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Il Bello del Cinema all’Aperto

Andare al cinema d’estate, sotto le stelle, è un’esperienza diversa da quella della sala buia. Meno intensa, forse, ma più partecipata e ricca di piccoli piaceri. Riflettere sul fascino del cinema all’aperto è anche un modo per riscoprire il valore delle gioie quotidiane e il rapporto profondo tra cinema, sogno e vita condivisa. I piccoli […]

Psicolab — Il Bello del Cinema all’Aperto
Andare al cinema d’estate, sotto le stelle, è un’esperienza diversa da quella della sala buia. Meno intensa, forse, ma più partecipata e ricca di piccoli piaceri. Riflettere sul fascino del cinema all’aperto è anche un modo per riscoprire il valore delle gioie quotidiane e il rapporto profondo tra cinema, sogno e vita condivisa.

I piccoli piaceri della vita

Esiste una categoria di gioie quotidiane che riempie davvero la vita, se solo riusciamo ad assaporarle: l’odore delle mele in cantina, l’acquisto dei croissant di primo mattino mentre gli altri dormono, l’andare per more che già sanno d’autunno e di inizio scuola. Sono piaceri semplici, che alcuni scrittori hanno saputo celebrare con delicatezza.

Roland Barthes, riprendendo Cicerone, li chiamava laetitia: un piacere allegro, che non è la gioia perpetua ma è già una buona cosa. Tra queste soddisfazioni quotidiane non poteva mancare un piccolo omaggio al cinema, e in particolare a quella sua forma estiva e speciale che è la proiezione all’aperto.

Uscire per restare fuori

Andare al cinema in sala, si è detto, “non è propriamente uscire”: gli altri è come se non ci fossero, ci si accomoda in poltrona in attesa che si illumini lo schermo. All’aperto è tutto diverso: andare al cinema significa uscire davvero, magari dopo una giornata passata a difendersi dal caldo, oppure prolungare piacevolmente una serata di vacanza. È bello uscire per rimanere fuori.

Già i momenti prima della proiezione cambiano. Non si sprofonda nelle poltrone, ci si accontenta della scomodità di sedie di plastica o gradinate. C’è ancora luce per salutare qualcuno; e se siamo in un luogo sconosciuto, osservando gli altri che si salutano non ci sentiamo estranei, perché il cinema sotto le stelle è un’avventura estiva che un po’ tutti ci accomuna. Gli orari seguono i ritmi del buio, che d’estate arriva tardi e non è mai davvero completo.

La vita che entra nel film

All’aperto, un po’ di luce della città rimane, e non è del tutto escluso nemmeno il rumore: un clacson, un aereo in lontananza, il campanile che batte le ore. Arrivano anche gli odori, il fumo di chi crede che all’aperto non si senta, il profumo di gelsomini di certi cortili. E poi il venticello che a un certo punto ci fa coprire le spalle, o il cielo che si annuvola e il timore di non arrivare alla fine.

Sono tutti elementi che, in sala, resterebbero fuori. Qui invece la vita reale entra a far parte dell’esperienza. Persino le prime gocce di pioggia che ci fanno riparare sotto un portico portano con sé un’allegria travestita di rabbia. È un cinema in cui il mondo intorno non scompare, ma partecipa.

Cinema e sogno

C’è una ragione psicologica per cui la sala buia ha il suo fascino particolare. Il cinema, si dice, parla all’inconscio, e per farlo ha forse bisogno di una fitta oscurità e di una situazione comoda: condizioni per la completa sospensione della vita reale, per immergersi in una dimensione “altra”. Non a caso, studiosi della psiche e del linguaggio cinematografico hanno più volte sottolineato le affinità tra la situazione cinematografica e quella onirica.

Il cinema come “fabbrica di sogni”, e il sogno come soddisfazione di bisogni e pulsioni latenti: il tutto favorito dai meccanismi di proiezione e identificazione dello spettatore. Nella sala buia ci si può perdere completamente, diventare (come è stato scritto) la campagna, la strada di una metropoli, la pioggia; vivere la vita, la morte, l’amore nel cono di luce dove danza il pulviscolo. All’aperto questa immersione totale non avviene allo stesso modo. Ma è per questo un’esperienza meno seducente?

Un piacere condiviso

Il cinema all’aperto si nutre di gratificazioni diverse, quasi un piacere sensuale consumato insieme. Gli altri non sono soltanto presenze intuite: li vediamo, con le loro abbronzature, i vestiti leggeri. Non c’è la complicità solitaria con lo schermo, tipica delle visioni invernali: un’esperienza vissuta durante l’anno in solitudine si fa, d’estate, collettiva. Sarà meno intensa, ma sicuramente più partecipata, ed è forse anche questo il suo bello.

E poi c’è il luogo: piazze, giardini, parchi, ville, chiostri, cortili di borghi medievali. Spazi davanti ai quali di solito passiamo di fretta, e che finalmente abbiamo il tempo di osservare come meritano, che ci fanno sentire a casa. Anche i nomi delle rassegne evocano magia (“Cinema sotto le stelle”, “Notti di luna”) perché la luna, benevola in cielo come la ricordava Leopardi, non può mancare: una piccola certezza nel nostro vivere così poco certo.

Il valore del rito

C’è, in tutto questo, anche un legame con la memoria. L’amore per il cinema all’aperto è spesso l’attaccamento a un ricordo di quando eravamo bambini: per qualcuno è l’odore dei gelsomini, per un altro un gusto di gelato, o una foto di famiglia al completo, di quando non c’erano ancora stati lutti né separazioni.

E se anche il film non è un granché, ci offendiamo di meno: restiamo appagati dal rito, un rito che non possiamo ripetere quando vogliamo, ma solo d’estate. È il piacere di un tempo sospeso, di un giorno di vacanza da vivere senza fretta. In fondo, il cinema all’aperto ci insegna qualcosa di prezioso sul benessere: la felicità non sta solo nell’intensità dell’esperienza, ma anche nella capacità di assaporare, insieme agli altri, i piccoli piaceri che riempiono la vita.

Domande frequenti

Perché il cinema all’aperto è diverso da quello in sala?

Perché all’aperto andare al cinema significa “uscire davvero”: la vita reale (luci, rumori, odori, il venticello) entra a far parte dell’esperienza, che diventa collettiva e partecipata, invece di essere un’immersione solitaria nel buio della sala.

Che rapporto c’è tra cinema e sogno?

Studiosi della psiche e del cinema hanno sottolineato le affinità tra la situazione cinematografica e quella onirica: il cinema come “fabbrica di sogni”, favorito dai meccanismi di proiezione e identificazione dello spettatore. La sala buia facilita questa immersione nell’inconscio.

Il cinema all’aperto è meno intenso?

Sì, l’immersione totale della sala buia non avviene allo stesso modo. Ma è proprio questo il suo bello: si nutre di gratificazioni diverse, più partecipate e condivise. Sarà meno intenso, ma è un piacere collettivo e sensoriale.

Perché ci lega tanto al cinema estivo?

Anche per la memoria: spesso è l’attaccamento a un ricordo dell’infanzia, a un odore o a un’immagine familiare. E per il valore del rito, un piacere legato al tempo sospeso della vacanza, da vivere senza fretta e insieme agli altri.

Il cinema all’aperto è un’esperienza diversa da quella della sala buia: andare al cinema d’estate significa “uscire davvero”, lasciando che la vita reale (luci, rumori, odori, il venticello) entri a far parte del piacere. Se la sala buia favorisce l’immersione nell’inconscio, per le affinità tra cinema e sogno, all’aperto quella magia lascia il posto a un piacere collettivo, sensoriale e partecipato: meno intenso, ma più condiviso. Vi si intrecciano il fascino dei luoghi, la memoria dell’infanzia e il valore del rito. In fondo, il cinema estivo ci ricorda che la felicità non sta solo nell’intensità, ma nel saper assaporare, insieme agli altri, i piccoli piaceri che riempiono la vita.
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