Psicologia Sociale e del Comportamento

Fisicalismo non Riduttivo e Relazione Mente-Corpo

Come fa un insieme di neuroni, cellule e reazioni chimiche a dare origine a pensieri, emozioni e coscienza? La relazione tra mente e corpo e’ una delle domande piu’ antiche e ancora aperte della filosofia. Il fisicalismo non riduttivo prova a rispondere con una posizione di equilibrio: tutto cio’ che esiste e’ fisico, eppure la […]

Psicolab — Fisicalismo non Riduttivo e Relazione Mente-Corpo
Come fa un insieme di neuroni, cellule e reazioni chimiche a dare origine a pensieri, emozioni e coscienza? La relazione tra mente e corpo e’ una delle domande piu’ antiche e ancora aperte della filosofia. Il fisicalismo non riduttivo prova a rispondere con una posizione di equilibrio: tutto cio’ che esiste e’ fisico, eppure la mente non si lascia ridurre a semplice biologia. Capire come sia possibile sostenere entrambe le cose insieme e’ il cuore di un dibattito che tocca da vicino anche la psicologia e le neuroscienze.

Il problema mente-corpo in breve

Il punto di partenza e’ un contrasto che tutti sperimentiamo. Da un lato abbiamo il mondo fisico, fatto di cervelli, molecole e impulsi elettrici, che la scienza descrive con grande precisione. Dall’altro abbiamo la vita mentale, fatta di sensazioni, desideri, ricordi e stati di coscienza, che sentiamo come qualcosa di diverso da un semplice ingranaggio. La domanda filosofica e’ come queste due dimensioni stiano insieme. Sono la stessa cosa vista da due punti di vista, oppure la mente e’ qualcosa che va oltre la materia?

Le risposte storiche si collocano tra due estremi. Il dualismo sostiene che mente e materia siano sostanze distinte, ma fatica a spiegare come possano interagire. Il riduzionismo fisicalista afferma invece che gli stati mentali non siano altro che stati cerebrali, senza alcun residuo. Il fisicalismo non riduttivo nasce dall’insoddisfazione verso entrambe queste soluzioni.

Che cosa afferma il fisicalismo non riduttivo

La tesi si puo’ riassumere in due affermazioni tenute insieme. La prima e’ che non esiste nulla di non fisico: non ci sono sostanze spirituali separate, e la mente dipende interamente dal cervello e dal corpo. La seconda e’ che, nonostante questa dipendenza, le proprieta’ mentali non si lasciano tradurre senza perdite nel linguaggio della fisica o della biologia. La mente emerge dal fisico, ma possiede caratteristiche proprie che una descrizione puramente neurochimica non riesce a catturare del tutto.

E’ una posizione di mezzo, e come tutte le posizioni di mezzo deve difendersi su due fronti. Deve mostrare di non ricadere nel dualismo, restando fedele all’idea che tutto sia fisico, e allo stesso tempo deve spiegare in che senso la mente conservi una sua autonomia senza essere una semplice etichetta per processi cerebrali.

La sopravvenienza e i suoi limiti

Uno strumento classico per esprimere il legame tra mente e corpo e’ il concetto di sopravvenienza. L’idea e’ che non ci possa essere una differenza mentale senza una corrispondente differenza fisica: due individui identici fin nell’ultimo dettaglio del cervello avrebbero anche gli stessi stati mentali. In questo senso il mentale dipende dal fisico e vi e’ ancorato.

Il problema e’ che la sola sopravvenienza rischia di non bastare a chi difende una prospettiva non riduzionista. Descrive una correlazione stretta, ma non dice molto su quale sia la natura del legame, e in alcune interpretazioni finisce per svuotare l’autonomia del mentale, riportandolo di fatto a un puro riflesso del fisico. Per questo diversi autori cercano concetti piu’ robusti per rendere conto della relazione mente-corpo.

Emergenza, olismo relazionale e causazione discendente

Una delle vie proposte e’ quella dell’emergenza. Si dice che una proprieta’ e’ emergente quando compare a un certo livello di organizzazione e non si spiega semplicemente sommando le proprieta’ delle parti. La bagnabilita’ dell’acqua, per fare un esempio intuitivo, non e’ una caratteristica delle singole molecole prese isolatamente. Allo stesso modo, gli stati mentali potrebbero emergere dall’organizzazione complessiva del sistema nervoso senza essere gia’ presenti nei suoi componenti.

A sostegno di questa idea si richiama spesso l’olismo relazionale, secondo cui cio’ che conta non sono solo gli elementi ma la rete di relazioni che li lega. Un sistema di neuroni non e’ solo una collezione di cellule: e’ un intreccio di connessioni la cui struttura complessiva puo’ avere proprieta’ che nessuna cellula da sola possiede. In questa cornice si inserisce anche il concetto discusso di causazione discendente, l’idea che il livello superiore, quello mentale o sistemico, possa a sua volta influenzare cio’ che accade ai livelli inferiori, e non solo il contrario. E’ un punto controverso, perche’ tocca il modo stesso in cui pensiamo la catena di causa ed effetto, ma esprime bene l’intuizione che la mente non sia un semplice prodotto passivo della materia.

Perche’ il rapporto mente-corpo resta aperto

Nonostante la ricchezza di questi strumenti concettuali, la peculiarita’ del rapporto mente-corpo continua a richiedere ulteriori studi. Nessuna delle soluzioni proposte chiude definitivamente la questione. La coscienza, in particolare, resta difficile da inquadrare: possiamo descrivere con sempre maggiore dettaglio i correlati cerebrali di uno stato mentale, ma il salto tra la descrizione fisica e l’esperienza vissuta in prima persona resta un nodo teorico non sciolto. Il fisicalismo non riduttivo non pretende di aver risolto il problema, ma di aver individuato lo spazio in cui una risposta plausibile potrebbe collocarsi.

Perche’ questo dibattito interessa la psicologia

La discussione puo’ sembrare astratta, eppure ha ricadute concrete su come pensiamo la mente. Se gli stati mentali fossero riducibili senza residui a stati cerebrali, spiegare un comportamento in termini psicologici sarebbe soltanto un modo provvisorio di parlare, in attesa della descrizione neurologica definitiva. Se invece la dimensione mentale ha una sua autonomia, allora concetti come intenzione, significato e vissuto conservano un valore esplicativo proprio. La posizione che si adotta su mente e corpo influenza cosi’ il modo di intendere la relazione tra psicologia e neuroscienze, e piu’ in generale il posto della soggettivita’ nel quadro scientifico.

Domande frequenti

Che differenza c’e’ tra fisicalismo riduttivo e non riduttivo?

Entrambi affermano che esiste solo il mondo fisico. Il fisicalismo riduttivo sostiene che gli stati mentali siano nient’altro che stati cerebrali, traducibili senza perdite nel linguaggio della biologia. Quello non riduttivo accetta la dipendenza dal fisico ma nega che la mente si lasci ridurre completamente a esso.

Il fisicalismo non riduttivo e’ una forma di dualismo?

No. Il dualismo ammette due sostanze distinte, una materiale e una immateriale. Il fisicalismo non riduttivo resta monista: riconosce una sola realta’, quella fisica, e attribuisce alla mente proprieta’ particolari che emergono dall’organizzazione del corpo, non una sostanza separata.

Che cos’e’ la causazione discendente?

E’ l’idea che il livello superiore di un sistema, come lo stato mentale complessivo, possa influenzare i processi dei livelli inferiori, e non soltanto esserne il risultato. E’ un concetto discusso, perche’ mette in tensione il modo abituale di concepire le relazioni causali.

Questo problema ha una soluzione definitiva?

Al momento no. Il rapporto tra mente e corpo, e in particolare la coscienza, resta uno dei temi aperti della filosofia e delle scienze cognitive. Il fisicalismo non riduttivo propone una cornice equilibrata, ma riconosce la necessita’ di ulteriori studi.

Il fisicalismo non riduttivo cerca una terza via tra dualismo e riduzionismo: tutto e’ fisico, ma la mente non si esaurisce nella descrizione neurochimica del cervello. Concetti come emergenza, olismo relazionale e causazione discendente provano a rendere conto di questa autonomia. La questione resta aperta, e proprio per questo continua a orientare il dialogo tra filosofia, psicologia e neuroscienze.
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