I diritti umani cominciano vicino a casa
In un celebre discorso del 1958, Eleanor Roosevelt osservò che i diritti umani universali cominciano nei piccoli luoghi vicino a casa: il quartiere, la scuola, il luogo di lavoro. Se lì non hanno significato, ne hanno poco altrove. Con parole semplici e lucide, chiariva così il legame tra etica, politica e diritti.
I diritti umani, in questa prospettiva, non sono astratti: nascono e si rispettano a partire dalle relazioni più intime, e richiedono sensibilità verso noi stessi e le persone vicine. È perciò illusorio attendersi che siano solo i governi a garantirli. Anzi, la politica ha spesso smesso di svolgere la sua funzione di mediazione dei conflitti in vista del bene comune, arrivando talvolta a giustificare la guerra “in nome della pace”, con conseguenze disastrose per la natura e per i più deboli. Le guerre, e ogni forma di violenza organizzata, diventano tollerabili solo quando il nemico è ridotto a un principio astratto: privato della sua unicità, l’essere umano cessa di apparire un valore insostituibile, e la sua morte smette di suscitare orrore.
Le donne, la pace e la creatività
Come si pongono le donne di fronte a questa alienazione che genera conflitti? E può l’arte, oggi, essere un antidoto alla distruttività, sensibilizzando alla salvaguardia dei diritti? Sono domande che riportano a un testo profetico: Le tre ghinee di Virginia Woolf (1938), in cui l’autrice immagina una via alla pace che parte dal basso, dall’educazione e dalla creatività, distribuendo idealmente tre ghinee.
La prima ghinea: educare alla pace
La prima ghinea è destinata a un college “giovane e povero”, pensato per formare chi saprà contribuire alla prevenzione della guerra. Vi si insegnerebbero medicina, matematica, musica, pittura e letteratura, ma soprattutto psicologia, per comprendere la vita, gli altri e l’arte dei rapporti umani. La creatività avrebbe la priorità, al servizio dell’arte di vivere e dell’unione di corpo e mente; competitività, esibizionismo e formalismi sarebbero banditi a favore della libertà e della genuina voglia di imparare.
La seconda ghinea: l’indipendenza economica
La seconda ghinea serve ad aiutare le donne a guadagnarsi da vivere, perché l’indipendenza economica è la prima forma di emancipazione: è la condizione che mantiene lucidi e critici verso chi (per presunto diritto divino, naturale o di razza) pretende di imporre la propria volontà. Woolf collega così il conflitto di genere a quello tra Stati. Ma pone una condizione: che le donne giunte “in alto” aiutino a loro volta qualunque essere umano, senza distinzioni, a intraprendere la professione scelta. È anche una domanda rivolta al futuro: la donna con pari opportunità saprà non smarrirsi nell’avidità di controllo, senza diventare a sua volta possessiva e aggressiva?
La terza ghinea e la “Società delle Estranee”
La terza ghinea è donata senza condizioni, perché il diritto più prezioso (quello di guadagnarsi da vivere) è ormai conquistato. Woolf però rifiuta di aderire a un’associazione, pur condividendone gli scopi (diritti dell’individuo, opposizione alla dittatura, uguaglianza), per non annegare la propria identità e visione in schemi già consolidati. Propone invece la Società delle Estranee: una libera associazione di donne che si impegnano a guadagnarsi da vivere, a denunciare abusi e prevaricazioni sul lavoro, a rifiutare la competizione, gli onori e ogni partecipazione alla causa della guerra, esercitando una funzione critica in ogni campo. Una società che persegue gli stessi fini, ma con mezzi che nascono da un’altra educazione e da un altro sguardo sul mondo.
Un cammino ancora aperto
La violenza a cui le donne restano soggette dice quanto certi meccanismi di potere mantengano squilibri a favore delle classi, dei generi e delle nazioni dominanti. Le grandi forme di dominio: razza, classe, genere e rapporto con la natura: restano in larga parte irrisolte, e natura, donne e più deboli sono ancora troppo spesso trattati come sfondo passivo anziché come protagonisti. Ci sono stati indubbi miglioramenti, specie nei Paesi più industrializzati, ma non sono diritti acquisiti per sempre: l’abuso verso i più deboli è sempre in agguato, e le donne più povere e meno istruite restano le più esposte.
Saranno le donne a fare la pace? Non possiamo che augurarcelo. Ma per farlo (suggerisce questa riflessione) occorre rifiutare il linguaggio puramente astratto per calarsi in una dimensione più corporea ed emozionale, valorizzando le capacità di empatia. La ricerca della pace è soprattutto un affinamento di sensibilità: è ciò che permette alla conoscenza di sciogliere l’ignoranza, alla compassione di dissolvere l’intolleranza, al dialogo di sostituire la recriminazione, alla giustizia di prendere il posto della vendetta. E al riconoscimento dell’universalità dei diritti umani di diventare una piattaforma comune, imprescindibile e inalienabile.
Domande frequenti
Cosa intendeva Eleanor Roosevelt con “i piccoli luoghi vicino a casa”?
Che i diritti umani universali cominciano dai contesti quotidiani (quartiere, scuola, lavoro) dove ogni persona cerca giustizia e dignità. Se lì non hanno significato, ne hanno poco altrove. I diritti non sono astratti: si costruiscono a partire dalle relazioni concrete e vicine.
Cosa sono “Le tre ghinee” di Virginia Woolf?
È un saggio del 1938 in cui Woolf immagina una via alla pace che parte da educazione e creatività, distribuendo tre ghinee: una per un college che formi alla prevenzione della guerra, una per l’indipendenza economica delle donne, una donata senza condizioni. Collega il conflitto di genere a quello tra Stati.
Cos’è la “Società delle Estranee”?
È l’associazione ideale proposta da Woolf: donne che si impegnano a guadagnarsi da vivere, denunciare abusi sul lavoro, rifiutare competizione, onori e ogni contributo alla guerra, esercitando una funzione critica in ogni ambito. Persegue fini di pace e uguaglianza con mezzi nati da un’educazione e uno sguardo diversi.
Perché il tema resta attuale?
Perché le grandi forme di dominio (razza, classe, genere, rapporto con la natura) restano in larga parte irrisolte. I miglioramenti nella condizione femminile non sono acquisiti per sempre, e le donne più povere e meno istruite restano le più esposte agli abusi. La pace richiede un continuo affinamento di sensibilità ed empatia.
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