Cosa si osserva
Il fenomeno riportato è consistente: i ricordi di eventi traumatici tendono a essere descritti come frammentari, con dettagli sensoriali molto vividi accanto a lacune, e con una sequenza temporale incerta.
La spiegazione più accreditata riguarda le condizioni di codifica. Sotto attivazione estrema l’attenzione si restringe sugli elementi centrali della minaccia a scapito del contesto, e l’elaborazione privilegia le informazioni percettive rispetto all’organizzazione narrativa.
Ne deriva la caratteristica clinicamente rilevante: il ricordo riemerge innescato da somiglianze sensoriali e senza collocazione temporale, per cui viene rivissuto come presente anziché ricordato come passato.
Va aggiunta la componente corporea: nei quadri post-traumatici sono frequenti manifestazioni somatiche e reazioni automatiche che precedono la consapevolezza del ricordo.
Cosa va ridimensionato
Questa è la parte che di solito manca, e ha conseguenze serie.
L’idea che i ricordi traumatici siano immagazzinati con un meccanismo qualitativamente diverso dagli altri ricordi è dibattuta. Diversi studi indicano che la frammentazione riferita correla con il disagio attuale più che con caratteristiche misurabili del racconto, e che i ricordi molto negativi seguono in buona parte le stesse regole degli altri.
Va respinta con chiarezza l’inferenza inversa: un racconto disordinato non prova che un evento sia accaduto, e un racconto ordinato non prova che non lo sia. Usare la coerenza narrativa come indicatore di veridicità non è sostenuto dalla ricerca, e in ambito giudiziario è una fonte di errore documentata.
Sulla rimozione e sul recupero di ricordi dimenticati la cautela deve essere massima. L’amnesia per eventi traumatici esiste come fenomeno riferito, ma il suo statuto è fra i temi più controversi della psicologia. Ciò che è invece ben documentato è che è possibile indurre ricordi dettagliati di eventi mai accaduti attraverso suggestione e tecniche di recupero, e che un ricordo indotto è soggettivamente indistinguibile da uno autentico.
Ne segue una raccomandazione pratica: le tecniche finalizzate a «recuperare» ricordi rimossi non sono raccomandate, e possono produrre danni.
Cosa aiuta
Il punto rassicurante è che il trattamento non dipende dal risolvere queste controversie.
I trattamenti raccomandati dalle linee guida sono psicologici e focalizzati sul trauma, incluse le terapie cognitivo-comportamentali centrate sull’evento e l’EMDR.
Il loro obiettivo non è recuperare ciò che manca, ma consentire al ricordo di essere rielaborato in condizioni di sicurezza e ricollocato nel passato, riducendo la reattività ai segnali che lo innescano.
Va precisato che la ricostruzione narrativa che avviene in terapia è un lavoro clinico, non un accertamento dei fatti: le due funzioni sono separate e confonderle danneggia entrambe.
E per chi ascolta, dentro e fuori dai contesti professionali, la regola è semplice: non fare domande suggestive, non proporre ipotesi su cosa possa essere accaduto, non riempire i vuoti. I vuoti non vanno colmati dall’esterno.
Domande frequenti
Perche i ricordi traumatici sono frammentari?
Perche sotto attivazione estrema l’attenzione si restringe sugli elementi centrali e la codifica privilegia le informazioni sensoriali rispetto all’organizzazione narrativa.
Un racconto disordinato prova che l’evento e accaduto?
No. La coerenza narrativa non e un indicatore di veridicita, in nessuna delle due direzioni, e usarla come tale e una fonte documentata di errore.
Si possono recuperare ricordi rimossi?
Le tecniche di recupero non sono raccomandate: e ben documentato che la suggestione puo indurre ricordi dettagliati di eventi mai accaduti.
Cosa funziona nel trattamento?
Le terapie psicologiche focalizzate sul trauma e l’EMDR, che mirano a rielaborare il ricordo e a ricollocarlo nel passato, non a recuperare cio che manca.
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