Che cos’è un marcatore, in senso proprio
Un indicatore utile deve soddisfare requisiti definiti, e conviene elencarli perché sono la griglia di valutazione.
- Attendibilità: misurato due volte nelle stesse condizioni, deve dare risultati coerenti.
- Validità: deve correlare con misure indipendenti di ciò che pretende di indicare.
- Specificità: deve distinguere il fenomeno da altri stati che potrebbero produrre lo stesso segnale.
- Valore predittivo: deve anticipare l’esito, non limitarsi ad accompagnarlo.
- Generalizzabilità: deve funzionare su popolazioni e contesti diversi da quello in cui è stato osservato.
Il punto più esigente è il quarto. Un fenomeno che si osserva insieme al miglioramento non è un marcatore del cambiamento: potrebbe esserne una conseguenza, o un effetto di una terza variabile.
Dimostrare che qualcosa media il cambiamento richiede misurazioni ripetute e la prova che la variabile candidata si modifichi prima dell’esito.
Le trappole più comuni
Alcune sono ricorrenti e vale la pena riconoscerle.
L’osservatore non cieco: se chi identifica il fenomeno sa cosa si aspetta di trovare e conosce l’andamento del paziente, le due valutazioni si contaminano.
La flessibilità analitica: quando si registra un segnale continuo, esiste un numero elevato di modi per definire cosa conta come evento significativo. Scegliere il criterio dopo aver visto i dati produce risultati apparentemente forti che non si replicano.
La selezione dei casi: se si esaminano solo i percorsi conclusi con successo, si trova ciò che si cerca.
La regressione verso la media: le persone iniziano una terapia nel momento peggiore, e il miglioramento successivo avviene in parte comunque.
Il correttivo condiviso è uno solo: registrare in anticipo ipotesi, criteri e piano di analisi, in modo che non possano essere adattati ai dati.
Il ruolo della replicazione
È il criterio che separa un’osservazione promettente da un risultato acquisito.
Un fenomeno descritto da un solo gruppo, con un solo metodo e su pochi casi, è un punto di partenza. La conferma richiede che gruppi indipendenti, senza interesse nel risultato, lo ritrovino usando procedure dichiarate in anticipo.
La psicologia ha attraversato una crisi di replicabilità che ha ridimensionato una quota rilevante di risultati celebri: non è un’ipotesi teorica, è ciò che è accaduto.
Va aggiunto un elemento che riguarda specificamente i modelli clinici: quando un gruppo di ricerca è anche titolare del metodo che studia, il rischio di conflitto di interesse non è solo economico. L’investimento intellettuale e professionale in una teoria influenza le scelte di analisi anche in assenza di qualunque intenzione.
È il motivo per cui la verifica indipendente non è una formalità burocratica ma la parte sostanziale del metodo.
Cosa chiedere a un risultato
Cinque domande sono sufficienti nella maggior parte dei casi.
Quanti partecipanti, e selezionati come? Esiste un gruppo di confronto? Chi valutava conosceva l’ipotesi? Il criterio di misura era definito prima? Il risultato è stato ritrovato da altri?
Se le risposte mancano, il risultato non è necessariamente falso: è non ancora valutabile. È una posizione diversa dallo scetticismo, e più corretta.
Va detto infine che cercare marcatori oggettivi del processo terapeutico è un obiettivo legittimo e utile: sapere quando un percorso sta funzionando avrebbe valore reale. Ciò che serve è che la ricerca proceda con gli strumenti che permettono di distinguere una scoperta da un’impressione.
Domande frequenti
Cosa serve perche un indicatore sia utile?
Attendibilita, validita rispetto a misure indipendenti, specificita, valore predittivo sull’esito e generalizzabilita ad altri contesti.
Basta che il fenomeno accompagni il miglioramento?
No: potrebbe esserne una conseguenza o dipendere da una terza variabile. Serve dimostrare che si modifica prima dell’esito.
Quali sono gli errori piu frequenti?
Osservatore non cieco, criteri di misura scelti dopo aver visto i dati, selezione dei casi riusciti e regressione verso la media.
Perche serve la replicazione indipendente?
Perche chi ha investito in una teoria orienta le scelte di analisi anche senza intenzione. Un risultato di un solo gruppo su pochi casi resta un punto di partenza.
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