Psicoterapia e Psicoanalisi

Evoluzione degli Stati Emotivi, Ansia di stato e di tratto

L’ansia che provo adesso e la mia tendenza generale ad essere ansioso non sono la stessa cosa. La distinzione tra ansia di stato e ansia di tratto è una delle più utili della psicologia clinica, e ha una conseguenza precisa: una tecnica di rilassamento dovrebbe incidere facilmente sulla prima, molto meno sulla seconda. Questo articolo […]

Psicolab — Evoluzione degli Stati Emotivi, Ansia di stato e di tratto
L’ansia che provo adesso e la mia tendenza generale ad essere ansioso non sono la stessa cosa. La distinzione tra ansia di stato e ansia di tratto è una delle più utili della psicologia clinica, e ha una conseguenza precisa: una tecnica di rilassamento dovrebbe incidere facilmente sulla prima, molto meno sulla seconda.
Questo articolo ha finalità divulgative e descrive una rilevazione pilota condotta su un campione ridotto. Non costituisce prova di efficacia di alcuna tecnica: le tecniche di rilassamento qui citate non sono trattamenti clinici validati e non sostituiscono la valutazione di uno psicologo o psicoterapeuta. In presenza di ansia persistente o invalidante, il riferimento è il medico di base o un professionista abilitato.

La distinzione fondamentale

Prima di guardare la rilevazione, conviene chiarire i due concetti in gioco, perché è su questa distinzione che tutto il ragionamento si regge.

L’ansia di stato è una condizione transitoria: il livello di tensione, apprensione e attivazione fisiologica che una persona sperimenta in un determinato momento. Varia nel corso della giornata e reagisce alle circostanze.

L’ansia di tratto è invece una caratteristica relativamente stabile: la predisposizione individuale a percepire le situazioni come minacciose e a rispondervi con elevazioni dell’ansia di stato.

La conseguenza è importante e va tenuta a mente leggendo qualunque studio su questo tema: uno stato si modifica in tempi brevi, un tratto no. Una singola sessione può ragionevolmente abbassare il primo; incidere sul secondo richiederebbe rilevazioni a distanza e un disegno di ricerca ben diverso.

L’oggetto della rilevazione

Il saggio si propone di verificare se una tecnica di rilassamento sia in grado di abbassare il livello d’ansia sia di stato sia di tratto.

La tecnica esaminata è quella denominata Dinamica Mentale, messa a punto circa trent’anni prima dal dottor Marcello Bonazzola e successivamente portata avanti da un’accademia con sede a Dalmine, in provincia di Bergamo, e sedi secondarie in varie regioni italiane, nell’ambito di un progetto definito di cibernetica sociale.

Va detto con chiarezza, a beneficio del lettore: si tratta di un metodo proprietario non incluso tra i trattamenti psicologici di efficacia riconosciuta. Questo non impedisce di esaminare i dati, ma richiede di leggerli con la cautela dovuta.

Il disegno della prova

La prima prova è stata condotta su un campione di partecipanti al master «Dinamica della mente e del comportamento», tenutosi il 13 settembre 2003 a Vicenza.

Lo strumento

Sono stati somministrati i due questionari STAI: State-Trait Anxiety Inventory: nelle forme Y-1 e Y-2, nell’edizione italiana curata da Organizzazioni Speciali di Firenze (1989) su item Consulting Psychologists Press.

La scelta dello strumento è appropriata al quesito: la forma Y-1 misura l’ansia di stato, la Y-2 l’ansia di tratto. È esattamente la distinzione che la ricerca intendeva verificare.

Il campione

Il gruppo era composto da adulti lavoratori. Il testo riporta un totale di 35 persone, di cui 19 uomini e 15 donne: un dato la cui somma non torna, e che segnaliamo per correttezza.

Il coordinamento è stato affidato a uno psicologo abilitato, istruttore della tecnica e ricercatore presso la stessa accademia.

Come vanno letti dati di questo tipo

Il testo disponibile si interrompe prima dei risultati, ma è possibile (ed è utile) indicare i criteri con cui valutarli.

Tre elementi meritano attenzione in una rilevazione così impostata:

  • L’ampiezza del campione. Poche decine di partecipanti consentono una rilevazione pilota, non una dimostrazione di efficacia.
  • L’assenza di un gruppo di controllo. Senza un gruppo che non riceve la tecnica, una riduzione dell’ansia di stato dopo una sessione può derivare semplicemente dal riposo, dal contesto o dall’aspettativa dei partecipanti.
  • L’indipendenza dei valutatori. Quando chi conduce la rilevazione è anche istruttore del metodo esaminato, si configura una situazione di conflitto d’interessi che la ricerca affronta di norma con procedure in cieco.

Nessuno di questi rilievi implica che la tecnica non produca effetti. Indicano solo che un disegno di questo tipo non è in grado di dimostrarlo.

Il punto più interessante

Resta comunque valida l’intuizione da cui il lavoro parte: separare i due tipi di ansia nella misurazione è la scelta metodologicamente corretta.

Se un intervento riduce solo l’ansia di stato, il suo effetto è reale ma circoscritto al momento. Se pretendesse di modificare l’ansia di tratto, occorrerebbero misurazioni ripetute nel tempo, perché un tratto che si modifica in una giornata, per definizione, non era un tratto.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra ansia di stato e ansia di tratto?

L’ansia di stato è la tensione sperimentata in un momento specifico e varia con le circostanze. L’ansia di tratto è la predisposizione stabile a percepire le situazioni come minacciose e a reagirvi con maggiore ansia.

Cos’è il questionario STAI?

Lo State-Trait Anxiety Inventory, uno strumento diffuso per la misurazione dell’ansia. Si articola in due forme: la Y-1 rileva l’ansia di stato, la Y-2 l’ansia di tratto.

Una tecnica di rilassamento può ridurre l’ansia di tratto?

Ridurre l’ansia di stato è plausibile e osservabile nel breve periodo. Incidere sul tratto richiederebbe rilevazioni ripetute a distanza: una caratteristica che si modifica in una giornata, per definizione, non è un tratto stabile.

Perché serve un gruppo di controllo?

Perché senza un gruppo che non riceve l’intervento non è possibile distinguere l’effetto della tecnica da quello del riposo, del contesto o dell’aspettativa dei partecipanti.

La distinzione tra ansia di stato (la tensione provata in un momento specifico) e ansia di tratto (la predisposizione stabile a percepire minacce) è il cuore della questione, e misurarle separatamente con le due forme del questionario STAI è la scelta metodologicamente corretta. La rilevazione descritta, condotta nel 2003 su poche decine di adulti lavoratori, va però letta come studio pilota: campione ridotto, nessun gruppo di controllo e coincidenza tra chi valuta e chi promuove il metodo esaminato impediscono di trarne conclusioni di efficacia. Resta valido il criterio generale: un intervento può abbassare l’ansia di stato in tempi brevi, ma una caratteristica che cambia in una giornata non era un tratto.
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