Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

La Sfida della Fiducia

Parlare di fiducia oggi suscita spesso scetticismo. Eppure basta osservare le relazioni in cui esiste davvero per notare qualcosa: tutto diventa più veloce, più leggero e (non per caso) anche economicamente più conveniente. La domanda è se una fiducia perduta possa essere ricostruita. Un clima di sfiducia diffusa La sensazione condivisa è di non potersi […]

Psicolab — La Sfida della Fiducia
Parlare di fiducia oggi suscita spesso scetticismo. Eppure basta osservare le relazioni in cui esiste davvero per notare qualcosa: tutto diventa più veloce, più leggero e (non per caso) anche economicamente più conveniente. La domanda è se una fiducia perduta possa essere ricostruita.

Un clima di sfiducia diffusa

La sensazione condivisa è di non potersi più fidare di nessuno: istituzioni, dirigenti, banche, conoscenti, a volte nemmeno di sé stessi.

Gli esempi non mancano, e i mezzi di informazione ne forniscono quotidianamente. Colpisce in particolare sentire dalle generazioni più giovani con quanta naturalezza si dia per scontato che dietro ogni azione ci sia un tornaconto, e che parole come solidarietà e amicizia siano ormai solo voci di vocabolario.

Eppure il contrasto è evidente: nelle relazioni dove esiste una forte componente di fiducia ogni cosa diventa più semplice e più fluida.

Il vantaggio concreto della fiducia

Vale la pena esplicitare il punto economico, perché è quello che rende l’argomento difficile da liquidare come buonismo.

La fiducia riduce i costi di transazione. Dove esiste, non servono verifiche continue, clausole difensive, controlli incrociati, tempi di negoziazione estesi. Dove manca, ogni scambio richiede protezioni che assorbono tempo e risorse.

È per questo che la fiducia è stata definita la prima qualità richiesta a chi guida oggi: non per ragioni morali, ma perché la sua assenza rallenta e appesantisce qualsiasi organizzazione.

Si può ricostruire?

La risposta proposta è affermativa: con un’onestà che merita di essere sottolineata: non in tutte le situazioni. Alcune fratture non si ricompongono, ed è corretto dirlo.

Dove è possibile, però, è spesso più semplice di quanto si creda. Il lavoro riguarda sé stessi, il gruppo, le relazioni, la comunicazione, e tocca in particolare la credibilità, che può essere scomposta in quattro elementi:

  • integrità: la coerenza tra ciò che si dichiara e ciò che si fa;
  • intento: la trasparenza delle proprie motivazioni;
  • capacità: la competenza effettiva rispetto a ciò che si promette;
  • risultato: la storia di ciò che si è concretamente prodotto.

La scomposizione è utile perché mostra che la fiducia non è un blocco unico: si può essere credibili sull’intento e non sulla capacità, o viceversa. E interventi diversi servono a nodi diversi.

Da dove cominciare

Il percorso indicato parte dalla persona:

  • dichiarare i propri obiettivi;
  • riscoprire i propri valori;
  • assumere un impegno preciso e formale;
  • mantenere l’impegno preso.

L’ultimo punto è quello decisivo, e va sottolineato: la fiducia non si costruisce con le dichiarazioni ma con la ripetizione di promesse mantenute. Un impegno assunto e non rispettato produce più danno del non averlo assunto affatto.

Tredici comportamenti

Uno studio condotto da Stephen M. R. Covey ha individuato tredici comportamenti che generano fiducia: a livello personale, relazionale, organizzativo e sociale:

  • essere schietti;
  • dimostrare rispetto;
  • essere trasparenti;
  • rimediare agli errori;
  • dimostrare lealtà;
  • produrre risultati;
  • migliorare nel tempo;
  • affrontare la realtà, anche quando è scomoda;
  • chiarire le aspettative;
  • esercitare la responsabilità;
  • ascoltare prima di tutto;
  • mantenere gli impegni;
  • trasmettere fiducia agli altri.

Tre meritano un commento. Rimediare agli errori è controintuitivo: molti temono che ammettere uno sbaglio riduca la credibilità, mentre accade il contrario, è il tentativo di nasconderlo a distruggerla. Chiarire le aspettative previene la maggior parte delle rotture di fiducia, che nascono più spesso da malintesi che da tradimenti. E trasmettere fiducia indica la natura reciproca del fenomeno: chi non si fida difficilmente ottiene fiducia.

Quando serve un supporto esterno

L’autrice riporta un’esperienza personale di crisi profonda che ha toccato la fiducia in sé stessa e nella propria attività, e da lì la convinzione che la fiducia sia un motore propulsivo ricostruibile.

Aggiunge però un’osservazione realistica: a volte la sola forza di volontà non basta per uscire da situazioni pesanti, e un supporto competente può fare la differenza. Vale per le persone e vale per le organizzazioni, che hanno spesso bisogno di ricostruire fiducia, al proprio interno prima ancora che verso il mercato.

È un ordine importante: un’organizzazione in cui le persone non si fidano tra loro difficilmente riesce a trasmettere affidabilità all’esterno. La coerenza, anche qui, viene prima della comunicazione.

Domande frequenti

Perché la fiducia ha un valore economico?

Perché riduce i costi di transazione: dove esiste non servono verifiche continue, clausole difensive e negoziazioni estese. Dove manca, ogni scambio richiede protezioni che assorbono tempo e risorse.

Da cosa è composta la credibilità?

Da quattro elementi: integrità (coerenza tra parole e azioni), intento (trasparenza delle motivazioni), capacità (competenza effettiva) e risultato (ciò che si è concretamente prodotto). Si può essere credibili su alcuni e non su altri.

Ammettere un errore riduce la fiducia?

No, accade il contrario: rimediare agli errori è uno dei comportamenti che la generano. È il tentativo di nascondere lo sbaglio a distruggere la credibilità, non lo sbaglio in sé.

La fiducia si può sempre ricostruire?

No, e va detto con onestà: alcune fratture non si ricompongono. Dove è possibile, però, il lavoro passa da impegni chiari e soprattutto dal loro effettivo mantenimento nel tempo.

In un clima di sfiducia diffusa, vale la pena ricordare che la fiducia ha un valore concreto: riduce i costi di transazione, perché dove esiste non servono verifiche, clausole e negoziazioni estese. Può essere ricostruita (non sempre, ma più spesso di quanto si creda) lavorando sulla credibilità, scomponibile in integrità, intento, capacità e risultato. Il percorso parte da obiettivi dichiarati, valori riconosciuti e impegni assunti, ma il punto decisivo è mantenerli: un impegno disatteso danneggia più del non averlo preso. Tra i tredici comportamenti individuati da Covey, tre sono particolarmente istruttivi: rimediare agli errori, chiarire le aspettative e trasmettere fiducia, perché chi non si fida difficilmente ne ottiene.
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