Personalità e Individuo

La funzione dello sguardo in psicologia

Lo sguardo è il canale sociale più antico e più veloce di cui disponiamo: sappiamo se qualcuno ci sta guardando prima di sapere qualunque altra cosa di lui. È anche uno dei pochi ambiti in cui i dati sono precisi. Articolo divulgativo di psicologia. Le differenze individuali nel contatto oculare non indicano di per se […]

Psicolab — La funzione dello sguardo in psicologia
Lo sguardo è il canale sociale più antico e più veloce di cui disponiamo: sappiamo se qualcuno ci sta guardando prima di sapere qualunque altra cosa di lui. È anche uno dei pochi ambiti in cui i dati sono precisi.
Articolo divulgativo di psicologia. Le differenze individuali nel contatto oculare non indicano di per se alcuna condizione.

Cosa fa lo sguardo

Alcune osservazioni sono ben stabilite.

I neonati mostrano preferenza per volti con occhi aperti e diretti verso di loro già nei primi giorni, e il contatto oculare è uno dei primi canali di scambio disponibili.

Il rilevamento di uno sguardo diretto è rapido e in larga parte automatico, e uno sguardo rivolto verso di noi cattura l’attenzione più di uno rivolto altrove.

Lo sguardo orienta l’attenzione altrui: seguire la direzione dello sguardo di un altro è una risposta automatica, e su questa capacità si costruisce l’attenzione condivisa, che è alla base dell’apprendimento del linguaggio.

Va aggiunta una caratteristica anatomica: la sclera umana ampia e chiara rende la direzione dello sguardo molto visibile, molto più che in altri primati. È stato proposto che questo abbia un valore comunicativo, benché l’ipotesi resti discussa.

Cosa comporta essere guardati

Gli effetti misurati sono più ampi di quanto ci si aspetti.

La sensazione di essere osservati aumenta l’attivazione fisiologica e la consapevolezza di sé, e questo modifica il comportamento anche quando nessuno sta effettivamente valutando.

Sulla prestazione l’effetto dipende dal compito: tende a migliorare quelle semplici e ben apprese e a peggiorare quelle complesse o nuove, per un meccanismo che coinvolge il passaggio dell’attenzione all’esecuzione.

Va riportato con onestà un risultato molto citato e problematico: gli studi che mostravano un aumento dei comportamenti onesti in presenza di immagini di occhi non sono stati confermati dalle repliche successive. È diventato un caso esemplare di effetto svanito, e non va usato come fatto.

E va segnalato l’effetto sull’ansia sociale: chi teme il giudizio tende a sovrastimare quanto viene osservato, ed è una distorsione documentata che alimenta l’evitamento.

Le differenze individuali

Sono ampie e vanno interpretate con cautela.

La quantità di contatto oculare considerata appropriata varia molto fra culture: in alcuni contesti lo sguardo diretto prolungato è segno di attenzione, in altri di sfida o di mancanza di rispetto. Applicare un unico criterio è un errore ricorrente.

Nelle persone autistiche il contatto oculare ridotto è frequente, e va compresa la ragione: molte persone autistiche riferiscono che sostenerlo è faticoso e interferisce con l’ascolto. Forzarlo, come è stato fatto per anni in alcuni approcci, non migliora la comunicazione e ha un costo.

Nell’ansia sociale l’evitamento dello sguardo è comune e mantiene il problema, impedendo di raccogliere l’informazione che disconfermerebbe il timore.

Va detto in generale: il contatto oculare non è un indicatore di sincerità. La credenza che chi mente eviti lo sguardo è fra le più diffuse e fra le meno sostenute, non esistono segnali comportamentali affidabili della menzogna.

Cosa se ne ricava

  • Non usare il contatto oculare come criterio di valutazione delle persone: né di sincerità, né di attenzione, né di rispetto.
  • In contesti professionali, ricordare che ciò che appare come disinteresse può essere gestione del carico o differenza culturale.
  • Nell’ansia sociale, lavorare gradualmente sull’evitamento anziché sulla tecnica: il problema non è saper guardare, è ciò che si teme di vedere.
  • E diffidare dei risultati spettacolari sugli effetti dello sguardo: alcuni fra i più citati non hanno retto alle repliche.

Domande frequenti

Perche lo sguardo diretto cattura l’attenzione?

Il rilevamento e rapido e in larga parte automatico, ed e presente gia nei primi giorni di vita: e uno dei primi canali di scambio disponibili.

Chi evita lo sguardo sta mentendo?

No: non esistono segnali comportamentali affidabili della menzogna, e questa e fra le credenze piu diffuse e meno sostenute.

Perche alcune persone autistiche evitano il contatto oculare?

Molte riferiscono che sostenerlo e faticoso e interferisce con l’ascolto. Forzarlo non migliora la comunicazione e ha un costo.

Le immagini di occhi rendono le persone piu oneste?

Il risultato molto citato non e stato confermato dalle repliche successive, ed e un caso esemplare di effetto svanito.

Lo sguardo e un canale sociale precocissimo e in gran parte automatico, che orienta l’attenzione altrui ed e alla base dell’attenzione condivisa. Essere guardati modifica attivazione e prestazione, ma alcuni effetti molto citati non hanno retto alle repliche. Le differenze individuali e culturali sono ampie, e il contatto oculare non indica sincerita ne attenzione: usarlo come criterio di giudizio e un errore.
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