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Il condizionamento pavloviano e la comparsa di fobie

Il condizionamento pavloviano spiega come uno stimolo neutro possa diventare il segnale anticipatorio di un evento, e provocare da solo la risposta che spettava a quell’evento. È il meccanismo che ci prepara al futuro. Ed è anche, quando si inceppa, il meccanismo da cui nascono molte fobie. Che cos’è il condizionamento classico Chiamato anche classico […]

Psicolab — Il condizionamento pavloviano e la comparsa di fobie
Il condizionamento pavloviano spiega come uno stimolo neutro possa diventare il segnale anticipatorio di un evento, e provocare da solo la risposta che spettava a quell’evento. È il meccanismo che ci prepara al futuro. Ed è anche, quando si inceppa, il meccanismo da cui nascono molte fobie.

Che cos’è il condizionamento classico

Chiamato anche classico o rispondente, il condizionamento pavloviano si basa sull’idea che uno stimolo inizialmente neutro possa assumere un significato nuovo in base all’esperienza soggettiva, e fungere da segnale anticipatorio di un evento successivo. La risposta all’evento viene così anticipata dalla comparsa dello stimolo: il riflesso ha un’origine psichica, non fisiologica.

La formulazione merita attenzione. L’organismo non impara a reagire, sa già farlo. Impara quando reagire, cioè a riconoscere in anticipo i segnali di ciò che sta per accadere. Il condizionamento non aggiunge risposte al repertorio: le sposta indietro nel tempo.

I quattro elementi dell’esperimento

Gli esperimenti usati per studiare il fenomeno erano composti da quattro elementi. Lo stimolo incondizionale è quello in grado di provocare naturalmente una certa risposta. Lo stimolo condizionale è in un primo momento neutro, ma se associato allo stimolo incondizionale riesce a svolgerne la stessa funzione di elicitazione. La risposta incondizionale è quella prodotta dallo stimolo incondizionale, mentre la risposta condizionale è quella prodotta dallo stimolo condizionale.

La funzione adattiva: prepararsi a ciò che accadrà

Di fronte a uno stimolo potenzialmente pericoloso, detto avversivo, l’organismo risponde con un riflesso difensivo di evitamento. I riflessi consumatori sono invece quei comportamenti attuati verso un altro organismo o un oggetto al fine di sopravvivere.

La reazione condizionale appresa ha una precisa funzione adattiva: preparare l’organismo a un evento che accadrà nel futuro, sia esso pericoloso o meno. È quanto avviene nell’effetto Garcia, cioè nell’apprendimento dell’avversione per un sapore specifico, associato a un cibo che ha causato malessere. Basta una sola esperienza, e l’avversione può durare anni: dove l’errore si paga con la vita, l’apprendimento non si permette molte ripetizioni.

Perché l’uomo è così condizionabile

In generale l’uomo è dotato di scarsi riflessi innati, insufficienti a garantirgli la sopravvivenza. Proprio per questo ha vaste possibilità di condizionamento, anche in campo emotivo. Ciò che nella nostra specie appare come una carenza, la povertà del corredo istintuale, è in realtà la condizione della sua straordinaria plasticità.

Paure e fobie possono essere il risultato di un apprendimento disadattivo. La distinzione è netta e va tenuta ferma: la paura non si apprende, è una reazione innata. Si può però imparare ad avere o a non avere paura di certe cose, e ricavarne un vantaggio adattivo. Il bambino che impara a temere il fuoco non ha imparato la paura, ha imparato l’oggetto a cui applicarla.

Quando l’apprendimento produce una fobia

Può accadere però che si abbia paura di qualcosa che di per sé non è pericoloso. In questo caso la paura è irrazionale, spesso incontrollabile e disadattiva: si parla allora di fobia.

Molte forme di fobia nascono da un processo di condizionamento casuale, in cui stimoli insignificanti si associano a stimoli ansiogeni. L’aggettivo “casuale” è importante. L’ascensore non ha alcuna relazione causale con l’attacco d’ansia che vi si è verificato dentro; è semplicemente ciò che era presente in quel momento. Il condizionamento non distingue le cause dalle coincidenze, e questo lo rende insieme rapidissimo e fallibile.

In un contesto psicoterapeutico è spesso possibile ricostruire l’esperienza che ha portato a tale associazione. Non sempre la ricostruzione basta a estinguerla, ma restituisce alla paura una storia, e quindi un confine.

Domande frequenti

Quali sono i quattro elementi del condizionamento classico?

Lo stimolo incondizionale, che provoca naturalmente una risposta; lo stimolo condizionale, inizialmente neutro, che associato al primo ne assume la funzione; la risposta incondizionale, prodotta dallo stimolo incondizionale; la risposta condizionale, prodotta dallo stimolo condizionale.

Che cos’è l’effetto Garcia?

L’apprendimento di un’avversione per un sapore specifico, associato a un cibo che ha causato malessere all’organismo. È un esempio della funzione adattiva del condizionamento: prepara a un evento futuro, in questo caso evitando una sostanza che si è rivelata dannosa.

La paura si impara?

No. La paura è una reazione innata. Ciò che si apprende è a quali oggetti applicarla, e questo apprendimento ha di norma un vantaggio adattivo. Quando l’oggetto temuto non è pericoloso, la paura diventa irrazionale e disadattiva: è la fobia.

Come nasce una fobia secondo questo modello?

Da un condizionamento casuale, in cui uno stimolo insignificante si associa a uno stimolo ansiogeno per semplice coincidenza temporale. In psicoterapia è spesso possibile ricostruire l’esperienza che ha prodotto quell’associazione.

Il condizionamento pavloviano non insegna nuove risposte: insegna quando emetterle, trasformando uno stimolo qualunque nel segnale di ciò che sta per accadere. È un vantaggio evolutivo enorme, e proprio per questo è veloce e poco selettivo. Non distingue le cause dalle coincidenze, e da questa imprecisione nascono molte fobie: paure vere applicate a oggetti innocenti.
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