Psicologia Clinica e Psicopatologia

I malati di shopping

Lo shopping compulsivo è una dipendenza che nasconde spesso vuoti interiori, ansia o depressione. Descritto per la prima volta nel 1915 come “oniomania”, interessa fino all’8% degli adulti, soprattutto donne tra i 35 e i 45 anni. Alla base ci sono fattori neurobiologici (dopamina e serotonina) e psicologici (bassa autostima, frustrazione, solitudine). Riconoscerlo e avviare un percorso terapeutico è il primo passo verso il cambiamento.

I malati di shopping

Dietro tanti acquisti può nascondersi qualcosa di più profondo: un vuoto che si cerca di riempire.

«Ho la passione per lo shopping, una passione diventata sempre più grande. Quando esco con l’intenzione di comprare poche cose, finisco per esagerare e lasciarmi trascinare. Ogni volta che entro in un negozio o in un centro commerciale avverto una sorta di scarica di adrenalina: provare i vestiti mi provoca eccitazione ed euforia, fino al punto in cui perdo il controllo. Quando scatta la voglia di comprare non c’è nulla che riesca a fermarmi. Ma quando arrivo a casa, vengo travolta da un profondo senso di colpa».

Sono tante le storie simili: comprare diventa una mania, una vera dipendenza. Questo tipo di comportamento è oggi al centro di crescenti ricerche sia in campo medico-scientifico sia negli studi sui consumi. Il motivo è legato ai profondi cambiamenti sociali e culturali degli ultimi decenni, che hanno moltiplicato le occasioni e gli stimoli a spendere.

Che cos’è lo shopping compulsivo

La dipendenza dagli acquisti, nota anche come shopping compulsivo, venne descritta per la prima volta dallo psichiatra tedesco Emil Kraepelin nel 1915, con il termine di oniomania o “mania di comprare”.

Oggi si stima che questo disturbo riguardi stabilmente tra l’1% e l’8% della popolazione adulta, mentre circa il 90% delle persone compie occasionalmente acquisti compulsivi. Le più colpite sono le donne tra i 35 e i 45 anni, in genere con una buona integrazione sociale e un livello culturale medio-alto. Negli ultimi anni, però, la tendenza si sta diffondendo anche tra i più giovani.

Le cause della dipendenza

Lo shopping compulsivo ha origini complesse. Alla base vi è spesso un’alterazione della produzione di due neurotrasmettitori:

  • Dopamina, legata al piacere e alla gratificazione. Attiva il circuito della ricompensa e spinge a ripetere i comportamenti, innescando la dipendenza.
  • Serotonina, correlata al controllo degli impulsi e all’umore. Un suo squilibrio può ridurre la capacità di fermarsi di fronte al desiderio di acquistare.

Accanto ai fattori neurobiologici, incidono emozioni e condizioni psicologiche come ansia, vuoto interiore, insoddisfazione, bassa autostima o depressione. Spesso lo shopping compulsivo diventa una strategia per alleviare tristezza, solitudine, frustrazione o irritabilità, mentre l’acquisto stesso può dare l’illusione momentanea di felicità, potere, competenza o superiorità.

Durante lo shopping le persone si sentono vive e temporaneamente sollevate, ma l’effetto dura poco: non colma davvero i vuoti interiori e anzi tende ad aumentare la depressione.

La compulsione e il senso di colpa

Alla base c’è un impulso irrazionale che non nasce da un reale bisogno. L’azione d’acquisto è liberatoria e genera piacere momentaneo, subito seguito da colpa e frustrazione. La conseguenza è la perdita di controllo non solo sugli acquisti, ma più in generale sulla propria vita.

Il problema è difficile da riconoscere, perché nasce da un comportamento comune della vita quotidiana. Spesso il disturbo emerge solo quando compaiono conseguenze gravi: conflitti familiari, difficoltà psicologiche o crisi economiche.

Come affrontarlo

Tentativi semplicistici come invitare a “non comprare” o richiamare al senso di responsabilità verso la famiglia non portano risultati. Il primo passo è la presa di coscienza, spesso la fase più complessa: chi soffre di dipendenza tende a non riconoscere il problema.

Per affrontare lo shopping compulsivo è fondamentale indagare i profili psicologici alla base del comportamento. Una volta comprese le cause, si può intraprendere un percorso terapeutico mirato a sviluppare autoconsapevolezza e capacità di controllo. Solo così si può avviare un processo di cambiamento stabile e duraturo.

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