Il quadro normativo
La legge italiana di riferimento è la 376 del 2000, «Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping», che ha sostituito la normativa del 1971 citata nel testo originale.
Le differenze sono sostanziali: il doping è definito esplicitamente come somministrazione o assunzione di farmaci o sostanze biologicamente o farmacologicamente attive, e di pratiche non giustificate da condizioni patologiche, idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche per alterare le prestazioni.
E soprattutto sono previste sanzioni penali (non più semplici ammende) con aggravanti per chi opera in posizione di responsabilità, e per chi commercia le sostanze fuori dai canali autorizzati.
Sul piano internazionale, il riferimento è il Codice mondiale antidoping, con la lista delle sostanze e dei metodi vietati aggiornata annualmente.
Come funziona il passaporto
Il principio è un cambiamento di logica.
Il controllo tradizionale cerca la sostanza in un campione: funziona se la sostanza è presente e rilevabile in quel momento, il che ha una finestra temporale limitata e non funziona affatto per le sostanze identiche a quelle prodotte dall’organismo.
Il passaporto biologico misura invece nel tempo alcuni parametri dell’atleta (ematologici e ormonali) costruendo un profilo individuale di riferimento.
Ciò che viene valutato non è un valore assoluto ma uno scostamento dal profilo abituale di quella persona, statisticamente improbabile e non spiegabile con cause fisiologiche.
Ne segue il vantaggio principale: non è necessario sapere quale sostanza sia stata usata, né coglierla in circolo.
I limiti
Vanno detti, perché ne definiscono l’uso corretto.
Alcune condizioni modificano i parametri senza doping: permanenza in altitudine, malattie, disidratazione, gravidanza. Il sistema deve tenerne conto, e ciò richiede la valutazione di esperti indipendenti.
Il passaporto è meno sensibile a microdosi distribuite nel tempo, che alterano poco i parametri.
E non identifica la condotta: fornisce un indizio statistico di manipolazione, che va poi valutato in un procedimento. È stato riconosciuto come prova utilizzabile, ma resta prova indiziaria.
Il suo effetto più importante è probabilmente deterrente: rende necessario mantenere costante il proprio profilo, restringendo i margini di manovra.
Perché ci si dopa
È la parte che interessa più direttamente questa rivista, e i risultati sono meno intuitivi di quanto si creda.
I fattori associati non sono principalmente caratteriali. Contano:
- La percezione che sia diffuso fra i pari. È il predittore più consistente, e opera anche quando la stima è errata: si sovrastima sistematicamente quanto gli altri lo facciano.
- La convinzione di non avere alternative per restare competitivi.
- La pressione o il consenso implicito di figure con autorità: allenatori, medici, dirigenti.
- L’uso di integratori, associato a un rischio maggiore di passaggio successivo, per continuità della logica.
- La neutralizzazione morale: le giustificazioni che rendono il comportamento accettabile a sé stessi, lo fanno tutti, non danneggio nessuno, senza non si può competere.
Cosa funziona nella prevenzione
Ne discende che l’informazione sui rischi per la salute (l’approccio più diffuso) ha effetti limitati: chi si dopa i rischi li conosce.
Gli interventi con riscontro agiscono altrove: correggere la percezione della diffusione con dati reali, rafforzare l’autoefficacia rispetto a mezzi leciti, e (soprattutto) intervenire sul contesto, perché la responsabilità di chi ha potere è di ordine diverso da quella dell’atleta.
È lo stesso principio già osservato per altri comportamenti a rischio: le norme percepite pesano più delle informazioni.
Domande frequenti
Cosa cambia il passaporto biologico?
Non cerca la sostanza ma scostamenti dal profilo biologico abituale dell’atleta. Non serve quindi sapere quale sostanza sia stata usata né rilevarla in circolo.
Quali sono i suoi limiti?
Alcune condizioni fisiologiche alterano i parametri, le microdosi lo eludono più facilmente, e fornisce un indizio statistico che va valutato in un procedimento.
Qual è la legge italiana di riferimento?
La legge 376 del 2000, che definisce esplicitamente il doping e prevede sanzioni penali, con aggravanti per chi opera in posizione di responsabilità.
Cosa favorisce il ricorso al doping?
Soprattutto la percezione che sia diffuso fra i pari, la convinzione di non avere alternative e il consenso di figure con autorità. L’informazione sui rischi ha effetti limitati.