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La Finestra di Johari

Breve Estratto

Il modello, matrice o finestra di Johari prende il nome da un gioco di parole ottenuto mescolando alcune parti dei nomi di battesimo di Joseph Luft e Harry Ingham, ricercatori dell’università della California che negli anni ‘60 strutturarono questo modello per studiare le interazioni sociali. La matrice non serve tanto per misurare la personalità, quanto per offrire uno strumento capace di rilevare come la personalità viene espressa, osservando quindi il rapporto tra noi e gli altri.

Il modello, matrice o finestra di Johari prende il nome da un gioco di parole ottenuto mescolando alcune parti dei nomi di battesimo di Joseph Luft e Harry Ingham, ricercatori dell’università della California che negli anni ‘60 strutturarono questo modello per studiare le interazioni sociali.
La matrice non serve tanto per misurare la personalità, quanto per offrire uno strumento capace di rilevare come la personalità viene espressa, osservando quindi il rapporto tra noi e gli altri.
La coppia che d’ora in poi chiameremo per brevità Johari, osservò che ci sono aspetti della personalità che sono noti sia a noi stessi che agli altri ed aspetti che invece ci teniamo solo per noi. Ci sono cose che gli altri notano di noi e delle quali non siamo consapevoli (o forse non le accettiamo) ed un lato oscuro a tutti.
Per ottenere la matrice si divide un quadrato in quattro “finestre”. Una cella “pubblica” che rappresenta il nostro lato pubblico, ciò che è conosciuto da noi stessi e dagli altri, come ci mostriamo, opposta alla cella “ignota” dove si racchiudono gli aspetti della personalità più torbidi, quelli di cui non abbiamo consapevolezza, i nostri segreti. A metà strada le due celle “miste”, la sfera “privata” in cui si collocano quegli aspetti di noi, delle nostre esperienze che non desideriamo condividere e la cella “cieca” nella quale, al contrario, si affacciano i feedback ricevuti dagli altri che però stentiamo a far corrispondere con il nostro personaggio. In questa casella stanno tutte le critiche che ci vengono mosse nel corso della vita dalle persone che incontriamo sul nostro percorso, ma che sembrano non corrisponderci. Questa casella esprime senz’altro un aspetto della nostra personalità perché gli altri spesso concordano, ma essendoci ignota ci stupisce perché ci obbliga a rilevare che siamo “visti” in modo diverso da come ci poniamo. E’ un po’ come quando rimane un pezzettino di prezzemolo tra i denti. Gli altri lo notano e in quel momento ci “rappresenta”, ci rende buffi o sciatti, ma noi non ce ne accorgiamo. Anche se del tutto causale, quella piccola particella di vegetale può essere pure interpretata: “ma guarda questa com’è trasandata, ma non si lava i denti?” oppure “guarda buffa, un bel contrasto con il tailleurino griffato che indossa”.
L’area PUBBLICA (talvolta chiamata anche ARENA) contiene i fatti e le emozioni che volutamente mostriamo, che mettiamo “in piazza” e di cui parliamo in modo disinvolto. Può esprimere sia la nostra forza che le nostre debolezze, ma è quella parte di noi che scegliamo di condividere con gli altri.
L’area NASCOSTA (o cieca) è quella che contiene le cose che gli altri osservano di noi e che ci sono ignote. Di nuovo si può trattare di feedback positivi o negativi e comunque incide sul modo in cui gli altri si relazionano a noi e anche sul livello della nostra disinvoltura in determinate situazioni.
L’area IGNOTA contiene quegli aspetti totalmente sconosciuti, a noi stessi e agli altri perché è sepolta nel subconscio che si rivela solo in situazioni particolarmente emozionali.
L’area PRIVATA (o Facciata) contiene quegli aspetti che ben conosciamo di noi stessi, ma che teniamo nascosti agli altri.
Il modello può essere replicato anche per rappresentare la comunicazione non verbale. L’io pubblico si mostra con gesti volontari, con il vestiario, con la socializzazione. L’io inconscio e l’io occulto si rivelano con gesti, postura, tono di voce e movimenti involontari.

La finestra di Johari nelle dinamiche di gruppo

La Finestra di Johari può essere applicata per comprendere e modificare le dinamiche di gruppo, di coppia e anche per una sorta di autoanalisi. Il coach la può utilizzare nel team building, nel life coaching di coppia e anche in sessione individuale.
Le interazioni fra i quattro box determinano i tipi di rapporti che si possono creare all’interno di un gruppo o di un team, di una coppia o anche i conflitti interiori: socializzazione aperta e quindi interscambio di informazioni, confidenze/sfoghi, empatia.
Man mano che cresce l’affiatamento del team, della coppia o la selfconfidence si tenderà a spostare la maggior parte degli argomenti nell’area pubblica e la comunicazione interpersonale diverrà più fluida. Se dovessimo farne una rappresentazione grafica avremmo una finestrona pubblica, e le altre a decrescere conseguentemente.
Il coach può anche fare una sorta di Prima e Dopo, disegnando le 4 finestre di grandezza commisurata all’autovalutazione della persona e poi rivedendo i pesi e le misure dopo il suo intervento motivazionale.

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Il modello, matrice o finestra di Johari prende il nome da un gioco di parole ottenuto mescolando alcune parti dei nomi di battesimo di Joseph Luft e Harry Ingham, ricercatori dell’università della California che negli anni ‘60 strutturarono questo modello per studiare le interazioni sociali.
La matrice non serve tanto per misurare la personalità, quanto per offrire uno strumento capace di rilevare come la personalità viene espressa, osservando quindi il rapporto tra noi e gli altri.

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