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I neuroni rinascono

Fino a pochi anni fa uno dei dogmi delle neuroscienze sosteneva che i neuroni non potessero rigenerarsi. Oggi sappiamo invece che la neurogenesi è possibile e che il cervello conserva una potenzialità intrinseca di rinnovarsi. Questa scoperta apre una riflessione che intreccia plasticità cerebrale, creatività e vecchiaia nell’era della conoscenza condivisa: per invecchiare meglio, conviene […]

Psicolab — I neuroni rinascono
Fino a pochi anni fa uno dei dogmi delle neuroscienze sosteneva che i neuroni non potessero rigenerarsi. Oggi sappiamo invece che la neurogenesi è possibile e che il cervello conserva una potenzialità intrinseca di rinnovarsi. Questa scoperta apre una riflessione che intreccia plasticità cerebrale, creatività e vecchiaia nell’era della conoscenza condivisa: per invecchiare meglio, conviene pensarci da giovani.

Creatività e vecchiaia nell’era della conoscenza condivisa

Viviamo in un’epoca il cui dato caratteristico consiste nella necessità di attuare profondi cambiamenti dei fondamenti del riduzionismo della scienza. Il ritmo del cambiamento concettuale è oggi elevato, e ciò ci costringe a ricercare una plasticità cerebrale creativa, capace di favorire la nostra disponibilità a rivedere a fondo tutte le nostre concezioni di base, attuando sistemi di sviluppo cognitivo fondati sulla condivisione di conoscenza.

Il Progetto di Educazione Continua dei Medici (ECM), proposto dal Laboratorio di Ricerca Educativa dell’Università di Firenze, sede dell’Associazione Telematica Internazionale EGO-CreaNET, sul tema “Brain Health Care On Line”, di cui il Convegno di Studio sul tema “b2b health care: brain to body and body to brain” è parte integrante, è stato impostato sulla necessità di attuare un’educazione permanente, in rete internet, sulle tematiche riguardanti la salute mentale.

Dal dogma alla neurogenesi

Proprio a riguardo del cervello, sappiamo che fino a pochi anni fa (1992) uno dei dogmi delle neuroscienze consisteva nel credere che i neuroni non morissero, né fossero capaci di rigenerarsi come tutte le altre cellule. Oggi sappiamo invece che la neurogenesi è possibile: per tramite delle cellule staminali, ossia cellule progenitrici di tutti gli altri tipi di cellule, compresi i neuroni cerebrali, si determina la possibilità che neuroni danneggiati vengano rimpiazzati da nuovi neuroni. Il cervello ha pertanto la potenzialità intrinseca di rinnovarsi, anche se la rigenerazione non si attua con la velocità propria delle cellule di altri organi, quali il fegato, la pelle o la parete dello stomaco. Per questo il risultato del rinnovo cerebrale non è immediato: le cellule staminali presenti nel cervello e nel sangue sono multipotenti e, pur potendo rigenerare vari tessuti come fanno in origine nello sviluppo embrionale, sono generalmente quiescenti nell’adulto, cioè poco attive nel produrre rigenerazione del tessuto cerebrale danneggiato.

Oggi lo studio delle modalità per stimolare il processo di neurogenesi, cioè la nascita di nuovi neuroni da cellule staminali fino a ottenere un recupero di funzionalità cerebrali perdute, è un campo aperto di studio e di ricerca, dedito a capire come sia possibile accelerare il rinnovamento dei neuroni e quindi sviluppare terapie di sostituzione, sia per le malattie degenerative sia per le lesioni al sistema nervoso centrale. Questo campo di indagine, prima di dieci anni fa, era rimasto del tutto inesplorato a causa di un arbitrario e limitativo dogma biologico, che non permetteva neppure di formulare ipotesi in questo settore delle neuroscienze.

Prevenzione prima della rigenerazione

Certamente mancano ancora conoscenze ed esperimenti adatti a stimolare e guidare la neurogenesi, al fine di condurre a un recupero funzionale di zone cerebrali deteriorate. Ma se non sono ancora note le possibili strategie di rigenerazione neuronale, sono invece attuabili modalità di prevenzione dei danni cerebrali. È quindi possibile attuare una riflessione sulla salute mentale e sulla sua prevenzione, che conduce ad affermare, come è scritto nel sottotitolo del convegno: “Per invecchiare meglio, pensiamoci da giovani”. Come scrive Oscar Wilde, è un vero peccato che impariamo le lezioni della vita solo quando non ci servono più.

Creatività e invecchiamento nelle diverse epoche della vita

Come è noto, il cervello si forma essenzialmente per mezzo di un processo denominato Darwinismo Neuronale, che provoca la selezione dei percorsi neuronali più adatti, finalizzata ad adattare le proprie conoscenze e comportamenti entro schemi mentali e cognizioni culturali e scientifiche adeguate a favorire il sistema produttivo e sociale di una determinata epoca. A tal fine l’educazione nell’ambito della società industriale, che stiamo oggi sorpassando, ha assunto il profilo dell’istruzione nozionistica; inoltre, più di recente, è stata attuata una strategia che ha assunto l’aspetto di un vero e proprio indottrinamento, al fine di una sostanziale conservazione del sistema industriale, utilizzando strumentalmente i moderni mezzi di informazione di massa. A seguito della pressione informativa della TV, è facile constatare come, in particolare i giovani, siano condizionati da un messaggio unidirezionale a tal punto da perdere gran parte delle loro capacità di seguire un articolato profilo di discussione logico-razionale, che non sia immediatamente carico di immagini di efficacia istantanea e fortemente emotiva.

Pertanto tale approccio della formazione cerebrale, prodotto della società industriale, va indubbiamente ad agire sui processi di formazione di circuiti neurali, con modalità che tendono a ridurre la plasticità dei sistemi cerebrali della comunicazione nervosa, creando non pochi problemi di innaturale resistenza cognitiva alla salute mentale della gente.

Questo stato di cose è esattamente l’opposto della necessità di formazione e sviluppo cerebrale di un’epoca di forte cambiamento cognitivo, dove risulta evidente la necessità di un impulso di partecipazione creativa, necessario per attuare la nuova società della conoscenza condivisa basata sulle tecnologie di comunicazione interattiva.

Rinnovamento cognitivo e salute mentale

Le precedenti considerazioni hanno stimolato un particolare interesse del LRE/EGO-CreaNET, indirizzandolo verso una rinnovata comprensione delle relazioni mente/cervello, le quali corrispondano all’esigenza di migliorare la plasticità neuronale e stimolare la creatività sociale dell’individuo. In particolare abbiamo recentemente riflettuto su quanto attiene il processo dell’apprendimento, visto in relazione alle basi molecolari della memoria, prendendo in attenta considerazione in primo luogo i limiti cognitivi della percezione e le problematiche di angoscia collettiva che ne derivano, creando, purtroppo, riconoscibili problemi sociali alla salute mentale delle persone più sensibili e culturalmente indifese.

A nostro avviso la carenza di rinnovamento cognitivo contribuisce a bloccare i processi di ringiovanimento cerebrale, dando origine a fenomeni psichici di frustrazione e ansia, che sono in gran misura conseguenza dell’obsoleta codificazione culturale del cervello. Si delinea infatti, nella prassi della formazione cerebrale, una forte dissociazione imperniata sulla dicotomia esistente tra la necessità evolutiva di addivenire a nuovi criteri interpretativi della realtà e l’esigenza culturale di conservare valori antichi per sviluppare con essi nuove forme di crescita.

È pertanto necessario operare un cambiamento di mentalità per rispondere ai bisogni cognitivi storico-sociali incipienti, primo tra tutti quello insito nella sproporzione crescente nelle attività sociali e di lavoro tra vecchi e giovani, al fine di determinare una nuova integrazione sociale che abbia corrispondenza con un rinnovato sviluppo concettuale e metodologico della vita.

Dalla cultura lineare alla cultura del divenire

Abbiamo notato come, in assonanza con le concezioni della fisica classica, nelle quali la traiettoria del moto dipende esclusivamente dalle condizioni iniziali, così per analogia tra scienza e cultura dominante sia stata assunta una concettualità in cui la nascita viene significata come momento iniziale di un processo di invecchiamento. Oggi diviene invece necessario ri-significarla come un continuo processo di rinnovamento e trasformazione, teso a portare a maturazione e compimento la finalità dei propri natali durante tutto l’arco della vita.

La storia della scienza, vista in termini di capacità di soluzione di problemi, ci insegna che per evitare una perdita della capacità di utilizzazione delle conoscenze è necessario capire che per ogni problema esiste sempre una grande quantità di soluzioni logicamente proponibili; come intuì il grande scienziato pisano Galileo Galilei, la mente ha più dimensioni, per permettere al pensiero di adeguarsi all’essenza del divenire delle cose, proprio in quanto prima sono state create le cose e poi sono stati attribuiti loro i nomi.

È interessante come popoli primitivi avessero acquisito una cultura del divenire, in particolare a riguardo del significato dell’esistenza umana. Ad esempio nella cultura degli indiani d’America della tribù degli Hopi la vita non è concepita come un continuum: nel processo di vitale trasformazione del divenire universale, la morte è vista come un fenomeno progressivo, poiché essa risiede anche nelle pause del respiro e nella fine del sogno al risveglio di ogni mattina. Ogni piccola morte è già presente saltuariamente nella vita quotidiana, così che la grande morte finale rientra perfettamente nel ciclo della vita naturale dell’universo.

Forse dovremo riesumare simili concezioni cicliche dello spazio e del tempo della vita, così come è stata propria di varie culture antiche, per poter evitare la dissociazione tra una cultura lineare della società basata sulla produzione di macchine e la natura ciclica ed evolutiva del cambiamento, perseguendo in tal modo rinnovati scenari di guida cognitiva, capaci di attivare possibilità normalmente inedite di creatività permanente, caratterizzate da differenti modalità di lettura del vivere, tali da permettere ancora di sfuggire alla banalità dell’esistenza.

Tale obiettivo è raggiungibile favorendo la trasfigurazione della realtà, che nell’infanzia è operata dalla fantasia; in seguito, nella maturità, assecondando un atteggiamento di coscientizzazione della progettualità dell’immaginario umano; e infine nella terza età, sostenendo l’assunzione integrata di ingegno e coscienza, tali che nell’insieme caratterizzino la saggezza, insita nell’animo di chi si accinge a un più completo distacco dalla realtà dell’esperienza, come lo sono l’attimo prima del concepimento e l’istante dopo la morte.

Plasticità cerebrale e creatività: un’ipotesi aperta

Vorrei concludere questa breve riflessione esprimendo un’ipotesi ancora del tutto aperta all’indagine. A complemento di quanto è stato acquisito all’epoca di Galileo Galilei riguardo alle relazioni tra pensiero e materia, oggi esaminiamo le relazioni tra l’atteggiamento mentale, pervaso da concezioni e convinzioni con cui attuiamo il nostro pensiero innovativo, e i possibili sviluppi della plasticità strutturale del sistema nervoso, quale precursore congeniale allo sviluppo della creatività umana. Come accennato, solo da un decennio è stato compreso che la neurogenesi, attuata da cellule staminali embrionali che sopravvivono come ritardatarie in piccola parte nel cervello dell’adulto, assume una particolare rilevanza nel contesto della plasticità cerebrale. Tali precursori della differenziazione cellulare hanno la possibilità di rigenerare i neuroni a seguito di stimoli catalitici ancora in parte ignoti; è stato comunque sperimentato in vitro che, modificando l’ambiente chimico, le cellule staminali possono riattivare le loro latenti proprietà.

Riflettendo in proposito del Darwinismo Neuronale sopra citato, sappiamo che le cellule staminali, considerate precursori della neurogenesi, possono essere eliminate o rese quiescenti a opera di altri neuroni adulti, nei casi in cui la concentrazione delle radici neuronali (dendriti) dei neuroni adulti già differenziati sia assai elevata: in tal caso vince l’adattamento del sistema sulla plasticità e di conseguenza la creatività dell’espressione cerebrale complessivamente decade. Dato che la bio-chimica cerebrale è un sistema capace di auto-regolazione in base allo sviluppo dell’apprendimento di conoscenza, la domanda su cui il LRE/EGO-CreaNET cerca di contestualizzare una risposta plausibile è la seguente: in che modo sarà possibile trovare le condizioni di un costruttivismo cognitivo adeguato a realizzare un’innovazione concettuale creativa, capace di aprire una finestra di opportunità per influenzare e modulare cognitivamente il rinnovamento e la plasticità cerebrale, e di conseguenza una più pronta neurogenesi anche nel cervello degli adulti?

Questa è una domanda di non facile risposta nei riguardi dei diversi possibili destini dell’evoluzione cerebrale dell’uomo. A questo proposito amo, in chiusura, ricordare che mio nonno Antonio, soffiatore di vetro a Murano, abituato a farsi scoppiare il cuore e i polmoni nella modellazione del vetro infuocato, saggiamente diceva: “La vita e i sogni sono pagine dello stesso libro; immagina il futuro come se vivessi per sempre, e vivi nella realtà come se dovessi morire all’istante”.

Domande frequenti

I neuroni possono davvero rigenerarsi?

Sì. Fino al 1992 le neuroscienze ritenevano che i neuroni non potessero rinnovarsi, ma oggi sappiamo che la neurogenesi è possibile grazie alle cellule staminali, capaci di rimpiazzare neuroni danneggiati. Il cervello conserva quindi una potenzialità intrinseca di rinnovamento, anche se più lenta rispetto ad altri organi.

Perché la rigenerazione cerebrale è più lenta rispetto ad altri organi?

Perché le cellule staminali presenti nel cervello e nel sangue, pur essendo multipotenti, sono generalmente quiescenti nell’adulto, cioè poco attive nel produrre rigenerazione del tessuto cerebrale danneggiato. A differenza di fegato, pelle o parete dello stomaco, il rinnovo dei neuroni non è quindi immediato.

Che cos’è il Darwinismo Neuronale?

È il processo attraverso cui il cervello si forma selezionando i percorsi neuronali più adatti, adattando conoscenze e comportamenti agli schemi culturali di una determinata epoca. Quando la concentrazione di dendriti dei neuroni adulti è molto elevata, l’adattamento può prevalere sulla plasticità, facendo decadere la creatività dell’espressione cerebrale.

Cosa significa “per invecchiare meglio, pensiamoci da giovani”?

Significa che, pur non essendo ancora note tutte le strategie di rigenerazione neuronale, è già possibile prevenire i danni cerebrali e coltivare un rinnovamento cognitivo continuo. Mantenere plasticità e creatività mentale lungo tutto l’arco della vita aiuta a contrastare i fenomeni di frustrazione e ansia legati a una codificazione culturale obsoleta del cervello.

La caduta del dogma secondo cui i neuroni non si rigenerano ha aperto un campo di ricerca decisivo: il cervello adulto conserva, grazie alle cellule staminali, una potenzialità di rinnovamento. Anche dove la rigenerazione resta lenta o ancora poco controllabile, la prevenzione dei danni e un costante rinnovamento cognitivo restano alla nostra portata. Coltivare plasticità e creatività in ogni epoca della vita è la chiave per invecchiare meglio.
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