altera la postura in due modi contemporaneamente. Attraverso un circuito breve, un riflesso locale che limita la rotazione del capo da quel lato per effetto della tensione eccessiva di un muscolo oculare. E attraverso un circuito lungo, che coinvolge i centri nervosi superiori e il cervelletto e arretra una spalla, in modo diverso a seconda che la persona sia destrimane o mancina, come tentativo di compensare la possibile visione doppia.
C’è di più: la muscolatura oculare è collegata anche al sistema stomatognatico, cioè a bocca e masticazione. Dai muscoli oculomotori partono fibre che raggiungono i nuclei del nervo trigemino, coinvolto nei movimenti della mandibola e nella sensibilità di gran parte del volto. Si parla in questo caso di riflesso cervico-oculomotorio, che lega il collo, gli occhi e la testa in un unico sistema.
La portata di questa connessione si comprende guardando all’estensione del trigemino. La sua componente motrice partecipa all’apertura e alla chiusura della mandibola e alla masticazione, mentre quella sensitiva raccoglie informazioni da un territorio molto ampio: cornea, iride, ghiandole lacrimali, congiuntiva, palpebre, fronte, naso, mucosa orale e nasale, denti, lingua, orecchio e cute del viso. Esistono inoltre vie che, partendo dai nuclei del trigemino, portano informazioni ai nuclei che governano il movimento degli occhi e, in senso opposto, verso il midollo spinale. Occhi, collo e bocca, insomma, non sono compartimenti separati, ma nodi di una stessa rete nervosa: ecco perché un intervento su uno di essi può avere effetti sugli altri.
Perché serve un lavoro di squadra
La propriocezione ha un ruolo non solo nella localizzazione visivo-motoria, ma anche nello sviluppo stesso della visione nei primi mesi di vita. Alcuni studi hanno osservato variazioni della motricità oculare in bambini sottoposti a trattamento ortodontico, a conferma di quanto questi sistemi siano intrecciati.
La conclusione pratica è chiara: esiste una sinergia importante tra il lavoro del dentista e dell’ortodonzista, del logopedista, dell’oculista e dell’ortottista e del medico che studia il sistema posturale. Qualsiasi intervento su uno di questi fronti andrebbe valutato, prima e dopo, tenendo conto degli altri, con un monitoraggio nel tempo. Ignorare questi legami significa rischiare di trattare un sintomo lasciando intatta la causa.
Domande frequenti
Un problema agli occhi può causare mal di schiena o cervicale?
Sì, indirettamente. Difetti come anisometropia o ipoconvergenza possono indurre rotazioni e inclinazioni del capo che si ripercuotono sulla colonna cervico-dorsale, contribuendo a tensioni e dolori.
Come si riconosce un difetto di convergenza?
Con un test semplice: si avvicina una mira alla radice del naso e si osserva se entrambi gli occhi convergono seguendola. Spesso chi ha il difetto non vede doppio, perché il cervello sopprime una delle due immagini.
Perché l’oculista dovrebbe collaborare con il dentista?
Perché muscolatura oculare e sistema stomatognatico sono collegati a livello nervoso. Un problema di occlusione può influenzare gli occhi e viceversa: per questo la valutazione posturale li considera insieme.
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