Che cos’è
L’EMDR è un protocollo strutturato in otto fasi, sviluppato a partire dalla fine degli anni Ottanta.
Prevede la ricostruzione della storia, la preparazione della persona, l’individuazione di un ricordo bersaglio con le convinzioni e le sensazioni corporee associate, e una fase in cui la persona mantiene l’attenzione sul ricordo mentre segue una stimolazione alternata destra-sinistra: movimenti oculari, suoni o tocchi.
Seguono il consolidamento di una convinzione alternativa, la verifica delle tensioni residue e la chiusura.
Cosa è documentato
Per il disturbo post-traumatico da stress l’EMDR ha prove di efficacia consolidate ed è raccomandato dalle principali linee guida internazionali, insieme alle terapie cognitivo-comportamentali centrate sul trauma.
Le due famiglie di trattamenti mostrano efficacia sostanzialmente comparabile.
Al di fuori del disturbo post-traumatico le prove sono più limitate: esistono risultati incoraggianti su alcune condizioni, ma non consentono di considerarlo un trattamento di prima scelta.
La questione dei movimenti oculari
È il punto più discusso e va riportato con precisione, perché è spesso taciuto.
Che il protocollo funzioni è documentato. Che a funzionare sia la stimolazione bilaterale è tutt’altra questione.
Gli studi di scomposizione (quelli che confrontano il protocollo completo con la versione priva dei movimenti oculari) hanno dato risultati discordanti, e diversi non rilevano un contributo aggiuntivo della componente bilaterale.
L’ipotesi alternativa più discussa è che gli effetti derivino dagli elementi che l’EMDR condivide con altri trattamenti efficaci: l’esposizione ripetuta al ricordo in condizioni di sicurezza, la sua rielaborazione verbale, e il carico sulla memoria di lavoro dovuto al doppio compito.
Questo non toglie nulla all’efficacia del protocollo. Toglie qualcosa alla spiegazione che ne viene data, ed è una distinzione che conviene tenere presente quando la si sente presentare come scoperta sul funzionamento del cervello.
L’uso per la prestazione
Il testo originale descrive un’applicazione a professionisti in vista di un impegno imminente. Su questo servono alcune precisazioni.
L’uso dell’EMDR per il miglioramento della prestazione in persone senza un quadro clinico non ha prove sufficienti. Gli studi disponibili sono pochi, su campioni ridotti e spesso senza controllo adeguato.
Diverso è il caso di un atleta con un trauma effettivo (un infortunio grave, una caduta, un incidente) che produce evitamento o sintomi intrusivi che interferiscono con l’attività. Lì si tratta di trattare una condizione, non di potenziare una prestazione, e l’indicazione è pertinente.
La distinzione conta perché la formulazione «anche per chi sta bene» è quella che ha portato a diffondere procedure cliniche in contesti non clinici, dove nessuno valuta se stiano producendo un danno.
Cosa resta di valido
Le due componenti descritte nel testo hanno un fondamento indipendente dall’EMDR.
Il riesame di riuscite passate è una delle fonti dell’autoefficacia, e funziona meglio quando si recupera un episodio specifico con dettagli concreti anziché un’affermazione generica.
La prefigurazione della prestazione ha prove consistenti: a condizione, come già osservato altrove, che riguardi il processo e non il risultato, e che sia eseguita alla velocità reale, con la postura e l’ambiente effettivi.
Entrambe si possono utilizzare senza alcun protocollo clinico, ed è la formulazione più onesta.
Un’avvertenza
Il testo originale chiude ricordando che il metodo non si improvvisa. È corretto e vale la pena rafforzarlo.
Il lavoro su materiale traumatico può produrre un peggioramento temporaneo, e va condotto con una valutazione preliminare, una preparazione adeguata e la capacità di gestire una reazione intensa.
Esistono inoltre condizioni in cui l’accesso diretto al ricordo va rimandato o modulato, quando la persona è in una situazione di rischio attuale, o in presenza di sintomi dissociativi marcati.
Nulla di tutto questo è valutabile da chi non ha formazione clinica, ed è la ragione per cui l’applicazione in contesti sportivi da parte di figure non abilitate è un problema e non una risorsa.
Domande frequenti
L’EMDR funziona?
Per il disturbo post-traumatico sì, con prove consolidate e raccomandazioni internazionali, in modo comparabile alle terapie cognitivo-comportamentali centrate sul trauma. Altrove le prove sono più limitate.
Sono i movimenti oculari a produrre l’effetto?
Non è dimostrato. Gli studi che confrontano il protocollo con e senza stimolazione bilaterale danno risultati discordanti: gli effetti potrebbero derivare dall’esposizione e dalla rielaborazione del ricordo.
Serve a migliorare una prestazione sportiva?
Non ci sono prove sufficienti in persone senza un quadro clinico. È invece pertinente quando esiste un trauma reale, come un infortunio grave, che produce evitamento o sintomi intrusivi.
Chi può applicarlo?
Solo psicoterapeuti abilitati con formazione specifica. Il lavoro su materiale traumatico può produrre peggioramenti temporanei e richiede una valutazione preliminare.