Un clima di sfiducia diffusa
La sensazione condivisa è di non potersi più fidare di nessuno: istituzioni, dirigenti, banche, conoscenti, a volte nemmeno di sé stessi.
Gli esempi non mancano, e i mezzi di informazione ne forniscono quotidianamente. Colpisce in particolare sentire dalle generazioni più giovani con quanta naturalezza si dia per scontato che dietro ogni azione ci sia un tornaconto, e che parole come solidarietà e amicizia siano ormai solo voci di vocabolario.
Eppure il contrasto è evidente: nelle relazioni dove esiste una forte componente di fiducia ogni cosa diventa più semplice e più fluida.
Il vantaggio concreto della fiducia
Vale la pena esplicitare il punto economico, perché è quello che rende l’argomento difficile da liquidare come buonismo.
La fiducia riduce i costi di transazione. Dove esiste, non servono verifiche continue, clausole difensive, controlli incrociati, tempi di negoziazione estesi. Dove manca, ogni scambio richiede protezioni che assorbono tempo e risorse.
È per questo che la fiducia è stata definita la prima qualità richiesta a chi guida oggi: non per ragioni morali, ma perché la sua assenza rallenta e appesantisce qualsiasi organizzazione.
Si può ricostruire?
La risposta proposta è affermativa: con un’onestà che merita di essere sottolineata: non in tutte le situazioni. Alcune fratture non si ricompongono, ed è corretto dirlo.
Dove è possibile, però, è spesso più semplice di quanto si creda. Il lavoro riguarda sé stessi, il gruppo, le relazioni, la comunicazione, e tocca in particolare la credibilità, che può essere scomposta in quattro elementi:
- integrità: la coerenza tra ciò che si dichiara e ciò che si fa;
- intento: la trasparenza delle proprie motivazioni;
- capacità: la competenza effettiva rispetto a ciò che si promette;
- risultato: la storia di ciò che si è concretamente prodotto.
La scomposizione è utile perché mostra che la fiducia non è un blocco unico: si può essere credibili sull’intento e non sulla capacità, o viceversa. E interventi diversi servono a nodi diversi.
Da dove cominciare
Il percorso indicato parte dalla persona:
- dichiarare i propri obiettivi;
- riscoprire i propri valori;
- assumere un impegno preciso e formale;
- mantenere l’impegno preso.
L’ultimo punto è quello decisivo, e va sottolineato: la fiducia non si costruisce con le dichiarazioni ma con la ripetizione di promesse mantenute. Un impegno assunto e non rispettato produce più danno del non averlo assunto affatto.
Tredici comportamenti
Uno studio condotto da Stephen M. R. Covey ha individuato tredici comportamenti che generano fiducia: a livello personale, relazionale, organizzativo e sociale:
- essere schietti;
- dimostrare rispetto;
- essere trasparenti;
- rimediare agli errori;
- dimostrare lealtà;
- produrre risultati;
- migliorare nel tempo;
- affrontare la realtà, anche quando è scomoda;
- chiarire le aspettative;
- esercitare la responsabilità;
- ascoltare prima di tutto;
- mantenere gli impegni;
- trasmettere fiducia agli altri.
Tre meritano un commento. Rimediare agli errori è controintuitivo: molti temono che ammettere uno sbaglio riduca la credibilità, mentre accade il contrario, è il tentativo di nasconderlo a distruggerla. Chiarire le aspettative previene la maggior parte delle rotture di fiducia, che nascono più spesso da malintesi che da tradimenti. E trasmettere fiducia indica la natura reciproca del fenomeno: chi non si fida difficilmente ottiene fiducia.
Quando serve un supporto esterno
L’autrice riporta un’esperienza personale di crisi profonda che ha toccato la fiducia in sé stessa e nella propria attività, e da lì la convinzione che la fiducia sia un motore propulsivo ricostruibile.
Aggiunge però un’osservazione realistica: a volte la sola forza di volontà non basta per uscire da situazioni pesanti, e un supporto competente può fare la differenza. Vale per le persone e vale per le organizzazioni, che hanno spesso bisogno di ricostruire fiducia, al proprio interno prima ancora che verso il mercato.
È un ordine importante: un’organizzazione in cui le persone non si fidano tra loro difficilmente riesce a trasmettere affidabilità all’esterno. La coerenza, anche qui, viene prima della comunicazione.
Domande frequenti
Perché la fiducia ha un valore economico?
Perché riduce i costi di transazione: dove esiste non servono verifiche continue, clausole difensive e negoziazioni estese. Dove manca, ogni scambio richiede protezioni che assorbono tempo e risorse.
Da cosa è composta la credibilità?
Da quattro elementi: integrità (coerenza tra parole e azioni), intento (trasparenza delle motivazioni), capacità (competenza effettiva) e risultato (ciò che si è concretamente prodotto). Si può essere credibili su alcuni e non su altri.
Ammettere un errore riduce la fiducia?
No, accade il contrario: rimediare agli errori è uno dei comportamenti che la generano. È il tentativo di nascondere lo sbaglio a distruggere la credibilità, non lo sbaglio in sé.
La fiducia si può sempre ricostruire?
No, e va detto con onestà: alcune fratture non si ricompongono. Dove è possibile, però, il lavoro passa da impegni chiari e soprattutto dal loro effettivo mantenimento nel tempo.