Comportamento rispondente e comportamento operante
Skinner divise il comportamento in due classi. Il comportamento rispondente include le risposte elicitate da stimoli conosciuti: sono i riflessi, le reazioni automatiche che un antecedente identificabile provoca in modo regolare. È il territorio del condizionamento classico di Pavlov, dove l’organismo subisce lo stimolo.
Il comportamento operante include invece le risposte emesse indipendentemente da stimoli identificabili, risposte che generano conseguenze. Qui l’organismo non reagisce: agisce sull’ambiente, e l’ambiente risponde. La differenza è decisiva, perché sposta il baricentro della spiegazione dal prima al dopo. Un bambino che piange non lo fa perché uno stimolo lo ha costretto, ma perché in passato il pianto ha prodotto un certo effetto.
Il rinforzo: positivo, negativo e la punizione
Uno stimolo può svolgere l’importante funzione di rinforzatore, rendendo più probabile il comportamento che lo precede. Si parla di rinforzo positivo quando è la presentazione dello stimolo a rafforzare la risposta, e di rinforzatore negativo quando è la sua rimozione a rafforzarla: togliere un rumore fastidioso quando il soggetto preme una leva rende quella pressione più frequente.
Il punto che quasi tutti fraintendono è questo: rinforzo negativo non significa punizione. Entrambe le forme di rinforzo aumentano la probabilità della risposta. La punizione fa l’opposto, la diminuisce, e ha limiti noti: sopprime un comportamento senza insegnarne uno alternativo, produce effetti emotivi collaterali e tende a funzionare solo in presenza di chi punisce.
I rinforzatori generalizzati
In una classe particolare rientrano i rinforzatori generalizzati: quei feedback ottenuti nella vita quotidiana che rappresentano uno stimolo immediatamente rinforzante, come il fatto stesso di manipolare un oggetto per un bambino piccolo. Il rinforzo diretto ottenuto dall’azione stessa mette l’individuo in una posizione privilegiata per acquisire nuovi comportamenti: non deve attendere che qualcuno lo premi, il premio è nell’atto.
Il mondo sociale offre un rinforzatore generalizzato di prima grandezza, l’attenzione, da cui molti altri dipendono. Spesso agiamo per ottenere attenzione, attraverso capricci, contatto fisico, espressioni verbali, e ne ricaviamo dimostrazioni di approvazione, con la loro componente affettiva motivante, o di affetto. Anche queste dipendono molto dal contesto in cui si manifestano, dal momento, dalla persona che le produce e dallo stato di chi le riceve.
Quando il proprio comportamento determina o influenza quello altrui si parla di sottomissione degli altri, e anche questa rientra nella categoria dei rinforzatori generalizzati. Esiste poi una classe di rinforzatori simbolici, fra cui spiccano il denaro e, per i bambini, i voti ottenuti a scuola: non hanno valore in sé, lo derivano da ciò a cui danno accesso.
Perché la stessa conseguenza non rinforza tutti allo stesso modo
Da qui discende una cautela che Skinner stesso poneva. Bisogna prestare molta attenzione a tutti questi fattori quando ci si chiede il perché di un comportamento: la percezione e la valutazione di qualsiasi gesto sono in questo senso strettamente soggettive. Un rimprovero può essere una punizione per un bambino e un rinforzo per un altro, se è l’unica attenzione che riesce a ottenere. Non esiste un rinforzatore in astratto: esiste ciò che, per quell’organismo e in quel momento, aumenta la frequenza della risposta.
Come si costruisce un comportamento nuovo
Se un comportamento non compare mai, non lo si può rinforzare. Skinner risolse il problema con il modellaggio per approssimazioni successive: si rinforzano le risposte che via via somigliano un po’ di più al bersaglio, finché il comportamento completo non emerge. È così che un animale impara una sequenza che non avrebbe mai emesso spontaneamente, ed è, in forma meno controllata, il modo in cui molte abilità umane vengono acquisite.
Contano anche i programmi di rinforzo. Il rinforzo può essere erogato a rapporto, cioè dopo un certo numero di risposte, o a intervallo, dopo un certo tempo; e in entrambi i casi in forma fissa o variabile. I programmi variabili producono comportamenti più resistenti all’estinzione, perché il soggetto non può prevedere quale risposta verrà premiata. Quando il rinforzo cessa del tutto, la risposta si riduce progressivamente: è l’estinzione, che non cancella l’apprendimento ma ne sospende l’espressione.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra comportamento rispondente e operante?
Il rispondente è elicitato da uno stimolo conosciuto che lo precede, come un riflesso. L’operante è emesso dall’organismo indipendentemente da stimoli identificabili e viene selezionato dalle conseguenze che produce.
Il rinforzo negativo è una punizione?
No, ed è l’equivoco più comune. Il rinforzo negativo rafforza il comportamento rimuovendo uno stimolo sgradito. La punizione, al contrario, riduce la probabilità del comportamento. Rinforzo positivo e negativo aumentano entrambi la risposta, cambia solo se lo stimolo viene aggiunto o tolto.
Che cosa sono i rinforzatori generalizzati?
Sono stimoli che rinforzano in un’ampia varietà di situazioni, perché associati a molti altri rinforzi. L’attenzione altrui è il principale; vi rientrano l’approvazione, l’affetto e la possibilità di influenzare il comportamento degli altri. I rinforzatori simbolici, come il denaro o i voti scolastici, ne sono una sottoclasse.
Perché lo stesso premio non funziona con tutti?
Perché il valore rinforzante non sta nello stimolo ma nella relazione tra quello stimolo, il contesto, il momento e lo stato di chi lo riceve. La valutazione è soggettiva: ciò che rinforza una persona può essere indifferente, o punitivo, per un’altra.
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