Cosa significa facilità d’errore
Ogni strumento di valutazione fornisce indicazioni sulla normalità: il singolo bambino viene valutato in riferimento a valori standard, relativi a un campione normativo rappresentativo della popolazione. In base ai punteggi standardizzati è possibile quantificare la differenza fra i soggetti nel comportamento rilevato dallo strumento, e quindi nell’abilità psicologica che quello strumento misura.
Tutto questo, però, poggia su un anello fragile: chi osserva. Un buon osservatore è colui che possiede la sensibilità necessaria a giudicare la bontà dell’adattamento tra i dati che deve rilevare e gli scopi a cui quei dati devono servire. Deve avere buone capacità di discriminazione, un’alta soglia alla stimolazione sensoriale e alla sfera comunicativa, e saper leggere i messaggi verbali e non verbali.
La facilità d’errore in pratica
Gli errori più comuni sono di due tipi. Quelli di commissione si verificano quando la stessa categoria viene applicata a comportamenti diversi tra loro: la categoria assorbe più di quanto dovrebbe, e le differenze scompaiono. Quelli di omissione si verificano quando una categoria viene applicata a certi comportamenti da un osservatore, mentre un altro osservatore non li riconosce come tali: la stessa scena produce due registrazioni diverse.
Da qui i quattro requisiti dell’osservazione, che vanno letti come antidoti e non come formalità. L’osservazione deve essere selettiva, perché non si può registrare tutto; pianificata, perché la selezione va decisa prima e non nel momento in cui si guarda; documentabile, perché altri devono poterla esaminare; e controllabile, perché l’accordo tra osservatori è l’unica prova disponibile che ciò che si è visto non dipendeva da chi guardava.
Termini correlati
Errore di commissione, errore di omissione, campione normativo, accordo tra osservatori, effetto Rosenthal.
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