Hugo Munsterberg
Munsterberg studiò alla scuola di Wundt a Lipsia, ma si rivelò subito un pensatore innovativo. In un suo articolo del 1903 sostenne l’esigenza/opportunità di attribuire alla conoscenza derivante dall’esperienza pratica la stessa importanza del sapere teoretico.
Nel 1915 scrisse: “La comprensione della Psicologia è una delle strade più importanti affinché il moderno uomo d’affari possa conseguire il successo. Il lavoro commerciale ed industriale si relaziona con la vita mentale in molti modi. L’arte di vendere e di pubblicizzare, di apprendere e di formare ad un lavoro tecnico, lo scegliere la posizione giusta e il selezionare il personale adatto, la maggiore efficienza al lavoro e l’evitamento dello sforzo fisico e della fatica, il saper trattare con la clientela e con i propri soci, garantendo le condizioni favorevoli per il lavoro e adattando il lavoro alle esigenze di ognuno, e tanti altri problemi sono quesiti che si pongono al modo degli affari e ai quali non può essere data una risposta se non dalla Psicologia.
Egli sviluppò ricerche sulla riuscita professionale, gettò la base per alcuni test utilizzati nella selezione del personale (compì studi sulle cause degli incidenti stradali e usò i risultati per sviluppare un metodo di selezione di conduttori ottimali), negli ultimi anni si dedicò alla promozione dell’utilità economica della Psicologia. La sua rivista “Journal of Applied Psychology” divenne la prima e la più importante pubblicazione per la Psicologia L/O.
James McKeen Cattell
Cattel diresse la maggior parte dei cambiamenti nell’area del testing mentale. Egli scoprì alcune caratteristiche che distinguono le persone e da tali elementi sviluppò uno strumento di misura: il test mentale. Cattell credette nel valore della Psicologia Applicata e della misura psicologica per il progresso sociale: sul futuro del testing sperimentale predisse l’uso di programmi su larga scala che sarebbero stati messi a punto per evidenziare il livello di stress nelle condizioni di lavoro intenso; inoltre ritenne che un test potesse utile per predire se una particolare mansione sarebbe stata quella giusta per un dato lavoratore, per diagnosticare delle malattie e per fornire indicazioni circa le cure (per disturbi fisici,psicologici e sociali).
Promosse l’utilizzo dei test intellettivi e di altre applicazioni della Psicologia nell’industria. Fondò con successo una società di consulenza psicologica (tuttora chiamata “Psychological Corporation”) il cui scopo era mettere a disposizione dell’industria (sotto compenso) le conoscenze di un gruppo di psicologi (uno staff di 20 persone tra chi Titchener, eminente psicologo sperimentale del periodo e oppositore dichiarato della Psicologia Applicata).
Walter Dill Scott
Scott diede un’importante contributo alla Psicologia della pubblicità. Egli portò molti oggetti di pubblicità ad identificare il consumatore come soggetto impressionabile: suggerì che gli annunci se avessero voluto persuadere il consumatore, avrebbero dovuto presentare le informazioni sul prodotto in modo tale da sommergere completamente la consapevolezza (un buon annuncio pubblicitario doveva contenere un comando diretto, a cui si ubbidisce in maniera impulsiva, e un buono d’acquisto che fornisce un modo più immediato di accondiscendere a questo comando).
Gli interessi di Scott si spostarono, poi, sulle qualità necessarie per riconoscere un buon venditore, scrisse un libro di consigli pratici nella selezione del personale di vendita, sviluppò il modulo di impiego come utile strumento di selezione. Nel 1919 fondò la Compagnia Scott, la prima compagnia di consulenza specificatamente volta a risolvere i problemi del personale.
Frederick W. Taylor
Taylor studiò il lavoro nell’industria e utilizzò il metodo scientifico per risolvere i problemi della prestazione nelle situazioni sul campo.
Come caposquadra di una acciaieria Taylor ebbe a che fare con le decisioni riguardanti il modo di svolgere un lavoro (il carico di lavoro ideale, la retribuzione adeguata, ecc), sviluppò quindi un metodo per prendere queste decisioni in modo sistematico e razionale: il managemet scientifico. Lo scopo di Taylor era sviluppare delle procedure di lavoro che potessero aumentare l’efficienza ed ottenere una quantità ottimale di lavoro in un giorno. Osservò i costi, i metodi di lavoro, l’uso delle attrezzature, i periodi di pausa; avviò un dipartimento di progettazione dei programmi, di inquadramento lavorativo e delle assunzioni; registrava il livello di produzione di tutti gli operai e assegnava dei buoni a coloro che raggiungevano una quota di produzione e a chi non conseguiva i risultati attesi assegnava dei formatori. Dopo tre anni documentò che i costi si erano dimezzati.
Egli non credeva che ciò significasse sfruttamento,anzi vedeva il management scientifico come un modo per migliorare l’intera organizzazione: avrebbe fornito salari più alti, prezzi più bassi per i consumatori e più affari per le aziende produttrici. L’impegno maggiore stava nel dividere il lavoro tra la manodopera e la dirigenza, così che ognuno potesse usare al meglio particolari capacità.
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