Psicologia Clinica e Psicopatologia

Il giudizio degli altri nel disturbo bipolare

Lo stigma che accompagna il disturbo bipolare non è solo una questione di sensibilità: è un fattore misurabile che incide su accesso alle cure, aderenza e decorso. Ed è stato studiato abbastanza da sapere cosa lo riduce. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione psichiatrica. In caso di crisi: 112, Telefono Amico 02 2327 2327. Tre […]

Il giudizio degli altri nel disturbo bipolare
Lo stigma che accompagna il disturbo bipolare non è solo una questione di sensibilità: è un fattore misurabile che incide su accesso alle cure, aderenza e decorso. Ed è stato studiato abbastanza da sapere cosa lo riduce.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione psichiatrica. In caso di crisi: 112, Telefono Amico 02 2327 2327.

Tre forme distinte

La ricerca distingue livelli che vengono spesso confusi, e la distinzione serve perché richiedono risposte diverse.

Lo stigma pubblico: gli atteggiamenti diffusi nella popolazione, in particolare la convinzione (non sostenuta dai dati) che chi ha un disturbo mentale sia pericoloso o imprevedibile.

Lo stigma strutturale: le conseguenze incorporate in norme e prassi, dall’accesso a determinate professioni alle condizioni assicurative, fino alla minore attenzione alla salute fisica delle persone con diagnosi psichiatrica.

Lo stigma interiorizzato: l’adozione da parte della persona degli stereotipi che la riguardano. È il livello con le associazioni più consistenti negli studi, ed è collegato a minore autostima, minore speranza, peggiore qualità di vita e ridotta aderenza al trattamento.

Le conseguenze concrete

Vale la pena elencarle, perché rendono il tema meno astratto.

Il ritardo nella richiesta di aiuto, che nel disturbo bipolare è già lungo per ragioni cliniche e che lo stigma allunga ulteriormente.

L’interruzione delle terapie, perché assumere un farmaco psichiatrico conferma a sé stessi un’identità che si vorrebbe rifiutare.

L’occultamento della diagnosi, che protegge da giudizi ma riduce il sostegno disponibile, ed è un compromesso costoso.

Il ritiro dalle relazioni per anticipazione del rifiuto, anche in assenza di rifiuti effettivi.

Va aggiunto un elemento specifico di questa condizione: chi ha avuto una fase di attivazione con comportamenti visibili si trova a gestire il giudizio su fatti realmente accaduti, non solo un pregiudizio generico. È una situazione diversa, e più difficile, che richiede di distinguere la responsabilità per gli effetti dall’attribuzione morale del comportamento a un tratto di carattere.

Cosa riduce lo stigma

Le evidenze sono chiare nella loro gerarchia.

Il contatto diretto con persone che hanno esperienza di disturbi mentali è l’intervento con i risultati migliori, in particolare quando è personale e non mediato.

Le campagne puramente informative hanno effetti limitati. Un dato controintuitivo merita attenzione: le campagne che spiegano il disturbo come «malattia come le altre», con enfasi sulle cause biologiche, riducono la colpevolizzazione ma in alcuni studi aumentano la percezione di pericolosità e la distanza sociale, perché rinforzano l’idea di una differenza di natura.

Funziona meglio un messaggio diverso: continuità anziché differenza (le difficoltà psichiche sono distribuite in una popolazione, non separano due categorie di persone) insieme all’evidenza che il trattamento funziona e che la maggior parte delle persone sta bene.

Va segnalato anche il ruolo dei media: le rappresentazioni che associano disturbo mentale e violenza sono associate ad aumento dello stigma, e in questo caso il dato reale è opposto, chi ha un disturbo mentale è molto più spesso vittima che autore di violenza.

Sul piano individuale

Esistono interventi rivolti specificamente allo stigma interiorizzato, con evidenze di efficacia sebbene di entità moderata.

Lavorano su tre elementi: informazione accurata che contrasta le credenze interiorizzate, competenze per decidere a chi e quanto rivelare (perché la scelta consapevole riduce il carico più del segreto totale o della rivelazione indiscriminata) e contatto con persone con esperienza simile.

Quest’ultimo punto ha un supporto specifico: i gruppi fra pari e il coinvolgimento di persone con esperienza diretta nei servizi sono associati a maggiore speranza e a riduzione dello stigma interiorizzato.

Un’ultima nota sul linguaggio: «persona con disturbo bipolare» anziché «un bipolare». Non è formalismo, è la stessa distinzione che lo stigma interiorizzato cancella, quella fra avere una condizione ed esserne definiti.

Domande frequenti

Quale forma di stigma pesa di piu?

Quello interiorizzato: e associato a minore autostima e speranza, peggiore qualita di vita e ridotta aderenza al trattamento.

Spiegare che e una malattia riduce lo stigma?

Riduce la colpevolizzazione, ma in alcuni studi aumenta la percezione di pericolosita e la distanza sociale, perche rinforza l’idea di una differenza di natura.

Cosa funziona meglio?

Il contatto diretto e personale con persone che hanno esperienza di disturbi mentali, unito a messaggi di continuita anziche di differenza.

Conviene nascondere la diagnosi?

L’occultamento protegge dal giudizio ma riduce il sostegno disponibile. Cio che aiuta e decidere consapevolmente a chi e quanto rivelare.

Lo stigma opera su tre livelli (pubblico, strutturale e interiorizzato) e il terzo e quello con le associazioni piu forti su aderenza e qualita di vita. Le conseguenze sono concrete: ritardo nelle cure, interruzione delle terapie, ritiro sociale. Cio che funziona e il contatto diretto, non l’informazione da sola: spiegare il disturbo come malattia riduce la colpa ma puo aumentare la distanza. E la scelta consapevole su cosa rivelare pesa meno del segreto totale.
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