La famiglia come cornice
La famiglia è l’unità indispensabile di ogni organizzazione sociale: dà forma, cornice e colore agli individui che vi appartengono. Ha un significato dinamico e funziona attraverso il riconoscimento delle differenze individuali e di ruolo tra i suoi componenti. Da sempre riveste una funzione fondamentale nella trasmissione culturale di valori, abilità, credenze e motivazioni lungo tutto il ciclo vitale. Ha un compito sociale e psichico, in particolare in rapporto all’identità di genere, alla procreazione, alla regolamentazione della sessualità e della genitorialità; regola inoltre il passaggio alla condizione adulta e veicola non solo le norme sociali, ma anche quelle emotive.
Nel corso dei secoli, in Europa, abbiamo assistito all’estendersi e allo scomparire di diversi tipi di famiglia: dalle famiglie allargate, multiple e complesse, alle famiglie nucleari, dove spesso è presente un solo figlio. Il fenomeno si complica ancora di più con le famiglie ricostruite, in cui è frequente la presenza di fratelli senza alcun legame di sangue. Nasce così un interrogativo: con quali caratteristiche si presenta oggi il legame fraterno?
Un vincolo che dura tutta la vita
La relazione fraterna è un vincolo, cioè un legame di dipendenza e connessione tra figli-fratelli, che inizia con la nascita e dura tutto l’arco della vita. Il rapporto tra fratelli e sorelle permette di vivere parallelamente i rapporti familiari: implica la possibilità di confrontarsi e competere, ma anche di divertirsi e svolgere attività insieme; comporta l’opportunità di stringere alleanze e di misurarsi con la generazione dei genitori. La presenza di fratelli, insomma, crea ampi spazi di libertà e moltiplica la rete dei rapporti familiari.
Non è detto, però, che il rapporto tra fratelli sia sempre di collaborazione, solidarietà e sostegno reciproco: talvolta il legame fraterno si costruisce su rapporti di competizione, sfida e persino odio. Conosciamo fratelli che sembrano non avere nulla in comune e ci rendiamo conto che, pur crescendo nella stessa famiglia, si sono differenziati, creando un rapporto unico e irripetibile con i propri genitori a partire dalle proprie peculiarità. Ciò che accomuna i fratelli è quello che si può chiamare “l’incastro della coppia coniugale genitoriale”, cioè la relazione dei partner con la famiglia d’origine, che svolge una funzione di mediazione per tutto ciò che passa tra le generazioni. Eventi come malattie, lutti o disoccupazione, che provano duramente la famiglia, sono comunque gestiti attraverso la relazione coniugale-genitoriale. I fratelli sono così i testimoni del legame familiare messo alla prova, quotidianamente, da eventi difficili da superare.
Il “laboratorio sociale” dell’infanzia
Il tema dei fratelli si sviluppa lungo tutto l’arco della vita. Per i bambini, avere fratelli in casa è un vero “laboratorio sociale”: l’occasione per scoprire vari tipi di relazioni interpersonali che poi vivranno da adulti. Vale la pena ricordare, in primo luogo, lo sviluppo delle capacità di cooperazione: tra fratelli le attività spontanee di collaborazione sono naturali, e così il bambino impara più facilmente a considerare il punto di vista degli altri, a superare il proprio egocentrismo, a portare aiuto a chi è in difficoltà.
Altrettanto importanti sono le attività che riguardano la competizione e la negoziazione. Vivere con gli altri significa anche saper affrontare le diversità e gestire i contrasti: fratelli e sorelle costituiscono un allenamento alla vita anche in questa prospettiva, perché devono imparare a comportarsi con giustizia e a superare i conflitti. Tutti questi apprendimenti risultano più difficili e più lenti per i figli unici, che devono sopperire in famiglia con esperienze fatte in ambito scolastico. I figli unici sviluppano precocemente un modello di adattamento al mondo degli adulti, ma possono manifestare difficoltà nello sviluppo dell’autonomia e nella capacità di condividere, cooperare e competere con gli altri.
Il legame fraterno nell’età adulta
Nell’età adulta il legame fraterno diventa ancora più importante, perché la consapevolezza dell’esistenza dei fratelli costituisce una forma di certezza. Con il fratello adulto si condivide l’esperienza dell’accudimento dei genitori anziani e si sperimentano emozioni nuove. È spesso in questi passaggi della vita, di fronte alla malattia o alla perdita dei genitori, che il legame fraterno rivela tutta la sua forza, o le sue fragilità.
In conclusione, il legame fraterno è una risorsa di ciascuna famiglia. È anche un potenziale mezzo di conoscenza della famiglia stessa, al quale molti terapeuti familiari ricorrono per districare e rendere più leggibile il complesso sistema delle relazioni. Comprendere il rapporto tra fratelli significa, spesso, comprendere qualcosa di essenziale sull’intera famiglia.
Domande frequenti
Perché il legame fraterno è così importante?
Perché è uno dei vincoli più lunghi della vita: inizia con la nascita e dura fino alla vecchiaia. Insegna a cooperare, competere e negoziare, moltiplica la rete dei rapporti familiari e, nell’età adulta, sostiene nell’accudimento dei genitori anziani.
Il rapporto tra fratelli è sempre positivo?
No. Può essere fatto di collaborazione e sostegno, ma anche di competizione, sfida e conflitto. Pur crescendo nella stessa famiglia, i fratelli si differenziano, costruendo ciascuno un rapporto unico con i genitori a partire dalle proprie caratteristiche.
I figli unici sono svantaggiati rispetto a chi ha fratelli?
In alcuni apprendimenti sì. Senza il “laboratorio sociale” dei fratelli, sviluppano più lentamente la capacità di condividere, cooperare e competere, e possono avere difficoltà con l’autonomia, dovendo compensare con esperienze fatte a scuola.
Perché i terapeuti si interessano al legame fraterno?
Perché è uno specchio rivelatore dell’intera famiglia. I fratelli sono testimoni delle prove che il nucleo attraversa, e analizzare la loro relazione aiuta i terapeuti familiari a comprendere e districare il complesso sistema delle dinamiche familiari.
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