Non esiste una sola memoria
Gli studi finora effettuati hanno ottenuto verita’ importanti, ma parziali: questo e’ uno dei motivi per cui il tema della memoria resta avvolto da un fascino sconcertante. Troppe sono le vie che portano alla memoria, una sola quella che ritorna: il ricordo. E’ questa la strada da percorrere e al tempo stesso la guida cui affidarsi per esplorare i complessi meccanismi delle funzioni mnestiche.
A complicare il quadro si aggiunge una considerazione fondamentale: non abbiamo una sola memoria, ma piu’ memorie. Ne consegue, in modo logico e consequenziale, che si parli di studi specifici per tipi differenti di memoria. La distinzione di base separa una memoria a lungo termine (MeLT) da una a breve termine (MeBT).
La memoria a lungo termine
La MeLT si suddivide a sua volta in memoria dichiarativa e memoria non dichiarativa. La componente dichiarativa comprende la memoria semantica (le conoscenze generali, i significati, i concetti) e la memoria episodica (gli eventi vissuti, collocati nel tempo e nello spazio). La componente non dichiarativa raccoglie invece la memoria procedurale (le abilita’ motorie e cognitive automatizzate), quella di priming, quella di condizionamento e l’apprendimento non associativo.
La memoria a breve termine
La MeBT comprende numerose modalita’: fonologica, visuo-spaziale, visiva, uditiva non verbale, tattile propriocettiva, del dolore e delle emozioni. Questa molteplicita’ di sistemi spiega perche’ la ricerca non possa trattare la memoria come un blocco unico, ma debba indagare ciascun sottosistema con tecniche dedicate.
Encoding e performance: la domanda centrale
La nostra attenzione si concentra sulla relazione tra il processo di codifica (encoding) nelle varie modalita’ sensoriali e la successiva performance di un individuo in compiti di MeLT implicita (non dichiarativa) ed esplicita (dichiarativa). In termini pratici: la maniera in cui un’informazione viene elaborata al momento dell’ingresso influenza la probabilita’ e la qualita’ del suo recupero.
Gli ultimi decenni sono stati particolarmente fecondi di ricerche orientate in questa direzione. Un tratto distintivo di questi lavori e’ l’integrazione metodologica: l’impiego parallelo e incrociato di tecniche fisiologiche (come la registrazione dei potenziali elettrici) e di neuro-immagine ha fornito risultati complementari particolarmente affidabili. Vale la pena citare alcuni degli studi piu’ significativi.
Paller (1990): la profondita’ dell’elaborazione
Paller si propose di registrare i potenziali evocati di superficie correlati ad eventi (ERPs) durante la fase di studio (encoding) di una lista di parole, per poi associarli alle rispettive performance nella fase di test (free recall o cue recall). I risultati evidenziarono che, per le parole effettivamente ricordate, gli ERPs erano nettamente piu’ positivi. Questa differenza, denominata Dm effect (legata alla profondita’ dell’elaborazione dello stimolo), si manifestava pero’ solo nei compiti di memoria esplicita: la profondita’ di elaborazione e’ maggiore nella codifica semantica (memoria dichiarativa) che in quella strutturale (memoria non dichiarativa).
Wagner e collaboratori (1998): non un’area, ma una rete
L’utilizzo di metodi di neuro-immagine permise a Wagner e collaboratori di appurare l’attivazione di un network di aree cerebrali, e non di una singola area, durante il processo di encoding. Emerse inoltre come il pattern di attivazione variasse in base alla natura dello stimolo (verbale o non verbale, neutro o emozionale) e al tipo di codifica effettuata (semantica o fonologica). La codifica, insomma, non e’ un evento localizzato ma un processo distribuito.
Canli e collaboratori (2000): il peso delle emozioni
Canli e colleghi trovarono un’importante correlazione fra il ricordo piu’ frequente di scene a forte contenuto emotivo e una maggiore attivazione dell’amigdala (struttura appartenente al circuito di Papez), che non risultava coinvolta per le scene neutre, gia’ durante la fase di encoding. Questo dato collega in modo diretto il sistema emotivo alla qualita’ della traccia mnestica: cio’ che ci emoziona viene codificato in modo piu’ robusto.
Perche’ tutto questo conta
I risultati di questi studi costituiscono un contributo fondamentale alla ricerca sul funzionamento normale e patologico dei sistemi di memoria, in varie condizioni di stimolazione e risposta, e sull’influenza esercitata sui processi mnestici dai fattori emotivo-cognitivi. Il vantaggio pratico che se ne trae consiste nella possibilita’ di comprendere con maggiore esattezza la relazione tra le tecniche di memorizzazione e la successiva capacita’ di recuperare il ricordo di un evento-stimolo. Sono conoscenze che hanno ricadute concrete nell’apprendimento, nella didattica e nella riabilitazione cognitiva.
Domande frequenti
Qual e’ la differenza tra memoria a breve e a lungo termine?
La memoria a breve termine (MeBT) trattiene una quantita’ limitata di informazioni per un tempo ridotto e comprende modalita’ come la fonologica, la visuo-spaziale e la visiva. La memoria a lungo termine (MeLT) conserva le informazioni in modo duraturo e si articola in dichiarativa (semantica ed episodica) e non dichiarativa (procedurale, priming, condizionamento, apprendimento non associativo).
Che cosa significa codifica o encoding?
L’encoding e’ il processo con cui un’informazione sensoriale viene elaborata e trasformata in una traccia mnestica. Il modo in cui avviene questa codifica, ad esempio se e’ semantica oppure strutturale, influenza direttamente la probabilita’ che l’informazione venga in seguito recuperata.
Perche’ ricordiamo meglio gli eventi emotivi?
Gli studi di neuro-immagine, come quello di Canli e collaboratori del 2000, hanno mostrato che le scene a forte contenuto emotivo attivano maggiormente l’amigdala gia’ durante l’encoding. Questa attivazione rende la traccia mnestica piu’ robusta, spiegando perche’ i ricordi carichi di emozione tendano a resistere meglio nel tempo rispetto a quelli neutri.
La profondita’ di elaborazione vale per tutti i tipi di memoria?
No. Il cosiddetto effetto Dm, legato alla profondita’ con cui uno stimolo viene elaborato, si manifesta soprattutto nei compiti di memoria esplicita (dichiarativa). La codifica semantica produce tracce piu’ profonde e durature rispetto alla semplice codifica strutturale, tipica di molti processi impliciti.
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